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Innovazione

20 luglio 2019

Le sexy frontiere dell’intelligenza artificiale

Autore: Simone Carunchio
robot intelligenza artificiale tecnologia
Le frontiere applicative dell’intelligenza artificiale sono quasi infinite. Si passa dalla domotica - in sintesi, gli apparecchi casalinghi - alla burotica - vale a dire i ritrovati per semplificare e snellire gli adempimenti amministrativi - per arrivare fino alla robotica - ossia macchinari, spesso industriali, che sostituiscono l’essere umano nei lavori più pesanti. Con l’avanzare della tecnologia, però, queste macchine stanno sempre più assumendo fattezze umane. In questo caso si parla di androidi. Ve ne sono dai più diversi utilizzi: sanitari, militari e… intimi. Sanità, violenza e desideri sono gli impulsi che permettono l’evolversi delle tecnologie.

Benché si tratti si un ritrovato che comincia a vantare una certa storia - poiché le prime ricerche in tal senso datano ormai oltre settantacinque anni -, l’Intelligenza Artificiale (IA, o, in inglese, AI) ha trovato un importante sviluppo soprattutto grazie alla miniaturizzazione delle apparecchiature elettroniche, che a parità di dimensioni assicurano performance sempre più elevate, alle nuove frontiere di immagazzinamento dati (big data, cloud e sistemi 'in-memory') e a quelle delle telecomunicazioni - quindi, in sintesi, dai primi anni del nuovo millennio.

Essa è definibile come quell'insieme di studi e ricerche, effettuati mediante l'ideazione e la scrittura di algoritmi, che tendono alla realizzazione di macchine elettroniche in grado di risolvere problemi e di riprodurre attività umane. Dal momento che le medesime macchine permettono la prosecuzione delle ricerche stesse, con il medesimo termine si indicano anche le apparecchiature. Queste ultime possono assumere l'aspetto di ordinari computer o di semplici percettori e riproduttori di suoni o, anche, le fattezze umane attraverso l'assemblaggio di robot e di androidi.

In generale si distingue la IA debole e la IA forte. Con la prima locuzione si indicano dei sistemi che sono in grado di risolvere dei problemi senza la pretesa di emulare l'intelligenza umana; con la seconda, invece, si tende al risultato appena indicato. Questa distinzione è correlata a quella tra Machine Learning (Apprendimento Automatico) e Deep Learning (Apprendimento profondo). Nel primo caso l'evoluzione del sistema proviene dall'esterno, nel secondo l'apparecchio apprende da sé.

Grazie alla miniaturizzazione delle apparecchiature elettroniche, alle nuove frontiere di immagazzinamento dati (Bid Data, cloud, sistemi 'in-memory') e a quelle delle telecomunicazioni (small cells), l'intelligenza artificiale ci accompagnerà sempre di più in ogni aspetto della vita. Anche quelli più… intimi!

Nel quotidiano, attualmente, sono a disposizione i cosiddetti assistenti vocali, i quali, attraverso la decodificazione della voce, possono permettere di impostare la sveglia, avviare la lavatrice o la lavastoviglie o, anche, trovare la musica che si sta cercando. Si tratta della cosiddetta domotica, che subirà un'evoluzione che definire impressionante è dire poco: Samsung, per esempio, sta tentando di progettare una TV il cui telecomando sia direttamente il pensiero. Fuori di casa, tra breve, sarà possibile viaggiare su veicoli autonomi che utilizzano tecnologie come radar, sensori, programmi di riconoscimento di pedoni, lavoro in corso, ecc. E forse dette macchine percorreranno contesti a loro volta gestiti digitalmente: rilevatori per controllare lo stato del traffico e dei semafori o quello dell'illuminazione pubblica.

Ma anche nel mondo della sanità e in quello economico giuridico si affacciano le prime applicazioni. I medici avranno a disposizione delle periferiche medicali che, attraverso il blue-tooth, permettono di trasmettere i dati dal medico di famiglia direttamente allo specialista; la CoRobotics, Spin-off dell'Istituto Sant'Anna di Pisa, sta mettendo a punto un androide infermiere (che potrebbe assumere anche il ruolo di badante); la tecnologia Watson (IBM) - cognitiva, ossia che impara da quanto lavorato in precedenza - aiuterà a diagnosticare le malattie più gravi.

Sulla base di quest'ultima applicazione, anche nel campo delle professioni intellettuali si affaccia l'utilizzo dell'intelligenza artificiale. Si pensi a Ross, il primo avvocato digitale, seguito da robolawyer e lexmachina, a cui è possibile domandare dei semplici pareri legali; o di turbotax, che prepara la dichiarazione dei redditi al posto del fiscalista. Ma anche i tribunali si stanno attrezzando: è disponibile l’applicazione Remida Famiglia per calcolare gli assegni di mantenimento per coniuge e figli nelle separazioni e divorzi. Ancora più potente è Toga: applicazione dell’IA al sistema penale. Toga ha censito tutte le fattispecie criminose dell’ordinamento e, sulla base di questi dati, può determinare tutti gli elementi sostanziali e procedurali della singola fattispecie.

Ma le frontiere da esplorare sono potenzialmente infinite, e, soprattutto le imprese e i potenziali imprenditori, devono mantenere sveglia l’attenzione e la creatività per sfruttare le nuove possibilità. Di recente si sente parlare sempre più di robot e di androidi.

In Francia, per esempio, la startup Pazzi, anche grazie alla collaborazione con un cuoco ‘diplomato’, quale il Graffagnino - tre volte campione del mondo per la pizza -, ha raccolto ingenti capitali (10 milioni di euro), per realizzare e brevettare il primo robot pizzaiolo (che non ha per niente l’aspetto di un androide, ossia non presenta fattezze assimilabili a quelle umane), il quale è capace di infornare una pizza in meno di trenta secondi. In Cina è stato creato un androide che può simulare oltre trecento ferite e traumi di un soldato ferito in guerra. Lo scopo è quello di far fare pratica agli aspiranti medici di guerra su un oggetto che sia più di un manichino.

A proposito di manichini… chi è che non ricorda la famosa bambola gonfiabile? La bambola del sesso? La si può incontrare, per esempio, come protagonista in uno degli innumerevoli scenari creati dalla Fallaci in quell’infinito romanzo di guerra e di amore che è “Insciallah”; ma qualche anno prima un androide vero e proprio per il sesso era stato immaginato dal Vian in quel sorprendente e surreale racconto lungo che è “Lo strappacuore”, con funzioni terapeutiche di psicanalisi. Anche in questo campo le nuove tecnologie possono far profilare nuove frontiere (già però, come dimostrano le citazioni appena effettuate, immaginate in precedenza). Per esempio la società californiana Realbotix ha creato Harmony: una bambola col corpo di silicone dotata di intelligenza artificiale con la quale è possibile, oltre che sfogarsi corporalmente, parlare (nonché corteggiare via internet mediante un’apposita app!). In Giappone (Orient Industry) anche le ricerche in questo senso sono avanzate, ma in maniera più ‘paritaria’: non solo androidi partner per umani maschi, ma anche partner per umani femmine, o, insomma, per le più diverse inclinazioni. Anche negli Stati Uniti, naturalmente si stanno attrezzando in tal senso. Il realismo di tali macchine è assolutamente sorprendente.

Le reazioni, come spesso accade quando ci si trova di fronte a una novità, sono allarmiste: c’è chi profila scene apocalittiche di mercati di veri e propri schiavi sessuali e/o di deviazioni di pedofilia robotica; chi, invece, mette in guardia rispetto alla poca soddisfazione che si potrebbe raggiungere mediante rapporti intimi reali, a seguito dell’esperienza con un partner perfetto per i propri gusti. Chi descrive queste creazioni, e i relativi utilizzi, come metafora per la solitudine del terzo millennio. Altri ancora, invece, presagiscono l’utilizzo di questi androidi del sesso come mezzo per la cura di disfunzioni sessuali.

Ad ogni modo una costatazione è d’obbligo: come il realismo degli androidi passa certamente per la ricerca in ordine alla soddisfazione di desideri sessuali, così l’efficienza si basa su quella militare e sanitaria.
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