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L'esperto risponde

28 marzo 2019
Categorie: Immobili > Estromissione

Estromissione: c’è l’autofattura con o senza IVA

Autore: Pasquale Pirone
esperto risponde dubbio domanda
Domanda – Una ditta individuale in contabilità semplificata ha, tra i cespiti, un bene immobile strumentale per il quale si vuole beneficiare dell’estromissione agevolata. Si chiede di sapere se sono corrette le seguenti osservazioni: l’operazione va autofatturata ed è rilevante anche ai fini IVA, con conseguente annotazione nel registro delle fatture vendite.

Risposta – Con la manovra di bilancio 2019 il legislatore ha previsto una nuova edizione per l’estromissione di immobili strumentali. In particolare, è ammessa la possibilità di estromettere dalla sfera imprenditoriale gli immobili strumentali (per destinazione o per natura) posseduti alla data del 31 ottobre 2018. Il beneficio risiede nel fatto che il contribuente applica alla plusvalenza (differenza tra valore normale e valore fiscale del bene estromesso) un’imposta sostitutiva dell’IRPEF, addizionali ed IRAP, con aliquota dell’8% da versarsi in due rate (il 60% entro il 30/11/2019 ed il 40% entro il 16/06/2020). Il beneficio non è automatico, ma occorre apposita opzione da mettersi in atto con comportamento concludente da assumersi entro il prossimo 31 maggio 2019 (l’effetto sarà retroattivo dal 1° gennaio di questo stesso anno). L’estromissione è possibile anche in assenza di base imponibile o di base imponibile nulla (Circolare n. 26/E/2016). La scelta si perfeziona solo con l’indicazione in dichiarazione dei redditi dei citati valori normale e fiscale e dell’imposta sostitutiva (per l’estromissione 2019 l’indicazione avverrà nel Modello Redditi PF/2020 al quadro RQ). Sono ammessi i soli imprenditori individuali a prescindere dal regime contabile adottato. L’omesso/insufficiente versamento dell’imposta sostitutiva è, comunque, ravvedibile.

Ai fini IVA, l’operazione realizza un’ipotesi di destinazione a finalità estranee all’esercizio d’impresa, ai sensi dell’art. 2, comma 2, n. 5) del D.P.R. n. 633 del 1972 (a norma del quale è da considerarsi cessione di beni la destinazione di beni all’uso o al consumo personale o familiare dell’imprenditore o ad altre finalità estranee all’impresa con esclusione di quelli per i quali non è stata operata, all’atto dell’acquisto, la detrazione dell’imposta di cui all’art. 19). Ne consegue che, come avviene nel caso dell’autoconsumo, anche in caso di estromissione occorrerà procedere all’emissione di un’autofattura con l’indicazione del valore normale dei beni, dell’aliquota IVA e della relativa imposta ed annotata nel registro delle fatture emesse. Al riguardo, nella menzionata Circolare n. 26/E/2016 è stato precisato che rileva agli effetti dell’imposta sul valore aggiunto l’estromissione di immobili per i quali l’impresa abbia detratto, integralmente o parzialmente, l’IVA addebitatale in via di rivalsa al momento dell’acquisto mentre esula dall’ambito applicativo IVA l’estromissione di beni per i quali era preclusa la detrazione dell’IVA all’atto dell’acquisto.

Nella considerazione, poi, che l’estromissione riguarda beni immobili strumentali, ossia beni ammortizzabili, occorre verificare se si renda necessario operare la rettifica d’IVA disciplinata dall’art. 19- bis 2 del D.P.R. 633/1972. A tal proposito, si ricorda che l’obbligo di operare la rettifica dell’IVA detratta al momento dell’acquisto e le modalità con le quali va operata dipende dal regime con il quale il bene ammortizzabile è stato acquistato e dalla circostanza che l’estromissione avvenga nel corso del relativo periodo di tutela fiscale. Si ricorda che la rettifica va operata con riferimento a tanti decimi quanti sono gli anni mancanti al compimento del periodo di tutela fiscale – Circolare n. 26/E/2016.

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