Internazionalizzazione

1 dicembre 2018

Il rimpatrio di utili provenienti da Stabili in regime di esenzione

Autore: Silvia Bettiol
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Abbiamo già avuto modo di evidenziare in un precedente intervento quali siano i vantaggi di investire all’estero attraverso una stabile organizzazione in luogo di una società di diritto locale. Tra le varie opportunità vi è la facoltà, dal 2016, di esercitare la c.d. opzione per la Branch Exemption al fine di escludere da tassazione in Italia il reddito proveniente dalla stabile organizzazione estera purché questa non sia localizzata in paradisi fiscali.

Ricordiamo in estrema sintesi, infatti, che la disciplina di branch exemption di cui all’art. 168-ter permette alle società o agli imprenditori individuali che aprono stabili organizzazioni all’estero, di optare per l’esenzione in Italia dei redditi maturati dalle loro stabili, determinando in questo modo una tassazione esclusiva nel paese in cui è collocata la branch.

A questo punto si apre un ulteriore tema relativo al rimpatrio degli utili maturati dalla stabile.

Sul tema ha fornito importanti chiarimenti il provvedimento dell’Agenzia delle Entrate del 28 agosto 2017.

Se, infatti, la stabile organizzazione per la quale si esercita l’opzione per l’esenzione, non è paradisiaca, nel momento in cui la stabile, dopo aver scontato le imposte locali nel paese estero, attribuirà i propri utili alla casa madre, questi non sconteranno più alcuna tassazione.
Se, diversamente, la stabile organizzazione è localizzata in un paradiso fiscale, e quindi sconta nel paese estero un livello di tassazione nominale inferiore al 50% di quello italiano, la questione relativa alla tassazione degli utili rimpatriati è più complessa.

L’art. 168-ter comma 3 stabilisce che, quando la stabile organizzazione è localizzata in Stati o territori inclusi nel decreto o nel provvedimento emanati ai sensi dell'articolo 167, comma 4, l'opzione di cui al comma 1 (opzione per l’esenzione) si esercita, relativamente a tali stabili organizzazioni, a condizione che ricorrano le esimenti di cui ai commi 5, lettere a) o b), del citato articolo. In sostanza la branch paradisiaca non esclude l’opzione da parte della casa madre, ma deve sussistere almeno una delle due esimenti.

Vediamo ora, invece, quale sia la tassazione applicabile agli utili della stabile paradisiaca che vengono rimpatriati in Italia.
Sul punto l’art. 168 ter comma 5 prevede in modo espresso che nel caso di esercizio dell'opzione per la branch exemption con riferimento alle stabili organizzazioni per le quali sono state disapplicate le disposizioni di cui all'articolo 167, si applicano, sussistendone le condizioni, le disposizioni degli articoli 47, comma 4, e 89, comma 3.

Le norme da ultimo citate sono quelle che prevedono, rispettivamente per le persone fisiche e le società di capitali, che i dividendi paradisiaci siano tassati integralmente (o talora al 50% in capo alle società di capitali) in capo al percettore italiano.
Il dubbio che a questo punto sorgeva spontaneo era relativo al momento in cui interveniva tassazione integrale del dividendo: questa deve avvenire già in fase di prima rimessa degli utili dalla stabile alla casa madre o interviene solo in caso di distribuzione di dividendi dalla casa madre ai soci?

La prima soluzione non convinceva già all’epoca in quanto le rimesse della liquidità dalla branch alla casa madre non dovrebbero essere tecnicamente dividendi ma giroconti all’interno della stessa entità.

Sul punto, l’Agenzia delle Entrate aveva previsto in una prima bozza di Provvedimento che se la società residente nel territorio dello Stato, e quindi la casa madre, distribuiva ai propri soci utili provenienti da stabili organizzazioni esenti localizzate in Stati o territori di cui al comma 4 dell’articolo 167 del TUIR, tali utili concorrevano a formare il reddito imponibile dei soci secondo le disposizioni degli articoli 47, comma 4, 59 e 89, comma 3, del TUIR, con riconoscimento del credito d’imposta in esse previsto.

Emergeva, quindi, che la tassazione integrale avrebbe riguardato solo il successivo passaggio dei dividendi dalla società italiana ai soci e non anche l’attribuzione principale alla casa madre.

Alla luce di questo aspetto, l’utilizzo della stabile, in luogo della società controllata nel Paese a fiscalità privilegiata risultava particolarmente interessante in quanto consentiva il rimpatrio degli utili alla casa madre italiana senza tassazione, dato che questa sarebbe intervenuta solo in capo al socio in ipotesi di distribuzione.

Il provvedimento definitivo ha, invece, dato nuove e diverse indicazioni.

Il nuovo punto 9.3 del Provvedimento riscrive, infatti, il meccanismo di tassazione degli utili. Da un lato viene confermato che la tassazione avviene solo in ipotesi di distribuzione al socio, tuttavia, a differenza di quanto era previsto dalla bozza, la tassazione su base integrale avviene non più in capo al socio ma in capo all’“impresa” ossia alla casa madre.

La modifica appesantisce chiaramente il livello impositivo degli utili rimpatriati dalle stabili paradisiache, in considerazione del fatto che, comunque, poi anche i soci subiranno ragionevolmente l’ordinaria tassazione sui dividendi.

Resta in ogni caso confermato il fatto che detti utili subiscono una tassazione integrale solo al momento della loro distribuzione. Il mero rimpatrio in capo alla casa madre risulta fiscalmente irrilevante.

Pertanto, in caso di distribuzione di dividendi, la società potrà scegliere di attribuire quelli non provenienti dalla branch paradisiaca. Il punto 9.4, al riguardo, presume prioritariamente distribuiti questi ultimi solo in mancanza di idonea documentazione che comprovi il contrario.
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