Crypto Valute e Blockchain

8 giugno 2019

Riciclaggio e criptovalute: l’informativa dell’UIF

Autore: Giovambattista Palumbo
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L’Unità di informazione finanziaria per l’Italia ha pubblicato il 28 maggio 2019, le istruzioni per la compilazione delle operazioni sospette in caso di utilizzo anomalo di valute virtuali.

L’Istituzione ricorda che per effetto della riforma realizzata con il decreto legislativo 25 maggio 2017, n. 90, i prestatori di servizi relativi all’utilizzo di valuta virtuale sono inclusi tra i destinatari degli obblighi antiriciclaggio “limitatamente allo svolgimento dell’attività di conversione di valute virtuali da ovvero in valute aventi corso forzoso”.

Il novero dei predetti destinatari diverrà più ampio col prossimo recepimento nell’ordinamento nazionale della direttiva (UE) 2018/843 (cd. quinta direttiva), che individua tra i soggetti obbligati anche i prestatori di servizi di portafoglio digitale, ovvero di servizi di “salvaguardia di chiavi crittografiche private per conto dei propri clienti, al fine di detenere, memorizzare e trasferire valute virtuali”.

La UIF, l’Unità di informazione finanziaria, ha (a dire il vero non per la prima volta, dato che già con Comunicazione del 30 gennaio 2015 aveva richiamato l’attenzione dei destinatari degli obblighi antiriciclaggio, in particolare degli intermediari finanziari e degli operatori di gioco, sulla necessità di monitorare le operatività connesse con valute virtuali e individuarne gli eventuali elementi di sospetto, a fini di prevenzione del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo) sottolineato la potenziale pericolosità delle criptovalute sul fronte del riciclaggio, potendo costituire la nuova autostrada utilizzata dalla criminalità organizzata per il reinserimento dei proventi illeciti nell'economia regolamentata.

Le fattispecie oggetto di segnalazioni di operazioni sospette riferite all'utilizzo di criptovalute (898 tra il 2013 e il 2018, la maggioranza delle quali pervenute proprio nell’ultimo anno) sono peraltro le più svariate: estorsioni on line, truffe e schemi finanziari piramidali, utilizzo di fondi pubblici, probabili collegamenti con la criminalità organizzata o connessioni con paradisi fiscali, bonifici all'estero e ricariche di carte prepagate.

L’UIF ricorda comunque che occorre prestare attenzione ai casi in cui l’utilizzo di Virtual asset in operazioni speculative, immobiliari o societarie appaia finalizzato ad accrescerne l’opacità e, in generale, ai casi in cui l’operatività appaia illogica o incoerente rispetto al profilo del cliente o alla natura e allo scopo del rapporto, evidenziando i profili a rischio, tratti dall’esperienza dell’analisi delle segnalazioni di operazioni sospette ricevute dall’Unità, tra cui anche le ipotesi di costituzione anomala della provvista impiegata in acquisti di Virtual asset e, in particolare, le figure di collettori che operano una raccolta di fondi da una pluralità di soggetti, mediante:
  • ricariche, anche frazionate, di carte prepagate eseguite in contanti od online, anche da diverse zone del territorio nazionale;
  • accrediti di bonifici, anche esteri;
  • ripetuti versamenti di contanti, singolarmente di importo non significativo, ma complessivamente di ammontare rilevante.

Per il corretto apprezzamento delle situazioni, evidenzia l’Unità, è necessario inoltre valutare attentamente le caratteristiche dei soggetti, anche specializzati, a vario titolo coinvolti nell’operatività in Virtual asset, nonché la presenza di:
  • collegamenti, diretti o indiretti, con soggetti sottoposti a procedimenti penali o a misure di prevenzione, ovvero con persone politicamente esposte o con soggetti censiti nelle liste pubbliche delle persone o degli enti coinvolti nel finanziamento del terrorismo;
  • soggetti con residenza, cittadinanza o sede in Paesi terzi ad alto rischio, ovvero in una zona o in un territorio notoriamente considerati a rischio, in ragione anche dell’elevato grado di infiltrazione criminale;
  • soggetti operanti in aree di conflitto, o in Paesi che notoriamente finanziano o sostengono attività terroristiche, o nei quali operano organizzazioni terroristiche, ovvero in zone limitrofe o di transito rispetto alle predette aree;
  • strutture proprietarie artificiosamente complesse od opache volte a rendere difficoltosa l’individuazione del titolare effettivo;
  • soci e/o esponenti apparentemente privi delle competenze tecniche che tipicamente il settore richiede.

Tali richiami hanno comunque solo valore esemplificativo, dato che l’impossibilità di ricondurre operazioni o comportamenti a uno o più di essi non è sufficiente a escludere l’obbligo di segnalazione alla UIF, ai sensi dell’articolo 35 del D.lgs. 231/2007.
D’altra parte, la mera ricorrenza di operazioni o comportamenti descritti non è motivo di per sé sufficiente per la qualificazione dell’operazione come sospetta, rendendosi comunque necessario svolgere un’analisi in concreto e una valutazione complessiva dell’operatività con l’utilizzo di tutte le informazioni disponibili.
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