Internazionalizzazione

16 marzo 2019

Brexit: quali scenari?

Autore: Giovambattista Palumbo
brexit
La House of Commons, il 13 marzo 2019, ha approvato la mozione del Governo con cui si respinge la possibilità di recedere dall'UE senza un accordo in ogni tempo e circostanza. Il 12 marzo 2019 la Camera dei Comuni aveva respinto una mozione presentata dal Governo relativa all'approvazione dell'accordo di recesso, della dichiarazione sul quadro delle future relazioni tra UE e Regno Unito e degli atti aggiuntivi concordati tra UE e Regno Unito l'11 marzo 2019. Il 14 marzo è stata infine votata una mozione con cui è stata approvata un'estensione del periodo previsto all'art. 50 del Trattato sull'Unione europea, in scadenza il 29 marzo 2019. Quali ora gli scenari possibili?

La House of Commons, il 13 marzo 2019, ha approvato la mozione del Governo con cui si respinge la possibilità di recedere dall'UE senza un accordo in ogni tempo e circostanza.
Il 12 marzo 2019 la Camera dei Comuni aveva respinto una mozione presentata dal Governo relativa all'approvazione dell'accordo di recesso, della dichiarazione sul quadro delle future relazioni tra UE e Regno Unito e degli atti aggiuntivi concordati tra UE e Regno Unito l'11 marzo 2019.

Il 14 marzo è stata infine votata una mozione volta a far pronunciare il Parlamento su un'eventuale estensione del periodo previsto all'art. 50 del Trattato sull'Unione europea, in scadenza il 29 marzo 2019 e il Parlamento di Londra, questa volta, ha approvato la mozione.
La premier May, a questo punto, riporterà in Parlamento l’accordo di recesso per una terza volta entro il 20 marzo. Qualora questa volta l’accordo dovesse passare (cosa ancora molto improbabile), la premier britannica chiederà all'Europa solo un'estensione tecnica della scadenza del 29 marzo. Ed entro il 30 giugno il Regno Unito sarebbe fuori dall'Ue. Se invece la settimana prossima l'accordo non venisse (nuovamente) approvato, a quel punto la premier chiederà all'Europa un'estensione più lunga, fino a fine anno, che però Bruxelles, che deve peraltro pronunciarsi con voto unanime dei 27 Paesi, si è detta pronta a concedere solo "per un motivo valido".

Una proroga tecnica di breve durata sarebbe comunque possibile solo in caso di approvazione di un accordo in tempo utile per evitare la partecipazione del Regno Unito alle elezioni europee di maggio. Il Primo Ministro inglese ha infatti depositato una mozione che impegna il Governo a concordare con l'UE, entro mercoledì 20 marzo 2019 (il giorno prima del Consiglio europeo che dovrebbe esaminare l'eventuale richiesta di proroga presenta dal Regno Unito ed approvarla all'unanimità) una limitata estensione del periodo previsto dall'art. 50 del TUE fino al 30 giugno 2019, al fine di approvare la legislazione nazionale necessaria al recesso dall'UE. Nella mozione si precisa che, nel caso in cui la House of Commons non abbia approvato entro il 20 marzo l'accordo di recesso e il quadro delle future relazioni con l'UE, è altamente probabile che il Consiglio europeo richiederà una chiara motivazione per tale estensione, al fine di determinarne la durata ed una estensione per un periodo che vada oltre il 30 giugno 2019 con la conseguente partecipazione del Regno Unito alle elezioni del Parlamento europeo.

Spetterà in ogni caso al Consiglio europeo del 21 e 22 marzo decidere all'unanimità su tale richiesta.

Al momento si prospettano dunque i seguenti possibili scenari:
  • richiesta di una proroga del termine previsto dall'art. 50 del TUE, in scadenza il 29 marzo 2019, che deve essere decisa all'unanimità dal Consiglio europeo, a seguito di un'eventuale richiesta formulata dal Regno Unito. In tal caso, una proroga che andasse oltre il 23-26 maggio 2019, date per lo svolgimento delle elezioni del Parlamento europeo, comporterebbe la partecipazione a tali elezioni anche del Regno Unito. Come indicato da più parti, una eventuale richiesta di proroga da parte del Regno Unito dovrebbe essere motivata ed indicare un nuovo termine adeguato. Considerata la difficoltà per il Parlamento inglese di convergere su una posizione comune, difficilmente una proroga potrebbe essere concessa per un periodo breve, ma dovrebbe essere concessa presumibilmente fino al 31 dicembre 2020, data di scadenza dell'attuale quadro finanziario pluriennale;
  • un ulteriore voto della House of Commons sull'accordo di recesso e la dichiarazione sulle future relazioni con l'UE;
  • dimissioni del Primo Ministro, a seguito di una eventuale ulteriore approvazione di una mozione di sfiducia, sua sostituzione e/o convocazione di nuove elezioni politiche. L'indizione di elezioni politiche anticipate è prevista se, entro 14 giorni dall'approvazione di una mozione di sfiducia, il Governo in carica o un nuovo Governo non ottiene la fiducia. In tal caso, le elezioni posso essere indette dopo solo dopo 25 giorni lavorativi. Il Primo Ministro può comunque proporre lo svolgimento di elezioni anticipate, anche a prescindere dall'approvazione della mozione di sfiducia, ma, in tal caso, è richiesta l'approvazione da parte di due terzi del Parlamento;
  • convocazione di un secondo referendum che potrebbe vertere sull'approvazione o meno dell'accordo di recesso, o invitare i cittadini ad esprimere una preferenza tra approvazione dell'accordo di recesso, uscita senza accordo (No deal) e permanenza nell'UE alle attuali condizioni. I tempi tecnici per lo svolgimento di un secondo referendum potrebbero comportare la necessità di una proroga del termine dei due anni previsto dell'articolo 50 del TUE, in scadenza il 29 marzo 2019;
  • revoca unilaterale da parte del Regno Unito della decisione di recedere dall'UE. La Corte di giustizia dell'UE, nell'ambito del procedimento C-621/18, ha infatti emesso il 10 dicembre 2018 una sentenza con la quale ha stabilito che il Regno Unito può decidere, unilateralmente, di revocare la sua decisione di recedere dall'Unione europea, prima dell'entrata in vigore dell'accordo di recesso o prima della scadenza dei due anni prevista dall'50 del Trattato sull'Unione europea o di una sua eventuale proroga.

Si ricorda, in ogni caso, che è previsto un periodo transitorio dal 30 marzo 2019 al 31 dicembre 2020 (che potrà essere rinnovato di comune accordo una sola volta, prima del 1° luglio 2020 per un periodo di uno o due anni), nel corso del quale il Regno Unito non farà più parte dell'UE, ma non saranno ancora applicabili le disposizioni del futuro accordo sui rapporti tra UE e Regno Unito. Il periodo transitorio è volto a dare tempo alle amministrazioni nazionali ed alle imprese per adeguarsi al nuovo quadro regolamentare previsto dalla Brexit e di negoziare l'accordo che dovrà disciplinare le relazioni tra l'UE e il Regno Unito in quanto paese terzo.
Nel periodo transitorio, il diritto dell'UE si continuerà ad applicare integralmente al Regno Unito, che però non sarà più rappresentato nelle istituzioni ed organi dell'UE e non parteciperà al processo decisionale europeo.
Nel corso del periodo transitorio:
  • il Regno Unito continuerà a partecipare all'unione doganale, al mercato unico ed a tutte le politiche dell'UE;
  • l'acquis dell'UE (l'insieme dei diritti, degli obblighi giuridici e degli obiettivi politici che accomunano e vincolano gli Stati membri dell'Unione europea) continuerà ad applicarsi integralmente al Regno Unito, ed ogni eventuale successiva modifica all'acquis si applicherà automaticamente al Regno Unito;
  • sarà mantenuta l'efficacia diretta e la primazia del diritto dell'UE.
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