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Innovazione

18 maggio 2019

Le tecnologie digitali, le reti e le connessioni

Autore: Simone Carunchio
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L’imprenditore, il professionista e l’utente generico, benché immersi in un ambiente sempre più tecnologico, spesso non sono a conoscenza dei ritrovati innovativi che usano. Che si tratti dell’Internet degli Oggetti, dei robot, dell’intelligenza artificiale, della catena dei blocchi o delle nuvole, la tecnologia ‘base’ è quella delle telecomunicazioni. Solamente attraverso questo canale, infatti, è possibile mettere in contatto tutte le apparecchiature che si stanno sviluppando ed evolvendo. Le reti attuali sono due: quella via cavo (wired) e quella via etere (wireless). La ricerca in questo campo ha assunto anche prospettive politiche.

Di recente, leggendo le notizie di politica internazionale, ci è potuti imbattere in alcune ‘botta e risposta’ in merito a possibili (o impossibili) collaborazioni tra Paesi asiatici e Paesi europei e/o americani (senza voler pronunciare alcun nome) per lo sviluppo della cosiddetta ‘rete 5G’ (rete quinta generazione).

Questa nuova rete rappresenta, per adesso, l’evoluzione massima in termini di velocità e di capacità di trasmissione del network utilizzato dai cellulari. I numeri sono i seguenti: un dato potrebbe impiegare da 1 a 10 millisecondi dal punto di partenza a quello di arrivo (contro i 19 della rete 4G) e la rete può veicolare da 1000 a 5000 volte più dati di quelle a 3G o 4G nel medesimo lasso di tempo.

Scopo di queste ricerche è quello di permettere, in particolare, un miglior uso degli oggetti collegati direttamente a Internet. L’istallazione di queste nuove reti è prevista per il 2020.

In questo ambito delle reti mobili (la cui struttura è ibrida, ossia via cavo e via etere nello stesso tempo) la connessione via etere è consentita grazie a onde radio a bassa frequenza (segnali elettromagnetici). La rete mobile 5G, nella sua parte strutturale wireless, utilizza delle frequenze relative piuttosto alte, mentre le altre reti via etere quelle più basse. La frequenza, in genere, è direttamente proporzionale alla velocità e alla capacità di trasferimento dei dati. La rete 4G, per esempio, viaggia su onde radio medie.

Il protocollo su cui si basa la rete 4G via etere è quello IP (IPv4 e IPv6). Mediante il suo utilizzo è possibile supportare un numero elevato di dispositivi connessi, i quali però devono essere piuttosto potenti (e pertanto richiedono molta energia). In questo senso la rete in questione non è adatta, per esempio, ai dispostivi IdO (Internet degli Oggetti). Per questa ragione è stato sviluppato il protocollo 6LoWPAN.

Il protocollo - è bene definirlo, seppur embrionalmente - rappresenta un insieme di regole che devono essere rispettate affinché due programmi (e dunque due oggetti/soggetti) possano entrare in comunicazione fra loro.

Il protocollo è ciò che permette di classificare i vari tipi di rete wireless (le quali a loro volta ‘viaggiano’ su frequenze radio diverse). Si ricordano il Wi-Fi e il Bluetooth, ampiamente conosciuti dal pubblico. Ma anche l’EnOcean e lo Zigbee (che possono essere utilizzati all’interno di edifici e che hanno la caratteristica di consumare poca energia), lo Z-Wave (utilizzato soprattutto per la domotica) e il protocollo LoRa (che è spesso utilizzato in ambito industriale e manifatturiero e che potrebbe essere utile per la messa in opera delle ‘città intelligenti’).

I vantaggi e gli svantaggi delle reti via etere sono sotto la percezione di tutti: la mobilità, la flessibilità e i costi contenuti rappresentano i punti di forza; allorché i punti di debolezza sono rappresentati dalla velocità ridotta, dalla scarsa copertura, dalle possibili interferenze e dalla vistosa insicurezza.

Queste considerazioni inducono a considerare le reti via cavo, che, in sintesi, posseggono positività e negatività speculari a quelle delle reti via etere. Tra i punti di forza si ricordano: ampia velocità, abbondante copertura, impossibili interferenze ed elevata sicurezza. I punti di debolezza, invece, sono: scarsa mobilità, poca flessibilità e costi elevati.

Le reti in parola e i relativi protocolli sono quasi sconosciuti all’utente comune.

Quello più diffuso è il protocollo Ethernet. Si tratta di una tecnologia risalente nel tempo poiché elaborata e sviluppata nel corso degli anni settanta del secolo scorso. Essa è utilizzata sia nell’ambito della domotica che, più ampiamente, in quello edile. Sempre in campo edile si cita anche il BACnet, un protocollo aperto che permette, pertanto, di mettere in comunicazione le apparecchiature prodotte dalle imprese più diverse. Si richiama, inoltre, lo standardX10, che, oltre a essere utilizzato in domotica (in particolare nella sua versione UPB), lo è soprattutto in campo industriale. Anche quest’ultimo è aperto.

Insomma, le offerte sul mercato sono sempre più numerose di quelle che un comune utente possa immaginare. Così tante che, spesso, la sensazione di libertà di scelta (l’unica libertà che ha l’essere umano, a parere di Sartre) è frustrata davanti a un abisso di opportunità. Forse è per questo motivo che l’istituzione se ne interessa, anche al posto dei singoli.

Ad ogni modo, soprattutto per imprenditori e professionisti è necessario essere al corrente di questi nuovi orizzonti per non rimanere indietro. Se nel campo delle costruzioni abitative le connessioni sono necessarie per il benessere degli inquilini e della natura (l’implicito obiettivo ecologico delle nuove tecnologie è evidente), nel campo lavorativo l’efficienza è invece raggiungibile mediante il loro impiego. Chi non si adegua rischia di rimanere indietro e di non essere più ‘al passo coi tempi’.

Inoltre lo sviluppo di dette tecnologie può rappresentare un’occasione imprenditoriale per coloro che vogliano occuparsi della loro produzione. Coloro che si occuperanno di tali attività saranno obbligati a collaborare con altri.

In questo senso talune delle chiusure a livello internazionale per lo sviluppo della rete 5G non paiono condivisibili: esclusivamente la collaborazione, a qualsiasi livello sia essa intrapresa, permette lo sviluppo.
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