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Cultura e Tempo Libero

21 settembre 2019

L’alienazione parentale

Autore: Ester Annetta
famiglia
Sebbene il Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM-5 - Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, quinta edizione) – il testo diagnostico relativo ai disturbi mentali o psicopatologici più utilizzato da psichiatri, psicologi e medici di tutto il mondo – non utilizzi espressamente la locuzione “alienazione parentale” e non la consideri, perciò, come disturbo mentale, descrive tuttavia una condizione denominata “problema relazionale genitore-figlio” (spiegando che problemi cognitivi nel rapporto relazionale genitore-figlio “possono includere attribuzioni negative delle intenzioni dell’altro, ostilità o biasimo dell’altro e sentimenti ingiustificati di estraneamento”) ed un’altra definita “abuso psicologico infantile” (che ricondotto alla definizione di “atti non accidentali verbali o simbolici di un genitore o caregiver che causano, o hanno la ragionevole probabilità di causare, un significativo danno psicologico al bambino“), in tal modo attirando comunque l'attenzione su temi che sono quotidianamente oggetto di studio nella pratica clinica.

Questa premessa si rende necessaria per comprendere la rilevanza che, in tempi recenti, la giurisprudenza riconosce sempre più alla cosiddetta “sindrome da alienazione parentale” (PAS - Parental Alienation Syndrome), ossia l’insieme delle conseguenze negative legate alla condotta del genitore che tenta di allontanare il figlio dall'altra figura genitoriale.

Sulla scorta delle definizioni date da alcuni dei massimi esperti in materia (Guglielmo Gulotta, che ha definito la PAS come "una sorta di lavaggio del cervello che viene fatto al bambino, normalmente dal genitore che lo ha in custodia, ai danni dell'altro, con un'attività di propaganda che è fatta in maniera tale per cui l'altro viene screditato"; Maria Rita Parsi, che ha rilevato come "le minacce reciproche, le offese e le tensioni continue possono creare bambini infelici, insicuri, con problemi comportamentali, così come il mobbing verso un genitore può indurre una sindrome gravissima, la sindrome di alienazione genitoriale, indotta attraverso una pesante denigrazione di uno dei genitori nei confronti dell'altro, che porta il bambino ad allontanarsi dal genitore mobbizzato") si sono mosse le decisioni dei Tribunali e della Cassazione, purtuttavia senza riuscire ancora a tracciare un indirizzo univoco.

La Cassazione già in una prima sentenza (n. 7041/2013) e di nuovo più di recente (n. 6919/2016) ha in ogni caso posto l’accento sulla necessità che, quando si rischia di compromettere il corretto sviluppo di un minore a causa della manipolazione messa in atto da un genitore per allontanare l'altro dalla vita del figlio, il giudice debba accertare "la veridicità in fatto dei suddetti comportamenti, utilizzando i comuni mezzi di prova, tipici e specifici della materia, incluse le presunzioni, ed a motivare adeguatamente […], tenuto conto che tra i requisiti di idoneità genitoriale rileva anche la capacità di preservare la continuità delle relazioni parentali con l'altro genitore, a tutela del diritto del figlio alla bigenitorialità e alla crescita equilibrata e serena”.

Anche a livello normativo, lo scorso anno un intervento è stato tentato con la proposta di legge n. 4377 per la "Modifica all'articolo 337-ter del codice civile, in materia di provvedimenti del giudice in caso di inosservanza delle condizioni di affidamento dei figli da parte del genitore affidatario", che, sul tema della PAS, pur nella consapevolezza dei dubbi relativi alla sua fondatezza scientifica, ha evidenziato come sia viceversa indubbio che "Le relazioni – personali - tra genitore/caregiver (ovvero portatore di attenzioni e di affetto) e bambino hanno un impatto significativo sulla futura - buona salute - degli individui ai quali sia lasciato il tempo di essere positivamente coinvolti in queste relazioni”. Da qui, la proposta di ampliare i poteri del giudice, consentendogli che - su richiesta dell'altro genitore – possa disporre la modifica della residenza della prole "sostituendo il genitore che impedisce, ritarda o rende colpevolmente più difficoltoso il rapporto tra il figlio e l'altro genitore, quello che -momentaneamente subisce questo ostracismo”.

La questione della PAS è di recente nuovamente tornata alla ribalta a seguito di una sentenza di merito del Tribunale di Brescia (n. 815/2019) che, andando oltre qualunque classificazione medica o diagnostica, ha “autonomamente” delineato gli otto punti che la contraddistinguono, per poterla identificare.
Confermato dagli esperti (consultati dalle parti e dallo stesso Tribunale) il rischio che i figli di genitori in conflitto possano sviluppare disturbi d'identità di genere o un disturbo di personalità paranoide o antisociale, il giudice ha fatto proprie le risultanze della CTU, che ha intanto definito la PAS come “una controversa dinamica psicologica disfunzionale che si attiverebbe sui figli minori coinvolti in contesti di separazione e divorzi” e ne ha poi individuato le otto caratteristiche compresenti:
  1. la presenza di una campagna di denigrazione, nella quale il bambino mima e scimmiotta i messaggi di disprezzo del genitore alienante;
  2. la razionalizzazione debole dell'astio, per cui il bambino spiega le ragioni del suo disagio nel rapporto con il genitore alienato con motivazioni illogiche, insensate o superficiali;
  3. la mancanza di ambivalenza. Il genitore rifiutato è descritto dal bambino “tutto negativo”, mentre l'altro genitore è “tutto positivo”;
  4. il fenomeno del pensatore indipendente: il bambino afferma che ha elaborato da solo la campagna di denigrazione del genitore;
  5. l’appoggio automatico al genitore alienante, quale presa di posizione del bambino sempre e solo a favore del genitore alienante;
  6. l’assenza di senso di colpa;
  7. la sussistenza di “scenari presi a prestito”, ossia affermazioni che non possono ragionevolmente venire da lui direttamente;
  8. l’estensione delle ostilità alla famiglia allargata del genitore rifiutato

La sentenza testé citata fornisce indubbiamente valide indicazioni, che si tratterà ora di verificare quanto troveranno sponda in altre decisioni e possano risultare utili a delineare un indirizzo giurisprudenziale univoco o a riconoscerle specifica connotazione medica.

Ad ogni buon conto, serva comunque tenere a mente che, PAS o no, le condotte del genitore che tenta di allontanare o addirittura eliminare dalla vita del figlio la figura dell'altro genitore assumono in ogni caso rilevanza sul piano giuridico alla luce di diverse altre norme:
  • chi ostacola il diritto di visita dell'altro genitore non ottemperando alle disposizioni del giudice commette il reato di cui all'art. 388 c.p. (Mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del giudice);
  • chi "serbando una condotta contraria all'ordine o alla morale delle famiglie, si sottrae agli obblighi di assistenza inerenti alla responsabilità genitoriale o alla qualità di coniuge" è punibile ai sensi dell'art. 570 c.p. (Violazione degli obblighi di assistenza familiare);
  • chi maltratta una persona della famiglia incorre nel reato di cui all'art. 572 c.p. (Maltrattamenti contro familiari o conviventi);
  • chi sottrae un minore a chi ne ha la responsabilità genitoriale è penalmente perseguibile per sottrazione di incapace, ai sensi dell'art. 574 c.p.;
  • il genitore che viola le regole in materia di responsabilità genitoriale o le regole di affidamento può essere sanzionato dal punto di vista amministrativo ai sensi dell'art. 709 ter c.p.c., che prevede il pagamento di sanzioni e il risarcimento danni in favore del figlio e dell'altro genitore.
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