Tendenze & Mercati

1 dicembre 2018

In calo gli utili degli istituti di credito

Autore: Devis Nucibella
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Secondo le stime della Bce e della banca d’Italia, gli utili degli istituti di credito sono destinati a ridursi nel 2018 rispetto all’anno precedente.

La Banca centrale europea (BCE) ha pubblicato le proprie aspettative riguardo ai processi interni di valutazione dell’adeguatezza patrimoniale (internal capital adequacy assessment process, ICAAP) e ai processi interni di valutazione dell’adeguatezza della liquidità (internal liquidity adequacy assessment process, ILAAP) degli enti creditizi.

Livelli adeguati di capitale e di liquidità sono essenziali per la capacità di tenuta delle singole banche. La Bce attende che gli enti valutino i rischi assunti e che individuino, gestiscano in maniera efficace e coprano con livelli di capitale e liquidità sufficienti tutti i rischi rilevanti, nel continuo e in un’ottica prospettica.

L’andamento del 2018 presenta notevoli difficoltà e la patrimonializzazione degli istituti di credito è destinata a ridursi rispetto all’anno precedente.

Lo spread, innanzitutto, che taglia le gambe del capitale e del costo della raccolta e dei prestiti innescando poi un clima di incertezza e di mancati investimenti che frena la crescita economica. E così dopo un inizio di anno brillante, la fine del 2018 e il 2019 vedranno un "forte rallentamento degli utili" degli istituti di credito secondo il consensus degli analisti rilevato da Bankitalia.

Non è solo lo spread ad andare a picco. Se il confronto tra Btp e Bund è impietoso - con quasi 150 punti d'incremento dall'inizio dell'anno - lo è anche l'andamento della Borsa di Milano rispetto al resto delle Piazze europee. Le tensioni sulla manovra economica hanno impattato su un quadro già abbastanza debole. Il conto, taccuino alla mano, è salatissimo con oltre 70 miliardi di capitalizzazione bruciati.

I rischi per la stabilità finanziaria derivanti dall'evoluzione dell'economia mondiale sono in aumento. Il protrarsi dei contrasti commerciali a livello internazionale accresce l'incertezza e può avere conseguenze negative sulla crescita. Alla rimozione dello stimolo monetario negli Stati Uniti si associa un inasprimento delle condizioni finanziarie globali. In Europa gli stress test dell'EBA mostrano che le principali banche sono solide; permangono tuttavia alcune aree di vulnerabilità.

In Italia i maggiori rischi per la stabilità finanziaria derivano dalla scarsa crescita e dall'alto debito pubblico. Le ripercussioni sull'economia delle tensioni sui titoli sovrani sono attenuate dal basso indebitamento privato e dalla lunga vita residua del debito pubblico, che rende graduale la trasmissione del rialzo dei rendimenti sul costo medio del debito. Incrementi elevati e persistenti dei premi per il rischio sui titoli sovrani incidono sulla ricchezza delle famiglie, sulla disponibilità di credito al settore privato, sulle condizioni di liquidità e di patrimonializzazione di banche e assicurazioni.

Nel settore bancario proseguono il miglioramento della qualità del credito e il recupero della redditività. Le tensioni sul mercato dei titoli pubblici hanno tuttavia determinato un peggioramento degli indicatori di liquidità e di patrimonializzazione e un aumento dei rischi di mercato.
Il settore assicurativo è particolarmente esposto al rischio sovrano; gli indici di solvibilità delle compagnie sono in media ampiamente al di sopra dei minimi regolamentari, ma hanno registrato una consistente riduzione.
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