Innovazione

16 marzo 2019

Le rilevazioni biometriche: assenteismo, criminalità, umanitarismo

Autore: Simone Carunchio
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Chi ricorda il vecchio streotipo per cui "i cinesi sono tutti uguali"? E come non ricordare le 'vecchie' storie dei cinesi immortali che si passavano il passaporto di generazione in generazione? E le questioni di assenteismo legate al passaggio del cartellino da parte di un solo dipendente per più persone? Cosa hanno in comune queste problematiche? Quello del riconoscimento dell'identità degli individui. Sembrerebbe che una soluzione sia quella di applicare le conoscenze derivanti dallo sviluppo dell'intelligenza artificiale e dell'ottica per le rilevazioni biometriche. Le conseguenze a livello sia di morale e condotta umana, sia legale e informatica sono ancora tutte da valutare.

L’intelligenza artificiale (IA) è definibile come quell’insieme di studi e ricerche che tendono alla realizzazione di macchine, specialmente calcolatori elettronici, in grado di risolvere problemi e di riprodurre attività proprie dell’intelligenza umana. Dal momento che le stesse macchine coadiuvano alla prosecuzione delle ricerche, con il medesimo termine si indicano, nel linguaggio corrente, anche gli apparecchi stessi.

Attualmente si distingue la IA debole dalla IA forte. La prima indica un sistema in grado di risolvere alcuni problemi senza la pretesa di emulare l’intelligenza umana. La seconda, invece, tende al risultato appena indicato. Questa distinzione è fortemente correlata a quella concernente il Machine Learning e il Deep Learning, ossia le modalità di ‘apprendimento’ della macchina stessa. Nel primo caso l’evoluzione del sistema proviene dall’esterno (ad opera dell’essere umano), nel secondo l’apparecchio apprende da sé. In entrambi i casi il modello e lo strumento matematico che si trova alla base del funzionamento del sistema è quello dell’algoritmo. Nella prima fattispecie si tratta di uno o più algoritmi che si ‘muovono’ secondo la logica binaria; nella seconda si cerca di simulare la rete neuronale umana (da qui l’idea di costruire automi e robot).

Il ‘raggio di azione’ dell’intelligenza artificiale dipende dai dati che le sono stati messi a disposizione.
I campi di ricerca dell’Intelligenza Artificiale concernono:
  1. lo sviluppo di algoritmi, di solito basati su una rappresentazione simbolica di uno stato del mondo, che imitano i ragionamenti umani per risolvere problemi o enigmi (giochi);
  2. lo sviluppo delle funzionalità legate all’apprendimento, come la comprensione di un testo, di un’immagine, di una tabella, di un video, o come, soprattutto, la percezione di un ambiente;
  3. lo sviluppo della rappresentazione delle conoscenze acquisite (oggetti, situazioni, eventi e le relazioni fra di essi);
  4. lo sviluppo della capacità della macchina di muoversi nello spazio e manipolare oggetti e, in ultimo,
  5. l’elaborazione di un linguaggio ‘naturale’.

Queste ricerche stanno portando i loro risultati anche nell'ambito delle rilevazioni biometriche per l'identificazione delle persone.
Si tratta di sistemi che confrontano i dati presenti nelle loro memorie con quelli derivanti da rilevamenti effettuati con particolari sensori ed elaborati attraverso algoritmi.

Storicamente le rilevazioni biometriche trovano i loro albori in Francia grazie ad Alphonse Bertillon che, lavorando come fotografo presso la prefettura di Parigi, cominciò ad annotare le caratteristiche fisiche dei detenuti. In particolare quelle dell'ossatura, la quale non si modifica, nelle sue dimensioni, dopo il ventesimo anno di età ed è differente da individuo a individuo Si trattava però di un sistema di difficile utilizzo da parte di soggetti diversi da colui che lo aveva creato. La tecnica cadde in disuso, ma, nello stesso tempo vi fu la scoperta dell'impronta digitale. In Italia, questo tipo di rilevazione, soprattutto a fini criminologici, fu portata avanti da Giovanni Gasti, funzionario di polizia.

Con l'avvento delle nuove tecnologie i rilevamenti si sono estesi anche ad altre parti del corpo: altezza, peso, colore e dimensione dell'iride, retina, sagoma e palmo della mano, orecchio e volto.

Il sistema si basa sul calcolo delle distanze tra una serie di punti salienti del viso che permette di generare un codice unico per ogni essere umano.

Tra i vari tipi di rilevazioni, se ne distinguono principalmente due: l'identificazione biometrica, processo che permette l'identificazione di uno 'sconosciuto' sulla base di un rilevamento in tempo reale dei suoi dati fisici e del confronto di essi con quelli, già associati a soggetti noti, presenti in un data base, e la verifica biometrica, mediante la quale si effettua una semplice autentificazione dell'identità di un soggetto noto.

Questo secondo sistema è in via di adozione in Italia per la lotta all'assenteismo nelle amministrazioni statali mediante la rilevazione dell'impronta digitale. Attraverso il riconoscimento facciale, inoltre, è possibile verificare l'identità dei correntisti per permetter loro di eseguire operazioni bancarie o anche ai clienti di effettuare pagamenti. Tali sistemi sono già stati adottati, per esempio, dalla China Construction Bank e KPRO (catena di bar del gruppo statunitense KFC).

Per quanto concerne l'identificazione biometrica, fondamentali risultano, oltre a dei buoni sensori di rilevamento, i database, che devono essere abbastanza estesi per permettere il riconoscimento dello 'sconosciuto'. I primi utilizzi che si registrano in proposito sono a livello di lotta alla criminalità. Alla frontiera tra Hong Kong e Shenzhen i viaggiatori sono fotografati e il loro viso è comparato con quelli presenti nell'archivio dei soggetti che hanno già passato il confine. Lo scopo è quello di identificare i trafficanti che passano la dogana con i beni non tassati comprati a Hong Kong con lo scopo di rivenderli in Cina.

In altri casi le telecamere di sorveglianza dotate del sistema di riconoscimento facciale hanno permesso di catturare latitanti o criminali in fuga. È ciò che è accaduto a Shanghai e a Qingdao. Sempre in Cina, in alcuni quartieri di Pechino, gli agenti di polizia indossano degli occhiali dotati di tali tipi di sistemi.

Il prossimo passo sarà quello di estendere la tecnologia in parola alla prevenzione dei reati mediante l'analisi di comportamenti sospetti, magari istallando questo tipo di telecamere su speciali droni.

Ma oltre la prevenzione e la repressione dei crimini, l'identificazione biometrica è utilizzata anche per aiutare in più deboli. Nella regione cinese dell'Henan, essa è utilizzata per identificare i bambini in pericolo nei parchi giochi: un altoparlante li interpella per nome e, nello stesso tempo, viene inviato un messaggio di allerta al cellulare dei genitori. A Shanghai la polizia ne se vuole servire per reperire nel labirinto della città gli anziani malati che hanno perso la via di casa.

Naturalmente l'utilizzo di queste tecnologie, in particolare in Europa, deve rispettare i canoni delle leggi sulla privacy. Il GDPR, infatti, stabilisce che i dati biometrici rappresentano una delle particolari categorie di dati personali che un tempo erano chiamati dati sensibili. In ambito lavorativo, inoltre, il trattamento di tali informazioni deve rispettare la dignità umana, gli interessi legittimi e i diritti fondamentali dell'uomo, tra cui, ai sensi della Carta UE, la tutela dei dati personali. In questa direzione si potrebbero profilare questioni di cybersicurezza delle banche dati.

Al di là delle questioni legali e informatiche, che aspettarsi dal prossimo futuro? Forse si potrebbe immaginare uno sviluppo delle tecniche di mimetizzazione facciale, quali quelle adottate, per esempio, da Lupin III o Diabolik, tanto per citare due personaggi di cultura popolare, e, quindi, un ritorno in auge della tragedia greca basata sullo scambio di persona. Ma ancor di più un impulso allo sviluppo della realtà aumentata, ossia a quella realtà, ottenuta attraverso dei particolari sistemi informatici, quali cellulari od occhiali, che permettono un arricchimento della percezione sensoriale e cognitiva umana: accanto a ogni oggetto o individuo possono essere indicati, come su una piccola scheda, i suoi dati caratteristici.
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