Tendenze & Mercati

16 febbraio 2019

Commissione UE: grandi incertezze sulle prospettive economiche dell’Italia

Autore: Devis Nucibella
ue europa
Secondo la Commissione UE nel 2019 il PIL italiano scenderà a +0,2%, considerevolmente meno di quanto anticipato nelle previsioni autunnali (+1,2%). Si tratta di un’attività economica “anemica” nella prima metà dell'anno. La revisione, la più ampia in Ue, è dovuta a un rallentamento peggiore del previsto nel 2018, incertezza di policy globale e domestica e a una prospettiva degli investimenti molto meno favorevole. La stima del Pil 2018 è 1%, nel 2020 0,8%, e l'Italia resta fanalino di coda in Ue.

L'economia italiana ha cominciato a perdere slancio all'inizio del 2018, ed è finita in contrazione nella seconda metà, col Pil calato di 0,2% negli ultimi tre mesi. Ma mentre la frenata iniziale era largamente dovuta al commercio mondiale meno dinamico, il recente allentamento dell'attività economica è dovuto a una domanda interna pigra, in particolare su investimenti, mentre pesa l'incertezza legata alla policy del Governo e l'aumento dei costi di finanziamento.

Secondo la Commissione Ue le prospettive di crescita italiane sono soggette ad elevata incertezza e lo si rileva dalle nuove stime economiche. Un'economia globale più debole dell'atteso, l'impatto sul sentimento dell'aumentata incertezza di politiche e le condizioni di finanziamento del settore privato possono portare a un calo maggiormente protratto, spiega Bruxelles.

L'economia europea crescerà per il settimo anno consecutivo nel 2019 con previsioni espansive in tutti gli stati membri, ma il ritmo di crescita complessivo ci si aspetta che si modererà rispetto agli alti tassi degli anni recenti, con un outlook soggetto a grande incertezza. Così le previsioni economiche d'inverno della Commissione Ue, che tagliano nettamente al ribasso (-0,6%) il PIL dell'eurozona per il 2019 all'1,3% rispetto all'1,9% delle previsioni d'autunno. Anche per il 2018 il PIL è rivisto al ribasso all'1,9% dal 2,1%.

Oltre a fattori esterni che si ripercuotono su molti Paesi, si nota che in Italia l'incertezza sulle politiche economiche ha avuto ripercussioni negative sulla fiducia delle imprese e sulle condizioni finanziarie. L'Italia ha bisogno di riforme strutturali profonde e un'azione decisa per ridurre il debito pubblico elevato. In altre parole, politiche responsabili che sostengano stabilità, fiducia e investimenti.

In alcuni Paesi dell'eurozona stanno facendo ritorno preoccupazioni sul circolo vizioso debito sovrano-banche e la sostenibilità del debito, mentre dalla Brexit viene ulteriore incertezza. Per questo essere consapevoli di questi rischi montanti è metà del lavoro, l'altra metà è scegliere il giusto mix di politiche come facilitare gli investimenti, raddoppiare gli sforzi per le riforme strutturali e perseguire politiche fiscali prudenti. Non sembra che l'espansione keynesiana prevista dal Governo si stia materializzando in modo forte, malgrado un miglioramento della situazione finanziaria e dello spread.

Dal canto suo la Bce rileva che i rischi per le prospettive di crescita nell'area dell'euro si sono orientati al ribasso per via delle persistenti incertezze connesse a fattori geopolitici e alla minaccia del protezionismo, alla vulnerabilità dei mercati emergenti e alla volatilità dei mercati finanziari. Alla luce di tale situazione il consiglio direttivo è pronto ad adeguare tutti i suoi strumenti, ove opportuno, per assicurare che l'inflazione continui a dirigersi stabilmente verso l'obiettivo prossimo al 2%.
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