Innovazione

2 marzo 2019

Giustizia predittiva e processi telematici: sfide pratiche ed etico-giuridiche

Autore: Simone Carunchio
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L'utilizzo dell'Intelligenza Artificiale nell'ambito giurisdizionale è sempre più una realtà. L'utilizzo di questa nuova tecnologia richiede, oltre a macchinari molto performanti, una enorme quantità di dati. Questi potrenno ben presto risultare disponibili in 'nuvola' grazie alle innovazioni telematiche che stanno interessando i processi tributario e civile. I test di giustizia predittiva impongono di riconsiderare il ruolo e le responsabilità del professionista, nonché le implicazioni etico-giuridiche che essa comporta.

La giustizia predittiva è un applicazione che consente, mediante la sua struttura basata sull'intelligenza artificiale (IA), ossia su algoritimi, di applicare le ricerche condotte in un data base ai casi concreti da risolvere e che potrebbe, addirittura, redarre la sentenza, in particolare in ipotesi di autoapprendimento della macchina stessa.

Uno dei vantaggi di questa nuova tecnologia è quello della velocità nelle decisioni. Ma si annovera anche quello di assicurare maggiormente l'applicazione del principiodi uguaglianza e, inoltre, se effettivamente gli atti processuali potessero essere scritti automaticamente, quello di generare un recupero dell'oralità in ambito processuale, attualmente molto, forse troppo, centrato sui documenti.

L'applicazione dell'IA alle attività umane fa emergere numerose problematiche e altrettante sfide: la perdita del lavoro e la diminuzione del reddito da tassare, la responsabilità giuridica delle azioni automatizzate e la soggettività giuridica dei robot (siano essi androidi o meno), il trattamento dei dati e la privacy, il nuovo ruolo dei professionisti, nonché - ultimo ma non per questo meno importante - la giustizia standardizzata: si può ancora parlare di giustizia se venisse sacrificata l'attività dell'interpretazione giuridica?

Che la giustizia predittiva sarà ben presto utilizzata è indicato da numerosi fattori.

Innanzi tutto non si può non porre mente al fatto che in Italia si stanno introducendo i processi telematici. Si fa riferimento al PTT, ossia al Processo Tributario Telematico, e al PCT, Processo Civile Telematico. Inoltre sono già stati avviati i primi test di giustizia predittiva.

In merito al PTT (Processo Tributario Telematico) si ricorda che esso ha cominciato a vedere la luce verso la fine del 2015 quando fu introdotto l'art. 16-bis nel D. Lgs. n. 546/1992 in ordine al valore legale (cioè di raccomandata) alle comunicazioni e notificazioni telematiche (tramite PEC - Posta Elettronica Certificata - disciplinata dal D. P. R. n. 68/2005). Nell'articolo è richiamato il D. M. n. 162/2013 (che attua i principi espressi nel D. Lgs. n. 82/2005, 'codice dell'amministrazione digitale') che è stato reso operativo con il Decreto Direttoriale del 4 agosto 2015. Nel 2016 il MEF ha disposto delle linee guida contenute nella Circolare n. 2/DF/2016. Con l'art. 16 del Decreto Fiscale 2019 (D. L. n. 119/2018 - L. n. 136/2018) è stato in ultimo modificato l'art. 16-bis del 'codice del processo tributario' che ha ampliato le modalità telematiche al deposito dei ricorsi. Dal 1° luglio 2019 il PTT diverrà obbligatorio e i ricorsi dovranno essere depositati, oltre che via PEC, anche attraverso il sistema SIGIT (sistema informativo giustizia tributaria). La telematicità si arresta, per adesso, al primo e secondo grado di giudizio perché in Cassazione è ancorta prevista la modalità cartacea.

Ai professionisti è riconosciuto il potere di attestazione di conformità delle copie sia di quanto depositato, sia di quanto eventualmente estratto dal fascicolo informatico: essi assumono in questo contesto la veste di pubblici ufficiali. Le ricadute in termini di responsabilità devono ancora essere completamente valutate. Che accade se il documento non proviene dallo studio del professionista?

Se nel PTT il deposito del ricorso pare che possa avvenire secondo due diverse vie (PEC o SEGIT), nel PCT - Processo Civile Telematico -, invece, i depositi dei ricorsi devono essere effettuati esclusivamente via PEC all'indirizzo dell'ufficio giudiziario. L'evoluzione normativa che ha accompaganto l'introduzione del PCT è piuttosto risalente. Si può far riferimento al D. P. R. n. 123/2001, al D. M. n. 44/2011, alla Legge n. 228/2012 (stabilità 2013) e al D. L. n. 90/2014.

Merita una menzione speciale sia l'introduzione nel PST (Portale dei Servizi Telematici), in fase di pubblicazione delle sentenze, dei metadati relativi al fascicolo, di modo che essi siano ricercabili nell'archivio nazionale, sia la messa a disposizione della Banca Dati Giurisprudenziale di merito e il collegamento tra questa e quella di Cassazione, affinché sia possibile risalire da una sentenza a tutte quelle anteriori o posteriori.

I prossimi passi da compiere nell'ambito del PCT concernono in particolare la 'digitalizzazione della Cassazione', l'estensione delle notifiche telematiche al giudice di pace e, più in generale, il miglioramento del PST. Questi gli obiettivi indicati nella Relazione sulla Amministrazione della Giustizia 2018 depositata dal Ministro della Giustizia in Parlamento.

Orbene, sarà proprio questo afflusso massiccio di dati (che sarà gestito anche in cloud - la 'nuvola'), che pone le basi per poter prospettare che a breve sarà possibile l'introduzione della giustizia predittiva.

L'altro fattore da tenere in considerazione - lo si è anticipato - è che alcune applicazioni di intelligenza artificiale al processo sono già state testate. All'estero, in Argentina, la Corte Superiore di Giustizia di Buenos Aires ha risolto, con Promoteia, 1.000 casi ripetitivi nell'arco di sette giorni, anziché ottantatre, con tasso di successo (parametrato alle soluzioni effettivamente adottate dai Giudici) del 96%.

L'Unione Europea, dopo una prima resistenza, sta finanziando (mediante fondi assegnati dalla Direzione generale Giustizia e Consumatori - Commissione Europea) alcune ricerche sull'applicazione in parola. Si tratta di SCAN e di CREA.

Il primo ha come obiettivo quello della diffusione delle procedure di risoluzione di controversie internazionali di scarso valore. Il secondo ha come scopo quello di realizzare una piattaforma, a cui possono accedere sia i cittadini sia i loro intermediari, la quale, sulla base delle richieste di questi ultimi, sia in grado di risolvere semplici contrasti tra privati partendo da una base di diritti disponibili in tutti i 'Paesi UE' (che sono stati previamente individuati).

Lo sviluppo di tali tecnologie ha indotto la Commissione Europea Per l'Efficacità della Giustizia - del Consiglio dell'Europa (istituzione non UE) - ad adottare, il 3 dicembre 2018, la Carta etica europea sull'utilizzo dell'intelligenza artificiale nei sistemi giudiziari e loro contesti. Si tratta di un documento consultabile, purtroppo, solo in lingua inglese o francese.

In sintesi, sono cinque i principi che dovrebbero guidare l'utilizzazione dell'intelligenza artificiale nei sistemi giudiziari: 1) rispetto dei diritti fondamentali - il riferimento è alla CEDU e al divieto di ledere i diritti in questione quale limite di predisposizione delle tecnologie in parola; 2) non discriminazione - in particolare in relazione a una pretesa razza, alle opinioni politiche/religiose/filosofiche, alle condizioni economiche e l'orientamento sessuale; 3) qualità e sicurezza dei dati - la fonte deve essere certificata ed essi non possono essere alterati in fase di utilizzo; 4) trasparenza, neutralità e integrità intellettuale - in relazione all'equilibrio da trovare tra la difesa della proprietà degli algoritmi e la conoscenza dei processi decisionali da parte dei fruitori e degli utenti; 5) padroneggiamento da parte dell'utilizzatore - soprattutto in ordine alla possibilità di rifiutare il responso automatico e di indirizzarsi a un Giudice.

Quest'ultimo principio in particolare è rinvenibile nell'art. 6 della CEDU e, in Italia, nell'art. 8 del D. Lgs. n. 51/2018 sul trattamento e la circolazione dei dati personali.

Per il momento, pertanto, la risposta alla domanda di cui sopra sull'attività interpretativa e la giustizia, occorre rispondere negativamente: non è possibile immaginare una giustizia che non si basi sull'interpretazione umana. Al contempo al professionista sarà sempre più richiesto di portarsi garante dei dati inseriti nei sistemi.
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