Internazionalizzazione

22 dicembre 2018

Rapporti Italia Cina: aspetti fiscali

Autore: Giovambattista Palumbo
internazionalizzazione internazionale accordo estero affari
L'attrazione dei flussi di Investimenti diretti esteri è uno dei profili portanti della politica economica della Cina. Il governo cinese ha dichiarato che saranno incentivati gli investimenti nei settori di alta tecnologia, produzione di attrezzature e nuovi materiali, servizi, economia del riciclo, della produzione pulita, dell'utilizzo di energie rinnovabili e della protezione dell'ambiente. Di contro, “non saranno incoraggiati” gli investimenti nei settori in cui le imprese cinesi hanno già una capacità produttiva forte e saranno disincentivati gli investimenti stranieri nei settori considerati chiave per la stabilità sociale, in quelli in cui la Cina sta cercando di trasformare le aziende nazionali in imprese multinazionali capaci di competere a livello globale, così come nei settori che hanno storicamente beneficiato di monopoli di Stato o di investimenti pubblici.

La strategia fiscale cinese per attrarre investimenti – L’aspetto fiscale, ai fini di un investimento in Cina assume naturalmente una rilevanza fondamentale.

Di seguito, dunque, in estrema sintesi, alcuni cenni alle regole fiscali del Paese.
Sui redditi delle imprese residenti e delle imprese non residenti con stabili organizzazione in Cina viene applicata un’aliquota standard del 25 percento.
Le piccole imprese a basso profitto hanno diritto ad un'aliquota ridotta del 20 percento, e, se un contribuente (compreso l’investitore estero) si qualifica come impresa high-tech, si applica, a regime, un’aliquota ridotta del 15 percento, oltre ad una deduzione fiscale supplementare per le spese di ricerca e sviluppo “qualificate”.
Per le imprese nuove o di alta tecnologia (compresi investitori esteri), si prevede, inoltre, anche una esenzione fiscale di due anni, seguita da tre anni con un tasso del 12,5%, prima di raggiungere lo standard ordinario del 15%.
Sotto il profilo fiscale, dal 2017, una serie di agevolazioni ha reso del resto ancora più interessante il rimpatrio in Cina dei profitti dall'estero.
Pechino ha emesso 11 nuovi regolamenti fiscali, diretti alle imprese cinesi e straniere, con nuovi tagli sulle imposte sugli investimenti esteri e tariffe doganali ridotte per 1.449 articoli.

Secondo quanto previsto dalla legge vigente in Cina, i dividendi sono generalmente soggetti ad una ritenuta fiscale del 10%, a meno che non sia possibile accedere ad un tasso più favorevole attraverso specifiche agevolazioni.
Viene quindi ora, in particolare, riconosciuta la possibilità di dilazione del pagamento della ritenuta fiscale (withholding tax) sui dividendi provenienti da investimenti stranieri appartenenti alla categoria degli “investimenti incoraggiati”, laddove i “progetti incoraggiati” degli investitori esteri riguardano sia la categoria degli investimenti inclusi nell’elenco del 2017 per la guida alle imprese estere di investimento, sia quelli presenti nell’elenco del 2017 delle imprese ad investimento estero, considerate come aventi priorità di investimento nella Cina centrale ed occidentale.
Gli investitori esteri che desiderano beneficiare della dilazione di pagamento sulle tasse relative ai dividendi distribuiti dalle società fiscalmente residenti in Cina, devono però soddisfare specifiche condizioni e, precisamente, devono investire o reinvestire, in modo diretto, gli utili distribuiti dalla società fiscalmente residente in Cina nei seguenti modi:
  • Aumentando, anche mediante trasferimento, il capitale versato, o le riserve di capitale della società fiscalmente residente in Cina;
  • Costituendo nuove società fiscalmente residenti in Cina;
  • Acquisendo partecipazioni di società fiscalmente residenti in Cina da soggetti terzi;
  • Ricorrendo ad altri metodi che le autorità ritengano conformi.

Non è comunque permesso l’investimento in società quotate, eccezione fatta per i casi in cui l’investitore straniero e la quota acquistata incontrano i requisiti di un “investimento strategico”.
Gli utili distribuiti devono essere generati da investimenti in forma azionaria i dividendi devono essere erogati dalle società fiscalmente residenti in Cina agli investitori stranieri tramite i loro utili non distribuiti.
I profitti devono essere trasferiti direttamente al nuovo investimento. I trasferimenti fatti a qualsiasi soggetto intermediario prima ancora di esser stati trasferiti sul nuovo investimento non saranno infatti qualificati come diretti.

La Convenzione in tema di doppia imposizione - La possibilità di dilazione del pagamento dell’imposta sui dividendi potrebbe anche servire a rispondere ad alcune criticità presenti nel Trattato sulle doppie imposizioni Cina/Italia (L. 376/89, in corso di aggiornamento), laddove:
  • L’art. 10 prevede che i dividendi pagati da una società cinese a un soggetto italiano sono imponibili sia Italia sia in Cina (con appunto ritenuta alla fonte che non può eccedere però il 10% dell’ammontare lordo dei dividendi);
  • L’art. 11 prevede che gli interessi pagati a un soggetto italiano sono imponibili sia Italia sia in Cina (ritenuta alla fonte), salvo esenzioni specifiche;
  • L’art. 12 prevede che le royalties pagate da una società cinese a un soggetto italiano sono imponibili sia Italia sia in Cina (ritenuta alla fonte).

Si evidenzia inoltre che, quanto ai capital gains e exit da investimenti cinesi, l’art. 13 dello stesso Trattato, in tema di Utili di capitale, a differenza della maggior parte dei trattati secondo il Modello OCSE, prevede che le plusvalenze derivanti dalla vendita di partecipazioni in società cinesi sono imponibili anche in Cina, se la partecipazione è pari almeno al 25%.
In base poi alla disciplina relativa all’indirect transfer of shares regime (disciplina antielusiva cinese), si prevede la tassazione (al 10%) sulle plusvalenze realizzate dalla vendita di partecipazioni in società non cinesi mediante le quali si è investito in società cinesi; tale norma mira in particolare a colpire strutture off shore finalizzate a eludere la tassazione dei capital gains in Cina.

Altre misure fiscali - Si evidenzia, infine, che, sempre al fine di stimolare la crescita economica, la Cina, a partire dal 1° maggio 2018, ha deciso di ridurre l’attuale aliquota Iva, stabilendo l’abbassamento dell’aliquota fiscale per la produzione dal 17 al 16%, mentre per il trasporto, le costruzioni, i servizi di telecomunicazione di base e i prodotti agricoli la riduzione è dall’11 al 10%. Queste riduzioni vengono applicate a tutte le aziende manifatturiere registrate in Cina, siano esse joint venture o società straniere.
Altre misure fiscali adottate in Cina per agevolare gli investimenti diretti delle società straniere sono inoltre le seguenti:
  • Ampliamento delle politiche di esenzione fiscale per le aziende con area non tassabile e innalzamento ad 1 milione di RMB della soglia di reddito per essere considerata micro e piccola impresa e beneficiare del regime agevolato per l’imposta sui redditi delle società (50% dell’aliquota standard);
  • Defiscalizzazione investimenti in R&S;
  • Estensione del riporto in avanti delle perdite fiscali fino a 10 anni per le società che operano nel settore high tech;
  • Deducibilità immediata ed integrale, ai fini dell’imposta sul reddito delle società (anziché con l’ordinario ammortamento), dei costi sostenuti per l’acquisto qualificato di nuovi beni strumentali per attività di R&D;
  • Aumento della deducibilità dei costi per la formazione dei dipendenti dal 2,5% all’8% della retribuzione corrisposta ai lavoratori;
  • Riduzione (da 0,5% a 0,25%) dell’imposta di bollo sull’ammontare dei versamenti in conto capitale e delle iscrizioni a riserva effettuati da contribuenti cinesi.
 © Informati S.r.l. – Riproduzione Riservata