L'esperto risponde

11 aprile 2019
Categorie: Dichiarazione > Visto di conformità

Visto di conformità infedele sul 730: ravvedimento pre-contestazione

Autore: Andrea Amantea
esperto risponde dubbio domanda
Domanda - Sono a conoscenza che il D.L. 4/2019 in sede di conversione in legge è intervenuto sulla disciplina sanzionatoria prevista in caso di apposizione di un visto di conformità infedele sul modello 730 da parte del CAF/professionista abilitato che ha prestato assistenza fiscale. Detto ciò, si chiede di sapere se permane la possibilità di ricorrere al ravvedimento operoso ai fini del versamento della sanzione, prima che intercorra la contestazione dell’infedeltà del visto.

Risposta - Il D.L. 4/2019 convertito con modificazioni dalla Legge n°26/2019 è intervenuto sulla responsabilità del Caf o del professionista abilitato in caso di apposizione di un visto di conformità infedele sul modello 730 facendo venire meno la responsabilità solidale in capo agli stessi soggetti che non sono più tenuti al pagamento della maggiore imposta contestata e degli interessi.

In particolare, il comma 1, lettera a), dell’art. 7-bis sostituisce la lettera a) dell'articolo 39, comma 1, del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, in materia di dichiarazione dei redditi, disponendo che ai responsabili dei centri di assistenza fiscale (Caf) e ai professionisti che rilasciano un visto infedele relativamente a una dichiarazione dei redditi di possessori di redditi di lavoro dipendente e assimilati presentata con le modalità previste dalla disciplina per l'assistenza fiscale, non si applica la sanzione amministrativa prevista per il rilascio del visto di conformità, ovvero di asseverazione, infedele (da euro 258 ad euro 2.582); essi sono invece tenuti al pagamento di una somma pari al 30 per cento della maggiore imposta riscontrata, sempre che il visto infedele non sia stato indotto dalla condotta dolosa o gravemente colposa del contribuente.
Dunque, con l’intervento del D.L. 4/2019 e ss.mm.ii:
  • CAF e Professionisti abilitati che hanno prestato assistenza fiscale, sono tenuti al pagamento solo di una somma, a titolo di sanzione, pari al 30% della maggiore imposta riscontrata, sempre che, come già disposto in precedenza, il visto infedele non sia stato indotto dalla condotta dolosa o gravemente colposa del contribuente,
  • il contribuente è invece chiamato a versare le imposte e gli interessi legati ai maggiori imponibili reddituali in evidenza in esito di verifica del visto di conformità infedele legato ai controlli formali sul modello 730.

Le disposizioni richiamate si applicano anche nel caso di dichiarazione 730, presentata tramite Caf o professionista abilitato con le modalità ordinarie (non ricorrendo alla precompilata).

Resta fermo che nel caso di presentazione della dichiarazione precompilata tramite CAF o professionista, anche con modifiche: il controllo formale è effettuato nei confronti di tali ultimi soggetti anche con riferimento ai dati relativi agli oneri forniti da soggetti terzi indicati nella dichiarazione precompilata (si pensi alle spese sanitarie)e il controllo della sussistenza delle condizioni soggettive che danno diritto alle detrazioni, alle deduzioni e alle agevolazioni permane in capo al contribuente.

Fatta tale doverosa premessa e venendo ora al suo quesito, se prima della contestazione dell’infedeltà del visto perfezionata tramite la comunicazione di cui all’articolo 26, comma 3 -ter , del D.M. 164/1999, il CAF o il professionista trasmette una dichiarazione rettificativa del contribuente, ovvero, se il contribuente non intende presentare la nuova dichiarazione, una comunicazione dei dati relativi alla rettifica, la sanzione del 30%, già sopra citata, può essere ridotta ricorrendo al ravvedimento operoso.

La risposta al suo quesito è dunque affermativa, il D.L. 4/2019 non ha apportato modifiche circa il ricorso al ravvedimento.
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