Cultura e Tempo Libero

16 marzo 2019

Il coraggio e la volontà

Autore: Ester Annetta
impossibile - possibile - coraggio
lele e manuel
Le mani destre che si stringono, avvolgendosi l’una all’altra, incrociandosi all’altezza dei polsi, in quel gesto che – con un che di cavalleresco, quasi - indica solidarietà e forza.

Sorridono.

L’uno, in maniera più marcata, quasi goffa, un po’ mimetizzato dalla folta barba scura. Sulla gamba tiene poggiata l’altra mano in una posa non proprio naturale, forse il residuo di quel black out che per un paio di mesi l’ha disabituato ad ogni gestualità, interrompendo tutti i suoi sensi, imprigionandolo in un sonno inatteso e involontario.

L’altro, in maniera lieve, discreta, quasi a voler sembrare più adulto dei suoi vent’anni e come se non volesse far distogliere l’attenzione dall’indice dell’altra sua mano che indica quelle che si stringono, a sottolinearne il grande simbolismo ed il valore.

Sono ritratti così, Emanuele Spedicato (Lele) e Manuel Bortuzzo, nella foto postata da papà Franco Bortuzzo, che è diventata il simbolo della volontà di non arrendersi e di lottare con tutte le forze.

Lele, 37 anni, bassista dei Negramaro, è da poco tornato da un lungo “viaggio” in un altrove buio e silenzioso dove, a settembre scorso, un’emorragia cerebrale l’aveva improvvisamente confinato.
Ad attenderlo ha trovato Ianko, il figlio appena nato, e sua moglie: due tra le ragioni per cui il suo corpo – prima - ed il suo spirito – ora - è valsa la pena che si battessero.
E, ancora, la sua musica: quella che ha sempre fatto da colonna sonora alla sua vita e – in una misura diversa – a quella dei tantissimi fans del suo gruppo.

Per loro, ha voluto tornare sul palco durante il nuovo tour “Amore che torni”, appena iniziato.

Lo scorso 5 marzo, al Palalottomatica di Roma, più che le centinaia di palloncini gialli, gli effetti luminosi, il palco semovente, le note dolcissime degli assolo di piano, ciò che davvero ha fatto vibrare i cuori è stato il suo ingresso in scena, a metà concerto, quando, con la sua andatura ancora un po’ malferma, ha imbracciato il suo strumento per accompagnare la voce di Giuliano, il suo amico di sempre. Un solo pezzo, intenso e commovente, ma nulla a confronto di quel lungo e meraviglioso abbraccio con cui si è stretto al fratello Giacomo, che suona ora al suo posto, in attesa “…che torni”.

Manuel, spalle larghe da nuotatore su un corpo esile da “adolescentequasiuomo”: di vita non ne ha ancora vissuta abbastanza, ma in gran parte l’ha dedicata all’impegno ed alla fatica in vista di un sogno: arrivare alle Olimpiadi.
Un sogno che si è infranto la notte del 3 febbraio scorso, quando, all’uscita di un pub a piazza Eschilo, a Roma, un proiettile gli ha trapassato il fianco.
Da quell’improvviso, assurdo ed imponderabile istante, la sua vita è cambiata.
Manuel non potrà più camminare, per via della lesione al midollo provocatagli da quel colpo.
I suoi attentatori, rei confessi, hanno dichiarato candidamente di “aver sparato per errore”, per un tragico scambio di persona, come se, per il resto, fosse invece assolutamente normale che andassero in giro con una pistola alla ricerca di un diverso bersaglio…!
Ma Manuel non si è arreso. Continua tenacemente la sua terapia nel centro di riabilitazione della Fondazione Santa Lucia, a Roma. E, ad appena un mese di distanza dal suo incidente, è voluto tornare in piscina, al Centro Federale della Fin di Ostia – dove si allenano i campioni! - perché l’acqua resta comunque il suo habitat naturale, anche se le sue gambe non ne vogliono più sapere di muoversi, spingere, battere.

Lele e Manuel, il musicista e il nuotatore, accomunati da destini simili nella loro tragicità ma anche dalla loro volontà di rivincita.
Le loro sono due storie di coraggio e di volontà, di quelle che dimostrano quanto sia cara e preziosa la vita, anche quando il tratto di matita con cui si disegnano i progetti futuri vengono cancellati di colpo e le ambizioni mutilate.
Gli “inciampi” diventano occasioni per trovare nuove energie, per battersi, ma soprattutto per ritrovarsi e ritrovare altri valori ed altre bellezze per cui valga la pena di resistere, tra tutte, la solidarietà.

Lele ha voluto incontrare Manuel, a sorpresa, qualche giorno fa, andando a fargli visita alla Santa Lucia.
Di certo avranno parlato a lungo, si saranno confrontati, avranno riso o anche no.
Chissà! Ma che importa saperlo?
Quella sola foto racconta molto di più: narra di due invitti lottatori che sorridono alla vita, aggrappandovisi, con quella stessa forza con cui stringono le loro mani.
È abbastanza. È tutto.
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