Tendenze & Mercati

22 dicembre 2018

Continua il successo della raccolta del risparmio con i Pir

Autore: Devis Nucibella
soldi fisco ricchezza
I piani individuali di risparmio si sono rivelati un successo anche se, accanto a tante luci, hanno presentato qualche ombra, tra cui un eccesso di commissioni che l'industria del risparmio ha applicato a chi ha investito nei Pir. È quanto ha affermato Stefano Firpo, direttore generale del Ministero dello Sviluppo economico, nel corso di un convegno sui Pir.

Come noto con la Legge di Bilancio sono stati introdotti i Piani individuali di risparmio (PIR). L’obiettivo del provvedimento è di canalizzare il risparmio delle famiglie verso investimenti produttivi di lungo termine, favorendo in questo modo la crescita del sistema imprenditoriale italiano. I risparmiatori, persone fisiche, che indirizzano le loro risorse verso strumenti finanziari di imprese industriali e commerciali italiane ed europee radicate nel territorio italiano, beneficiano di un incentivo fiscale importante: esenzione dalle imposte dei proventi derivanti da tali investimenti. Condizione per accedere all’agevolazione è quella di mantenere l’investimento per almeno 5 anni.

Stefano Firpo, direttore generale del Ministero dello Sviluppo economico ha effettuato un primo bilancio del strumento finanziario affermando quanto segue: “Credo che una raccolta di 18 miliardi in un anno e mezzo era l'obiettivo che il legislatore si aspettava di raggiungere in cinque anni e dunque il successo dei Pir è indubbio”. I piani individuali di risparmio, ha aggiunto, si sono rivelati “uno strumento importante per indirizzare verso la corporate Italia un po’ di risparmio e per creare più liquidità sul mercato italiano, è questo è positivo pur non avendo i Pir la capacità taumaturgica che non può avere e la strada per rendere la finanza impresa più aperta al mercato recato e meno bancocentrico è ancora lunghissima”.

Accanto a tante luci c'è anche qualche ombra: sul non quotato è andato poco, sul primario è andato poco e l'industria in termini di commissioni - ha bacchettato Firpo - ha un po’ anticipato il ritorno fiscale a se stessa più che al risparmiatore. Sulle commissioni - ha aggiunto - si poteva avere un atteggiamento un po' più cauto.

Secondo il direttore generale del Ministero dello Sviluppo economico è difficile e ingiusto valutare adesso il rendimento dei Pir alla luce del difficile momento di mercato che anche i piani individuali di risparmio stanno affrontando.

Massimo Mazzini, direttore marketing e sviluppo commerciale di Eurizon, ha messo in evidenza come l'incidenza dei Pir sulla raccolta globale dell'industria del risparmio gestito sia salita da circa il 10% del 2017 al 28% dei primi nove mesi del 2018, sebbene con sebbene quest'anno la raccolta dei Pir a settembre sia scesa a 3,5 miliardi di euro rispetto ai circa 11 miliardi del 2017. “Quest'anno - ha spiegato - la raccolta è più difficile per via di questa incertezza che c'è in Italia ma anche a livello globale ma i Pir dimostrano una maggiore resilienza rispetto ad altri prodotti del risparmio gestito” in quanto beneficiano del vantaggio fiscale riconosciuto a chi li tiene in portafoglio per cinque anni.

Nel primo semestre dell'anno i fondi Pir, secondo i dati di Assogestioni, hanno registrato una raccolta netta pari a 3,34 miliardi di euro. È quanto emerso nel corso della seconda edizione dell'Italian Mid Cap Conference organizzata da Equita, con oltre 60 investitori, 9 società quotate e 200 incontri organizzati suddivisi in 40 group meeting.
Nel secondo trimestre la raccolta netta dei Pir si è attestata a 1,35 miliardi, con un rallentamento rispetto al primo trimestre dell'anno (1,99 miliardi).

Luigi de Bellis, dell'ufficio studi Equita, a margine dell'incontro ha sottolineato: “I risultati realizzati finora sui Pir sono più che incoraggianti. Con questi strumenti è stata canalizzata una parte del risparmio italiano verso l'investimento in imprese domestiche; sono state raccolte maggiori risorse finanziare a favore delle imprese diverse dai grandi gruppi; è stato creato un «feeling» positivo nei confronti della quotazione tra gli imprenditori italiani, anche per realtà medio-piccole; è stata portata maggiore attenzione degli investitori e liquidità sulle piccole e medie aziende”.
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