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Cultura e Tempo Libero

31 agosto 2019

Multe salate per sabbia o conchiglie ricordo

Autore: Ester Annetta
ombrellone estate mare vacanza
Solo foto e selfie, ma niente sabbia e conchiglie come souvenir dell’estate appena terminata!
E’ questa la regola – forse non troppo conosciuta - vigente su tutte le coste del mare italiano ed alla quale ogni turista conviene che faccia attenzione in tempo di vacanze.

A differenza di quanto si potrebbe credere, infatti, non si tratta semplicemente dello sporadico divieto imposto singolarmente da alcune strutture marittime sui litorali nostrani, ma di un esplicito precetto che trova fondamento in una precisa norma di legge.

L’art. 1162 del Codice della Navigazione, difatti, rubricato “Estrazione abusiva di arena o altri materiali”, prevede espressamente che “Chiunque estrae arena, alghe, ghiaia o altri materiali nell’ambito del demanio marittimo o del mare territoriale ovvero delle zone portuali della navigazione interna, senza la concessione prescritta nell’articolo 51, è punito con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 1.549,00 a euro 9.296,00”.

Per “demanio marittimo”, secondo l’art. 28 dello stesso Codice della Navigazione, si intendono “lidi, spiagge, porti, rade, lagune, foci di fiumi che sboccano in mare e bacini di acqua salmastra” - che sono, quindi, di proprietà dello Stato - e la ratio sottesa alla previsione di legge risiede, certamente, nella tutela naturalistica delle spiagge, poiché l'abusiva esportazione dei materiali del demanio marittimo devasta i litorali provocando un enorme danno all'ecosistema.

Il divieto di legge è, di fatto, poco conosciuto, sebbene perlopiù venga - ad ogni nuova stagione balneare - sostenuto e ribadito dalle ordinanze delle Capitanerie di Porto.
Ma, ciononostante, incauti o temerari turisti continuano a fare incetta di ciottoli dalle venature particolari, conchiglie e, persino, manciate di sabbia imbottigliate o inscatolate da tenere esposte come souvenir della vacanza al ritorno a casa.

E’ pur vero, però, che laddove può risultare abbastanza facile farla franca ai controlli (in verità non troppo frequenti) delle ronde sulle spiagge ed al rischio di essere “colti il flagranza di reato”, è, viceversa, molto probabile soccombere ai controlli di sicurezza, in specie in porti ed aeroporti, che risultano essere stati ampiamente intensificati, soprattutto sulle rotte provenienti dalla Sardegna.

E poiché nel nostro sistema penale vale la presunzione di conoscenza della legge, per cui la sua ignoranza non discolpa (“ignorantia legis non excusat”, ove non si tratti di ignoranza inevitabile, dovuta, cioè, ad impossibilità di conoscere la legge), ecco che a nulla varrà un’eventuale scusa di non conoscenza del divieto, e la multa sarà, di conseguenza, inevitabile.

L’impellenza di porre un freno alla vera e propria razzia che ogni anno viene perpetrata ai danni delle spiagge sarde ha persino spinto il Presidente del Consiglio Regionale, Michele Pais, a scendere in campo, questa estate – con una lettera al Presidente della Commissione Consiliare Ambiente -, per chiedere “più controlli, divieti e sanzioni per tutelare l’enorme patrimonio naturalistico della Sardegna” .

Dopo i recenti fatti di cronaca relativi al furto di sabbia e conchiglie, indebitamente prelevati dai litorali isolani, è urgente che siano predisposte azioni più adeguate per porre fine ad atti come questi che mettono a rischio non solo il nostro ambiente ma la nostra cultura.” – si legge nella missiva di Pais – “Il patrimonio naturalistico rappresenta un vero e proprio valore da mantenere intatto e da proteggere. Per noi sardi, in particolare, esso assume anche un connotato identitario di grande rilievo in quanto, con le sue pregevoli peculiarità, contribuisce ad arricchire la singolarità della nostra Isola, della sua cultura e della sua storia”.

Il Presidente ha pure chiesto di avviare una imponente campagna informativa rivolta ai turisti e ai residenti nonché alle scuole, in modo che anche le nuove generazioni vengano fin da subito educate al senso di responsabilità nei confronti del territorio che le ospita; ha chiesto altresì che venga valutata l’opportunità di adoperarsi per predisporre una disciplina regionale maggiormente incisiva per tutelare il territorio.

Giova ricordare che anche la Corte di Cassazione è intervenuta sull’argomento con una recente sentenza (n. 11158/2019) con la quale ha confermato la condanna di furto aggravato nei confronti di alcuni soggetti che avevano sottratto un’ingente quantità di sabbia marina a bordo di un autocarro.

La Corte ha ritenuto che: “la sottrazione o asportazione della sabbia o della ghiaia dal lido del mare o dal letto dei fiumi determina la configurabilità concorrente ai sensi dell'art. 625 n. 7 c.p. sia della circostanza aggravante dell'esposizione della cosa alla pubblica fede, sia di quella della destinazione della cosa a pubblica utilità, giacché il prelievo del materiale lede, attraverso il danno idrogeologico all'arenile, la pubblica utilità dei fiumi o la fruibilità dei lidi marini.”

La pronuncia ha ribadito quanto già in precedenza affermato dalla stessa Corte nella sua precedente sentenza n. 16894 del 22/01/2004, nella quale aveva anche precisato che, alla luce del principio di offensività, non si può ritenere che configurino l'ipotesi delittuosa comportamenti solo minimamente incidenti sulla cosa - asporto di quantità irrilevanti di sabbia per attività ricreative - che non ledono il bene giuridico e non concretizzano l'illecito penalmente rilevante.

La Corte ha, inoltre, condiviso, la tesi secondo cui "la circostanza aggravante di cui all'art. 625 n.7 cod. pen. è configurabile nel caso di cose esposte alla pubblica fede per fatto umano o per condizione naturale, non essendo necessariamente richiesta la volontà del proprietario o possessore di esporre il bene alla pubblica fede, che può derivare anche da una condizione originaria della cosa e non dipendere dall'opera dell'uomo."
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