Cultura e Tempo Libero

9 marzo 2019

Il nome della Rosa

Autore: Andrea Ponzano
Rosa
La sola prova dell'esistenza del diavolo è il nostro desiderio di vederlo all'opera. Il francescano Guglielmo da Baskerville conosce l'anima umana, non c'è dubbio. Ne sonda le contraddizioni e ne osserva le ombre tra le sapienti pagine de Il nome della Rosa, il capolavoro di Umberto Eco.

Guglielmo è un ex inquisitore alla ricerca della propria anima. Siamo in un monastero benedettino nell'Italia del nord che viene scosso da misteriosi assassinii. Il monaco affronta la crisi di valori e di fede della gigantesca abbazia e nei panni di uno Sherlock Holmes medievale mastica debolezze umane e fragilità, perché per primo lui stesso ne è vittima e per questo sa dove colpire e soprattutto sa come incassare.

Guglielmo ha il compito di svelare il mistero di morti seriali che sembrano volute da una mano divina, non umana. E più leggiamo le pagine del romanzo di Eco più capiamo che il monaco è come noi, è uno di noi. Preda del disorientamento, si sente solo, perduto, non capito, sottovalutato. Soltanto l'uso della ragione può illuminare la sua via, segnare la sua strada per affrontare le prove più difficili. Tutto questo può essere rafforzato dalla fede in qualcuno o in qualcosa. In Dio? Dargli un nome non conta. La religione può aiutarci nei momenti bui, può darci la forza di credere senza prove, soltanto affidandoci alla fede. Non c'è forse cosa più difficile che avere fede e Adso de Melk, il protagonista del romanzo, un novizio monaco benedettino che narra in prima persona i fatti, ne sa qualcosa.

La tentazione lo seduce, il proibito lo inebria e la sua ingenuità lo condanna e lo salva allo stesso tempo. Ci troviamo immersi in un universo complesso, caotico, spesso indecifrabile. È difficile orientarsi, i limiti umani a volte ci paralizzano, rivedere la luce è una strada lastricata di sofferenza. Perché l'uomo alla fine è questo: un'eterna lotta contro i propri limiti. Shopenhauer aveva una visione aberrante dell'essere umano. Il filosofo tedesco sosteneva che l'uomo vive soltanto per perseguire un obiettivo e che, una volta raggiunto, ha subito bisogno di prefiggersene un altro, altrimenti è destinato a spegnersi. Ma l'uomo non è solo questo, per fortuna. Ha bisogno di guide e le cerca ovunque: nei genitori, nei padri putativi, negli amici, nei libri e anche nella religione.

I dubbi macerano la vita di Guglielmo da Baskerville. Capita anche agli uomini più saggi. Non hanno pensieri forti, ma deboli. L'importante è non cedere al buio. Ascoltate il daimon - diceva Socrate - la voce interiore che guida l'uomo alla felicità, la eudaimonia. Dal Buthan, un piccolo Paese ai piedi dell'Himalaya, arriva una lezione di ispirazione che possiamo e dobbiamo seguire. Il Paese asiatico chiuso tra India e Cina occupa il 160esimo posto nella classifica mondiale del PIL, il prodotto interno lordo, ovvero l'indice che misura la ricchezza economica dei Paesi. Eppure i suoi abitanti sono felici, vivono nella beatitudine e nella costante ricerca di gioia, tanto che il loro reale benessere viene calcolato sul FIL, un indicatore un po' diverso, ovvero la felicità interna lorda.

E in un mondo in cui le persone sembrano brancolare nel buio della spiritualità perduta in cerca dell'attimo di benessere, il Buthan diventa per l'occidente un esempio: nessuno muore di fame, non esistono mendicanti o senzatetto, la criminalità è un miraggio. Il 90% della popolazione ha accesso gratuitamente alla sanità e all'istruzione pubblica.

Bisogna guardare lontano per ritrovare la spiritualità. Senza prendersi troppo sul serio e andare avanti affidandosi alla consapevolezza, un po' cinica e un po' realista che ogni successo alla fine sia soltanto un malinteso. L'ironia ci salverà. Insieme alla cultura. Leggere resta una delle poche isole felici di solitudine e ricchezza spirituale. Nel romanzo di Eco c'è una biblioteca, luogo di ombre e intrighi, che domina il monastero.

La biblioteca rappresenta il buio, l'ostinatezza degli uomini a nascondersi dietro ad alte mura per evitare di intraprendere il percorso verso la conoscenza, che può scardinare le verità autoimposte dalla limitatezza di ciò che è umano. Metafora eterna del lungo viaggio verso la consapevolezza di cosa significhi 'sapere', la biblioteca è un labirinto quasi inespugnabile. I libri sono magici: possono far vivere per sempre. “Chi non legge - diceva Eco - a 70 anni avrà vissuto una sola vita: la propria. Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c’era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l’infinito”. A Marzo il nome della Rosa è approdato in tv con una serie di 8 episodi. Fabrizio Bentivoglio e John Turturro ci faranno rivivere quei 7 giorni di misteriosi delitti che cambiarono per sempre la vita di tanti di noi.
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