Tendenze & Mercati

16 marzo 2019

Continua ad aumentare il credito concesso dalle banche

Autore: Devis Nucibella
economia borsa mercati
Sulla base dei dati pubblicati dall’Abi risulta che anche ad inizio del 2019 i prestiti concessi dagli istituti bancari sono in crescita; in aumento anche il relativo tasso di interesse applicato. Drastica riduzione delle sofferenze che si riducono del 66%.

Dinamica dei prestiti bancari
Dai dati al 31 gennaio 2019, emerge che i prestiti a famiglie e imprese registrano una crescita su base annua pari all’1%. Tale evidenza emerge dalle stime basate sui dati pubblicati dalla Banca d’Italia, relativi ai finanziamenti a famiglie e imprese (calcolati includendo i prestiti non rilevati nei bilanci bancari in quanto cartolarizzati e al netto delle variazioni delle consistenze non connesse con transazioni, ad esempio, variazioni dovute a fluttuazioni del cambio, ad aggiustamenti di valore o a riclassificazioni).
Sulla base degli ultimi dati relativi a dicembre 2018, si conferma la crescita del mercato dei mutui. L’ammontare totale dei mutui in essere delle famiglie registra una variazione positiva di +2,5% su base annua.

Tassi di interesse sui presiti
A gennaio 2019 i tassi di interesse sulle nuove operazioni di finanziamento registrano le seguenti dinamiche:
  • il tasso medio sulle nuove operazioni per acquisto di abitazioni è risultato pari a 1,92% (1,89% a dicembre 2018, 5,72% a fine 2007);
  • il tasso medio sulle nuove operazioni di finanziamento alle imprese è risultato pari a 1,52% (1,46% il mese precedente; 5,48% a fine 2007).

Il tasso medio sul totale dei prestiti è pari al 2,59% (2,55% il mese precedente e 6,18% prima della crisi, a fine 2007).

Qualità del credito
Le sofferenze nette (cioè al netto delle svalutazioni e accantonamenti già effettuati dalle banche con proprie risorse) a dicembre 2018 si sono attestate a 29,5 miliardi di euro, un valore in forte calo rispetto ai 38,3 miliardi del mese precedente e rispetto al dato di dicembre 2016 (-57,3 miliardi). In 2 anni si sono quindi ridotte di circa il 66%. Rispetto al livello massimo delle sofferenze nette, raggiunto a novembre 2015 (88,8 miliardi), la riduzione è di oltre 59 miliardi.
Il rapporto dell’Abi rende disponibili una serie di informazioni quantitative che sono in anticipo rispetto ad ogni altra rilevazione in proposito. Tale possibilità è determinata dal fatto che le banche sono i produttori stessi di queste informazioni.
Il rapporto sofferenze nette su impieghi totali si è attestato all’1,72% a dicembre 2018 (era 4,89% a fine 2016).

Dinamica della raccolta dalla clientela
In Italia i depositi (in conto corrente, certificati di deposito, pronti contro termine) sono aumentati, a gennaio 2019, di circa 35 miliardi di euro rispetto a un anno prima (variazione pari a +2,4% su base annuale), mentre si conferma la diminuzione della raccolta a medio e lungo termine, cioè tramite obbligazioni, per 29 miliardi di euro in valore assoluto negli ultimi 12 mesi (pari a -10,8%). La dinamica della raccolta complessiva (depositi da clientela residente e obbligazioni) risulta in lieve crescita (+0,3% a gennaio 2019).

Tassi di interesse sulla raccolta
A gennaio 2019 il tasso di interesse medio sul totale della raccolta bancaria da clientela (somma di depositi, obbligazioni e pronti contro termine in euro a famiglie e società non finanziarie) è pari in Italia a 0,61%, (0,61% nel mese precedente) ad effetto:
  • del tasso praticato sui depositi (conti correnti, depositi a risparmio e certificati di deposito), pari a 0,36% (0,36% anche a dicembre 2018);
  • del tasso sui PCT, che si colloca a 1,68% (1,66% a dicembre 2018);
  • del rendimento delle obbligazioni in essere, pari a 2,39% (2,39% anche a dicembre 2018).

Margine tra tasso sui prestiti e tasso sulla raccolta
Il margine (spread) fra il tasso medio sui prestiti e quello medio sulla raccolta a famiglie e società non finanziarie permane in Italia su livelli particolarmente bassi, a gennaio 2019 risulta pari a 198 punti base (194 punti base il mese precedente), in marcato calo dagli oltre 300 punti base di prima della crisi finanziaria (335 punti base a fine 2007).
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