Digital Marketing

1 giugno 2019

Telelavoro: vantaggi, insidie e opportunità

Autore: Simone Carunchio
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Come insegnare all’intelligenza artificiale? Ma, soprattutto, come insegnare alle intelligenze ‘naturali’ a usare le nuove tecnologie digitali e, magari, adottare nuovi stili di vita? Tra le nuove possibilità che esse offrono si annovera quella del telelavoro e del lavoro agile (lo smart working). I vantaggi sono rappresentati dall’efficienza e dalla produttività; le insidie dalle distrazioni esterne e dagli eventuali difetti di comunicazione con i colleghi. Questa nuova modalità lavorativa è resa possibile, in particolare, dallo sviluppo delle telecomunicazioni.

Quando si parla di tecnologie digitali si tratta di frontiere (l'internet degli oggetti, l'intelligenza artificiale, i robot, le blockchain) che sono tutte legate e implicate fra di loro e che convergono verso, e sono sostenute da, alcune tecnologie per così dire 'di base': capacità di calcolo delle macchine elettroniche e, soprattutto, telecomunicazioni.

La telecomunicazione attuale, dal punto di vista fisico strutturale, è basata su un intreccio di fibre ottiche (e non più cavi di rame come all'epoca delle telefonate), le quali partono da opportuni POP (Point Of Presence) per poi diramarsi in abitazioni e uffici. Questi POP, a loro volta, sono connessi a delle Stazioni Radio Base che permettono il collegamento in mobilità. Si tratta delle cosiddette macro-celle (da cui il nome di cellulare per gli apparecchi che possono connettervisi), le quali utilizzano frequenze molto basse (da 700 a 2600 MHz) che permettono di ottenere una buona copertura spaziale e un grado di penetrazione degli interni piuttosto alto. L'obiettivo attuale è quello di affiancare a queste ultime delle small cells con delle frequenze di trasmissione molto più elevate (da 3,4 a 28 GHz) che non hanno una buona copertura, né un grado di penetrazione elevato, ma che permettono un flusso di dati molto maggiore.

L’ultima frontiera in fase di sperimentazione è quella della rete 5G. Questa nuova rete rappresenterà l’evoluzione massima in termini di velocità e di capacità di trasmissione del network utilizzato dai cellulari e dagli altri terminali come gli ‘internet degli oggetti’. I numeri sono i seguenti: un dato potrebbe impiegare da 1 a 10 millisecondi dal punto di partenza a quello di arrivo (contro i 19 della rete 4G) e la rete può veicolare da 1000 a 5000 volte più dati di quelle a 3G o 4G nel medesimo lasso di tempo.

Tra le varie opportunità che l’evoluzione delle telecomunicazioni permette di esplorare vi è quella del telelavoro o ‘lavoro agile’ o, per chi ama gli anglicismi, ‘smart working’; ossia la possibilità di lavorare a distanza rispetto al classico ufficio o studio professionale.

Il che può avvenire, teoricamente, sia in mobilità sia da casa. È certamente quest’ultima possibilità quella che può essere maggiormente praticata, anche perché lo studio del fascicolo di una pratica, di un articolo o di un libro è certamente più facile in un ambiente chiuso che all’aria aperta.

Il riferimento è, naturalmente, alla capacità di concentrazione, vale a dire di una delle quattro categorie in cui è possibile suddividere qualsiasi attività. Le altre sono: contemplazione, collaborazione e comunicazione.

In una ricerca dell’Osservatorio professionisti e innovazione digitale del Politecnico di Milano, presentata il 21 maggio 2019, basata su un campione di 4133 studi professionali di commercialisti, avvocati e consulenti del lavoro, situati in tutto il Bel Paese, è risultato che il 15% degli intervistati ha costatato, lavorando da casa, un aumento delle proprie distrazioni esterne.

Se, infatti, la scrivania è un elemento costrittivo e gli ‘open space’ sono rumorosi, essi assicurano in ogni caso quella stabilità necessaria per una ‘routine’ produttiva.

Altre problematiche del telelavoro derivano dalla perdita del senso del tempo e dal rischio di assumere decisioni sbagliate.
Orbene, ciò che conta maggiormente nello ‘smart working’ è esattamente l’organizzazione del tempo a disposizione: quali sono le priorità? e quali i tempi giusti per concedersi le necessarie pause (nel corso delle quali è anche possibile occuparsi delle faccende domestiche, quali: preparare e avviare una lavatrice, stendere i panni, lavare i piatti, spolverare, effettuare quelle piccole riparazioni cui non si ha mai il tempo di dedicarsi dovendo uscire per recarsi a lavorare)?

Per chi non ha l’abitudine al telelavoro, le case di sofware stanno già predisponendo delle app apposite per l’organizzazione e la gestione del tempo e per la concentrazione.

Per mappare e spuntare le attività della giornata ci si può affidare a Microsoft To Do o alle funzionalità “lista” di assistenti vocali come Alexa di Amazon o Google assistant. Per monitorarle e tracciare cosa le ha rallentate o cosa le ha efficientate è possibile affidarsi a RescueTime. Con quest’ultima app è infatti possibile visualizzare come il tempo è stato impiegato.

Per migliorare la concentrazione è (come noto?!) opportuno chiudere i programmi di posta elettronica e quelli di chat. Un’app che può aiutare in questo senso è Calmywriter. Ma essa si sviluppa anche grazie alla concessione di pause al momento giusto. Un buono strumento da utilizzare per questo scopo è l’estensione Micro Break di Google Chrome, per organizzare i momenti per riposare gli occhi o fare meditazione (qualora se ne accusasse il bisogno).

Come detto, però, altre difficoltà da superare adottando lo Smart Working (il lavoro agile, intelligente, sveglio, che dir si voglia) sono quelle legate alla collaborazione e alla comunicazione. Nessun lavoro, infatti, può essere svolto completamente da soli e a volte le chat o le video chiamate o le telefonate potrebbero risultare inefficienti o addirittura improduttive. Per ovviare a queste problematiche potrebbe essere utile affidarsi a semplici programmi di project management. Tra questi si trovano Trello, più semplice, o Asana, più sofisticato, che permettono di tracciare l’avanzamento delle attività e assegnare ad altri parti del progetto.

Per altro verso, applicazioni come Slack o Microsoft Team aiutano a organizzare gli spazi di comunicazione in aree tematiche di modo che ogni attività avrà la sua documentazione di facile reperibilità. Queste funzioni possono essere implementate, naturalmente, con l’utilizzo delle applicazioni che permettono la condivisione in ‘nuvole’ (come Google Drive, Dropbox, etc.). A volte, però, è necessario qualcosa in più, come intervenire direttamente sul terminale di un collega. Con Team Wiever è possibile prendere possesso del desktop di qualcun altro.

Ma, nonostante tutte queste novità, il lavoro agile o il telelavoro non è ampiamente diffuso. Tornando alla ricerca del Politecnico di Milano, infatti, solo il 50%, in media, degli studi professionali ha adottato questa nuova prospettiva. Tra questi il 29% consente l’opportunità ai soli professionisti e solo il 22% anche ai dipendenti. Le percentuali scendono ancora trattando del distacco completo del lavoratore. Solo il 5% dei dipendenti degli studi può avvalersi del telelavoro.

Nello stesso tempo, però, gli stessi lavoratori smart (‘furbi’) affermano che la loro operosità è più efficace (34%), più produttiva (33%) e anche più autonoma (29%).

Al di là dei numeri, pare indubbio che una spinta all’adozione di queste nuove modalità lavorative potrà essere fornita da nuovi strumenti messi a disposizione degli utenti. Ma soprattutto questi ultimi dovranno essere formati. Se spesso ci si interroga in relazione ai metodi da utilizzare per l’apprendimento delle intelligenze artificiali, sembra sempre più evidente che ci si dovrebbe interrogare anche in relazione ai metodi da utilizzare per l’apprendimento delle nuove tecnologie (e del loro utilizzo) da parte delle intelligenze ‘naturali’.
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