L'esperto risponde

8 aprile 2019
Categorie: Accertamento e riscossione > Pace Fiscale

Definizione liti pendenti. Gli accertamenti in capo alle S.N.C.

Autore: Andrea Amantea
esperto risponde - dubbio - domanda - quesito - interrogativo
Domanda - Si chiede di sapere se un accertamento destinato ad una SNC può essere oggetto di definizione delle liti pendenti, art.6 D.L. 119/2018, considerando che lo stesso atto impositivo è oggetto di controversia tributaria legata alla contestazione, oltre che di IRAP e IVA, di un maggior reddito imputabile pro quota ai soci.

Risposta - Innanzitutto è da mettere in evidenza che l’art.5 del T.U.I.R dispone, al comma 1, che i redditi delle società semplici, in nome collettivo e in accomandita semplice residenti nel territorio dello Stato, sono imputati a ciascun socio, indipendentemente dalla percezione, proporzionalmente alla sua quota di partecipazione agli utili.

Le società di persone sono soggetti autonomi di dichiarazione (Redditi S.P.) e di accertamento, ma sono prive di soggettività passiva ai fini delle imposte personali, direttamente dovute dai soci, tenuti a presentare la dichiarazione dei redditi, in applicazione del principio di “trasparenza” di cui all’art. 5, comma 1, del TUIR. I soci, sono titolari di un reddito - cosiddetto reddito di partecipazione - che ha la stessa natura ed è mera ripartizione del reddito prodotto dal soggetto partecipato. Pertanto, il reddito attribuito ad esempio ai soci delle società commerciali di persone mantiene la sua natura di reddito d’impresa (Risoluzione Agenzia delle Entrate n. 120/2002).

Ai fini Irap (e Iva), le società di persone e assimilate sono invece autonomi soggetti passivi e, dunque, l’imposta viene “imputata” alla società (articolo 3, comma 1, lettera c) D.Lgs. n. 446/1997).

In merito alla definizione delle liti pendenti, art.6 D.L. 119/2018 e ss.mm.ii, tralasciando in tale sede le modalità di individuazione delle somme da versare ai fini del perfezionamento della pace fiscale, l’Agenzia delle Entrate con la Circolare n° 6/2019 ha affrontato il caso da lei riportato nel quesito.

“Nell’ipotesi in cui l’accertamento impugnato da una società di persone si limiti a rettificare in aumento il reddito imputabile pro quota ai soci, si ritiene che la controversia non sia definibile ai sensi dell’articolo 6, il quale presuppone che la lite definibile esprima un determinato valore sul quale calcolare gli importi dovuti per la definizione. Sebbene l’atto di accertamento impugnato dalla società contenga l’indicazione dell’ammontare del reddito o del maggior reddito da imputare per trasparenza ai soci (e dell’IRAP e/o dell’IVA eventualmente accertate in capo alla società), lo stesso non reca alcuna quantificazione né delle imposte né delle sanzioni dovute dai soci. Di conseguenza, l’eventuale definizione della lite da parte della società è ammessa limitatamente alle sole imposte accertate nell’atto e di competenza della medesima (come, ad esempio, l’IRAP), ma non esplica efficacia nei confronti dei soci con riguardo ai redditi di partecipazione accertati in capo a questi ultimi”.

In pratica, ai fini della definizione dell’atto descritto nel quesito, la definizione della lite non produrrà effetti in capo ai soci in riferimento ai maggior redditi da imputare agli stessi in base al principio di trasparenza.

Infine, è da precisare che le eventuali controversie instaurate dai diversi soci di società di persone in materia di imposte sui redditi da partecipazione, ai soli fini della definizione agevolata, sono da considerarsi come liti autonome.

Tuttavia, qualora alcuni soci definiscano la controversia instaurata con riguardo al proprio reddito di partecipazione, mentre altri scelgano di restare inerti ovvero di proseguire nel proprio giudizio autonomamente incardinato, quest’ultimo non potrà ovviamente intendersi definito e proseguirà autonomamente.
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