L'esperto risponde

12 marzo 2019
Categorie: Regimi speciali > Regime Forfettario

Forfait: il riaddebito dei costi

Autore: Pasquale Pirone
esperto - dubbio - domanda - quesito
Domanda – Si chiede di sapere se, quanto fatturato ai fini dell’addebito di costi ad altri professionisti, rilevi ai fini della soglia di ricavi per l’accesso al regime forfettario, attualmente fissata a 65.000 euro.

Risposta – Con l’intervento del legislatore con la manovra di bilancio 2019 (Legge n. 145/2018), attualmente la soglia di ricavi/compensi annui da non superare per operare nel regime forfettario è fissata a 65.000 euro, senza distinzione di codice ATECO. Si ricorda, inoltre, che sono stati eliminati gli altri due requisiti, ossia quello relativo al costo dei beni strumentali ed al costo del personale. Sono state, altresì, modificate alcune delle cause di esclusione: quella inerente la partecipazione in società e quella relativa al reddito da lavoro dipendente. Resta fermo che il requisito va verificato rispetto all’anno precedente (quindi, ad esempio, non può essere forfettario 2019 chi nel 2018 ha superato la citata soglia di ricavi/compensi) mentre la causa di esclusione va verificata rispetto allo stesso anno (dunque, per essere forfettario 2019 è necessario che nello stesso anno non sussista alcuna delle cause di esclusione previste). Ad ogni modo, si fuoriesce dal regime a decorrere dal periodo d’imposta successivo a quello in cui viene meno il requisito o a quello in cui sopraggiunge la causa di esclusione.

In merito al riaddebito delle spese sostenute, ad esempio, per la condivisione dei locali in cui si svolge l’attività e delle altre spese condivise, occorre richiamare quanto chiarito dall’Agenzia delle Entrate nella Circolare n. 38/E/2010, in cui l’Amministrazione si è espressa nel senso che “Il reddito di lavoro autonomo è determinato dalla differenza tra i compensi percepiti e le spese sostenute. Ai fini reddituali le somme incassate per il riaddebito dei costi ad altri professionisti per l’uso comune degli uffici non costituisce reddito di lavoro autonomo e quindi non rileva quale componente positivo di reddito”.

Anche se il documento di prassi citato non si riferisce al regime forfettario, il tenore letterale della precisazione data dalle Entrate sembra essere chiaro, con la conseguenza che è possibile ritenere che quanto fatturato per il riaddebito di costi non debba essere considerato come componente positivo di reddito (“non costituisce reddito di lavoro autonomo”) e, quindi, non rilevante per la verifica della soglia di ricavi per agire nel regime forfettario.

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FASCIA GUIDA FORFETARIO 2019
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