Sviluppare l'impresa

22 dicembre 2018

Internet degli oggetti, impresa e pubblica amministrazione: quali opportunità?

Autore: Simone Carunchio
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Le imprese possono sfruttare l'evoluzione tecnologica digitale sia nella veste di produttori sia in quella di utilizzatori. Il campo del cosiddetto Internet degli Oggetti (IdO o IoT - Internet of Things) è centrale nella loro trasformazione digitale e nelle opportunità di mercato che si stanno aprendo a settori che spaziano dalla mobilità in generale all'agricoltura. Questa evoluzione coinvolge anche la Pubblica Amministrazione, e in proposito si parla di transizione digitale. Cosa si intende quando si tratta di IdO? Quali sono le principali utilizzazioni pratiche?

Gli oggetti collegati a internet sono al centro della trasformazione digitale (per quanto attiene alle imprese) e della transizione digitale (per quanto attiene alla pubblica amministrazione). Ma essi diveranno sempre più comuni anche negli ambienti domestici, nei contesti lavorativi e, in generale, degli ambienti in cui si trova ad operare l'essere umano.

Si parla in proposito, comunemente, seppur in maniera bizzarra, apparentemente, di Internet degli Oggetti (IdO - IoT, Internet of Things). In realtà la locuzione non pare più così strana se si pone mente al fatto che detti oggetti hanno potuto svilupparsi soprattutto grazie all'evoluzione della rete (in termini di velocità) e dei cloud (in termini di spazio dedicato all'immagazzinamento dei dati e di funzionalità).

Della primaria importanza di internet, però, l'utente comune potrebbe addirittura non rendersene conto. Per esempio, il cellulare stesso è una periferica che può, ormai, essere racchiusa nella categoria degli IdO e che permette, per dirne una, di velocizzare le ricerche in rete grazie al sensore sonoro (quello normalmente utilizzato per telefonare: il microfono). Oltre a poterlo attivare manualmente, esso può attivarsi automaticamente e ‘spiare’, registrare ed elaborare le nostre conversazioni di modo che le tematiche siano già predisposte per indirizzare il motore di ricerca al momento dell’utilizzo. Di palmare evidenza è il rischio di violazione della privacy in cui si potrebbe incorrere (questo il principale problema della continua connessione alla rete).

Ma il cellulare rappresenta l'esempio più manifesto per indicare il 'mondo' degli IdO. Ciò che è in uso e ciò che è oggetto di ricerca è un campo vastissimo. Tentarne una categorizzazione non è semplice perché ogni evoluzione si propaga nei campi del sapere e dell'uso più diversi.
Già si incominciano a diffondere degli oggetti che riconoscono la 'voce del padrone' e che rispondono a comandi semplici come "Chiama Paolo" o "Trova la ricetta del profiteroles". Altri, invece, che si potrebbero definire come accessori d'abbigliamento, magari sportivo, servono per monitorare i parametri fisio-biologici (braccialetti o 'orologi'). Da qui al campo della sanità il passo è breve, e, come spesso accade, le innovazioni più sorprendenti arrivano proprio dagli usi militari o medicali delle nuove tecnologie: attraverso apparecchiature collegate alla rete è possibile la gestione remota dei pazienti o, addirittura, eseguire interventi chirurgici a distanza o, anche, monitorare, grazie a droni, vaste porzioni di territorio per prevenire atti criminosi. Questi ultimi sono usati anche quali ‘fattorini’ per il trasporto rapido di medicinali in zone poco accessibili con i mezzi più diffusi.

Questi oggetti possono anche essere dotati di intelligenza artificiale (ossia di programmi basati su algoritimi che permettono di modificare il comportamento della macchina sulla base delle sue proprie nuove conoscenze), come nel caso per esempio di X-LAW (sviluppato a Napoli): sistema predittivo per la prevenzione del crimine che lavora su fatti ricorrenti (registrati e immagazzinati, magari in cloud).

Ma anche nella vita quotidiana gli IdO potrebbero risultare particolarmente utili. Si parla di città intelligenti (smart city) in relazione agli agglomerati urbani dotati di tecnologie che permetteranno un migliore utilizzo del tempo e dell'energia. Si tratta di semafori intelligenti, che diventano verdi quando non passano veicoli dal senso opposto e che possono valutare il traffico per trasmettere alle autovetture le informazioni, le quali, a loro volta, possono essere elaborate dalle stesse (veicoli intelligenti) per la scelta di un percorso meno trafficato. Ma si tratta anche di sistemi di illuminazione che si spengono quando non ce n'è necessità e si riaccendono preventivamete al passaggio di un corpo utilizzando tecnologie sensoriali. Ma si tratta anche di oggetti che possono monitorare il funzionamento del trasporto pubblico in base alle esigenze degli utenti (metropolitane, treni, etc.). Questa della città intelligente rappresenta una parte della transizione digitale della Pubblica amministrazione (la quale si sta indirizzando anche e soprattutto verso la burotica).

Un altro utilizzo è quello che concerne le cosiddette case intelligenti (smart home), ossia ambienti abitativi dotati di sistemi che permettono di regolare, per esempio, la temperatura interna, o il funzionamento degli elettrodomestici, o delle tapparelle, a distanza (attraverso applicazioni istallate sui cellulari) o di sensori che rilevano la presenza di persone all'interno ai fini della sicurezza dei proprietari per comunicare direttamente con questi ultimi e con le forse dell’ordine. Stessi obiettivi sono perseguiti anche nel campo degli edifici intelligenti per la gestione dell'elettricità. In questo senso gli IdO saranno applicabili anche negli uffici, nei locali destinati al commercio, nelle aziende.
In quest'ambito in particolare, l'obiettivo che si potrà perseguire attraverso gli IdO (dotati di intelligenza artificiale) è quello di creare un gemello digitale (digital twin) di un impianto, o di una linea di produzione, o anche di una singola macchina, realizzato da un incrocio di dati reali di funzionamento, disegni tridimensionali di progettazione e sistemi di analisi e di calcolo che permettono, oltre che di gestirne la manutenzione, anche di verificarne le possibili alternative di utilizzo.

Ma il loro utilizzo potrà espandersi anche nel settore agricolo (il cd. Agrifood) attraverso lo sviluppo di apparati sensoristici ambientali e territoriali che potranno aiutare a gestire la produzione in relazione al meteo, all'uso dell'acqua, dei fertilizzanti o dei concimi.

Sembra il futuro, ma invece il futuro è già qui, anche perché, senza troppa pubblicità per l'utente comune, le ricerche che hanno permesso di giungere a questi risultati sono in realtà piuttosto risalenti nel tempo: già dalla fine degli anni '80 del secolo scorso si cominciò a pensare a oggetti del genere, e la locuzione "internet oh Things" comincia a circolare nel 1999 negli Stati Uniti al MIT (Massachusetts institute of technology) quando si mise a punto (definitivamente, dopo uno studio durato più di cinquant'anni) il RFID, ossia il Radio-Frequency IDentification (identificazione a radiofrequenza). Si tratta di una tecnologia che permette l'identificazione automatica di entità (come persone, oggetti, bestie) catalogandoli con l'utilizzo di particolari etichette (tag) e che non ha necessità di contatto tra le apparecchiature coinvolte. Queste ultime sono tre: l’emittente onde elettro-magnetiche (che può assumere anche la forma di un sottile adesivo), un ‘interrogatore’ (reader), che comunica sia con l’emittente sia con un computer centrale che ‘archivia’ le informazioni – il terzo apparecchio. L’interrogatore può, eventualmente, modificare i dati ‘contenuti’ nell’emittente.

Esempi pratici di utilizzo di questa tecnologia sono rappresentati dai cosiddetti passaporti elettronici o dalla bigliettazione (anch'essa) elettronica; ma è possibile utilizzarli anche nella logistica dei magazzini e dei trasporti. In sostanza si tratta di sensori.
Ed è proprio la tecnologia sensoriale quella che si trova alla base degli IdO e che ne ha permesso lo sviluppo. In particolare sensori acustici e visivi, ossia microfoni (che sanno riconoscere le voci umane e non) e fotocamere (che sanno riconoscere le sagome e che riescono a ridurre il rumore digitale, ossia l'effetto 'pixelato', anche di notte) e, appunto, il RFID.

In questi campi l'imprenditore si presenta come colui che può utilizzare le nuove apparecchiature o che può produrne. In entrambi i casi si tratta di opportunità che non devono essere sottovalutate. Passare, per esempio, dalla produzione di cancelli automatici ad apparecchiature e applicazioni per la casa intelligente è un percorso fattibile. Come lo è dotarsi, da parte dell'imprenditore agricolo, di apparecchiature per la previsione locale del meteo. Anche per le amministrazioni (che per adesso si sono concentrate maggiormente sulla burotica) è necessario, sempre più, orientarsi verso politiche di digitalizzazione degli spazi.
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