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Cultura e Tempo Libero

14 settembre 2019

Reati senza gravità

Autore: Redazione Fiscal Focus
atronauta spazio NASA
Un curioso caso su cui si è concentrata l’attenzione nelle scorse settimane è quello che ha visto protagonista Anne McClain, una donna astronauta impiegata in una missione sulla Stazione Spaziale Internazionale (ISS), accusata di aver effettuato, mentre era in orbita, un accesso illegale al conto bancario della ex moglie, Summer Worden, ex-ufficiale dell'intelligence dell'Aeronautica militare.

Secondo quanto raccontato da quest’ultima, il sospetto circa l’interferenza di Anne nei propri rapporti bancari sarebbe maturato quando si sarebbe accorta che la ex moglie sapeva troppe cose riguardo alle sue spese, e ciò l’avrebbe indotta ad impiegare le sue risorse di ex agente dell’intelligence per scoprire che era stato compiuto l’accesso ala suo conto corrente tramite un computer della NASA.

Anne si sarebbe immediatamente giustificata sostenendo che l'accesso al conto della ex moglie effettuato quand’era in orbita sarebbe stato compiuto al solo fine di assicurarsi che ci fossero fondi sufficienti per pagare le bollette e prendersi cura del loro bambino, avuto nel 2013. Avrebbe aggiunto che, tra l’altro, si sarebbe trattato di una prassi di condotta consueta in costanza di matrimonio e che per l’accesso ai dati bancari non avrebbe hackerato alcun sistema ma avrebbe semplicemente impiegato la stessa password da sempre utilizzata, che la ex moglie non aveva modificato.

Le accuse di Summer, ancora secondo Anne, sarebbero state una vendetta conseguente al loro burrascoso divorzio. La coppia, infatti, sposata dal 2014 (l’anno successivo alla nascita del bambino), ha messo fine al matrimonio nel 2018.

Fatto è che sull’astronauta americana pende ora la grave imputazione di furto d’identità, ed è quanto mai interessante scoprire come andrà a finire poiché, se dovesse essere condannata, ci troveremmo di fronte al primo caso di reato commesso nello spazio!

La portata della vicenda non è, peraltro, trascurabile poiché, in quanto avvenuta sulla Stazione Spaziale Internazionale, non coinvolge soltanto le due donne contendenti, ma anche le cinque agenzie spaziali facenti parte della stazione orbitante: Stati Uniti, Russia, Giappone, Europa e Canada.

I reati spaziali vengono infatti trattati alla stessa stregua di quelli avvenuti in acque internazionali, con la conseguente attivazione di tutte le corrispondenti procedure ma, altresì, con tutti i dubbi derivanti dall’applicazione della disciplina in materia (a riguardo si ricorda che il concetto di acque internazionali - anche conosciute come alto mare - individua lo spazio marittimo posto oltre le 200 miglia marine dalla costa e non è sottoposto alla sovranità di alcuno Stato. La disciplina di quest'area è contenuta nella Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare o UNCLOS - acronimo del nome in inglese United Nations Convention on the Law of the Sea, meglio nota come Convenzione di Montego Bay, del 1982, secondo cui le acque internazionali costituiscono una “res communes omnium” ossia un bene appartenente alla collettività, a tutta la comunità internazionale, compresi gli Stati che in nessuno dei propri estremi confini col mare. Conseguentemente ciascuno Stato ha un'ampia potestà in quelle acque, purché nel rispetto delle regole del diritto internazionale generale. Lo stesso vale, dunque, per lo spazio, in quanto anche l’aria - e perciò lo spazio aereo - oltre una certa distanza, è una res tra quelle che il diritto romano connota come comuni a tutti per diritto naturale).

Più nello specifico, ci si domanda, allora, quale sia la legge penale applicabile alla fattispecie in questione, appurato che la circostanza che il reato sia stato commesso nello spazio non significa che esso non sia soggetto alla legge.

In proposito soccorre l’accordo sottoscritto il 27 Gennaio 1998 per l’avvio della Stazione Spaziale Internazionale (denominato Space Station Intergovernmental Agreement, accordo intergovernativo per la stazione spaziale – IGA) tra le agenzie spaziali che la gestiscono, ossia la russa Roscosmos, la statunitense NASA, l’europea ESA, la giapponese JAXA e la canadese CSA (Canadian Space Agency), le quali - nonostante non si sia mai verificato in passato di dover gestire casi di reato compiuti nello spazio - si sono tuttavia preoccupate di disciplinarne l’eventualità, prevedendo che la responsabilità penale di un astronauta per i fatti commessi nel corso di una missione nello spazio vada regolata dalle leggi vigenti nel paese di cui egli è cittadino.

Saranno dunque gli Stati Uniti a dover giudicare Anne e, se per il momento le sue sorti non sono state ancora decise, viene un po’ da sorridere nel pensare, in termini di gravità ad un reato commesso in assenza di gravità!
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