Cultura e Tempo Libero

16 marzo 2019

Buon compleanno, internet!

Autore: Ester Annetta
web - online
A differenza di Steve Jobs, lui non ha iniziato in un garage, ma in un luogo “sacro” prestigioso, il CERN di Ginevra, i laboratori europei di fisica nucleare; eppure, a differenza di Steve Jobs, non è mai diventato ricco, pur avendo inventato qualcosa che ha mutato per sempre la vita e le abitudini della popolazione terrestre.

E, a differenza di quello di Steve Jobs, il suo nome non lo ricorda nessuno (o quasi) altrettanto facilmente, tendendosi, piuttosto, molto spesso - nell’immaginario collettivo - a considerare unica la paternità di virtuosi strumenti elettronici e dell’universo virtuale in cui essi agiscono.
Lui si chiama Tim Berners-Lee, ed era un giovane ricercatore inglese del CERN che, trent’anni fa, ideò e sviluppò un sistema per gestire grandi volumi di informazioni: quello che di lì a pochi anni, sarebbe stato destinato a diventare il Web, il padre di internet.

Tim aveva solo 25 anni quando arrivò al CERN, nel 1980, come stagista. Veniva da una famiglia di informatici e pare che la sua passione per l’elettronica fosse nata quando, da bambino, aveva creato un sistema per comandare il suo trenino elettrico. Da giovane universitario si era poi cimentato nella costruzione di un computer “casalingo”, utilizzando un vecchio televisore comprato da un rigattiere.

Più tardi, da stagista del CERN, la sua prima osservazione era stata che, per i circa 17.000 scienziati che ci lavoravano, il maggior problema era rappresentato dalla difficoltà di scambiarsi informazioni da un computer all’altro per poter meglio gestire la grande mole di informazioni legata agli esperimenti scientifici condotti. Si cimentò, allora, in un primo progetto (che chiamò Enquire), per condividere i file, che, tuttavia non ebbe alcun seguito dopo che il suo periodo di tirocinio fu terminato.

Tuttavia, quando qualche anno dopo Tim fu richiamato al CERN con un contratto di ricerca, quel progetto a lungo rimasto sopito benché mai abbandonato, tornò a farsi strada nei suoi ambiziosi pensieri. Così, lavorandoci all’insaputa di tutti, scrisse un documento per un sistema di condivisione delle informazioni basato sul concetto di iper testo. Non si chiamava ancora World Wide Web, ma, più modestamente, “MESH”.
Quel documento fu presentato esattamente il 12 marzo 1989.

In quel primo momento, le potenzialità del progetto non erano forse ben chiare neppure al suo stesso creatore, ma non ci volle molto a scoprirlo.

Già nel 1990, insieme ai suoi collaboratori, Tim pubblicò la prima pagina web, all’indirizzo http://info.cern.ch/hypertext/WWW/TheProject.html (che riportava ed esemplificava il suo progetto e conteneva anche alcuni collegamenti ipertestuali – i Link - per raggiungere altre pagine. La pagina è tuttora esistente). Il primo server del web venne installato sul suo fedele compagno, un (oggi preziosissimo) pc NeXT, il marchio “di transizione” coniato da Jobs dopo aver lasciato Apple.

L’anno successivo, furono resi disponibili a tutti i ricercatori del CERN i software necessari per usare il sistema del World Wide Web (il nome era intanto cambiato) e così, ad agosto di quello stesso anno, Tim ne annunciò pubblicamente l’invenzione. A dicembre, nel centro di ricerca SLAC dell’università di Stanford, negli Stati Uniti, fu attivato il primo server del web e, quando a lavorare al progetto furono chiamate anche persone che non facevano parte del CERN, l’idea che quella nuova realtà sarebbe divenuta una prerogativa generale, accessibile a chiunque, prese finalmente corpo, tanto che fu lo stesso CERN, nell’aprile 1993, a dichiarare che la tecnologia WWW sarebbe diventata fruibile liberamente da tutti, senza che ad esso fosse dovuto alcun corrispettivo o tassa.

La dichiarazione d’intenti del CERN mutuava, di fatto, il sogno dello stesso Tim (che, difatti, nel 2009 ha fondato la World Wide Web Foundation, l’associazione che persegue lo scopo di rendere internet aperto e accessibile ovunque nel mondo), che, perciò, nel trentesimo anniversario della sua invenzione, ha voluto richiamare l’attenzione sulla necessità che si ponga un freno all’uso distorto di un mezzo che è nato e si è sviluppato con l’intento di creare opportunità, di migliorare la vita quotidiana, di dare voce a chiunque.

In una lettera scritta per la ricorrenza, Tim lamenta, infatti, come – al pari delle opportunità positive accessibili attraverso il Web – si siano sviluppate anche quelle negative, consentendo che esso diventasse strumento dei biechi interessi di truffatori, di persone che diffondono odio e mezzo per commettere crimini ed abusi.

Del resto, la recente storia di vicende quali quelle legate alle rivelazioni di Edward Snowden sulla sorveglianza di massa applicata dalla National Security Agency (Nsa) e lo scandalo di Cambridge Analytica sono la dimostrazione evidente della fondatezza di quelle affermazioni.
Ma, senza dover necessariamente ricorrere ad esempi tanto eclatanti, è visibile già nella nostra quotidianità come l’uso distorto/abuso del web abbia manomesso le nostre esistenze, ancorandole al plauso da riscuotere ad ogni costo, tanto da indurci a rimodulare il nostro modo di vivere ed addirittura di pensare al solo fine di compiacere un pubblico sempre più virtuale.

Da qui, dunque, l’esortazione di Tim ad impegnarsi affinché sia ancora possibile cambiare le cose, perché si possa costruire un Web migliore: “se adesso rinunciamo ad avere un Web migliore, allora non sarà il Web ad averci deluso, saremo noi ad aver deluso il Web.” “La lotta per il Web è una delle cause più importanti del nostro tempo. Oggi metà del mondo è online. È più urgente che mai garantire che l’altra metà non sia abbandonata offline e che ciascuno porti il suo contributo a un Web che sia veicolo di eguaglianza, opportunità e creatività”. “Il Web è per tutti e assieme abbiamo il potere di cambiarlo. Non sarà semplice. Ma sognando un po’ e lavorando sodo possiamo ottenere il web che vogliamo”.

“Siate sognatori e lavorate sodo”, dunque: le parole di Tim Berners-Lee sono diverse, eppure tuonano con la stessa forza e la stessa potenza di quel “Siate affamati, siate folli” che, a suo tempo, pronunciò Steve Jobs: in questo, almeno, non sono diversi.
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