ACCESSI, ISPEZIONI E VERIFICHE

Pace Fiscale. Definizione pvc post verifica vs. impugnazione accertamento

Autore: Marco Brugnolo
accordo contratto professionista
Una delle opportunità più interessanti offerte dalla cd. “Pace Fiscale”, riguarda la possibilità di definire in via agevolata i processi verbali di constatazione (pvc) notificati al contribuente entro il 24/10/2018 (data di entrata in vigore del D.L. n. 119/2018), purché non già “confluiti” in successivi provvedimenti impositivi notificati dall’Agenzia delle Entrate entro la medesima data.

L’istituto è stato introdotto dall’art. 1 del menzionato decreto legge ed è rimasto pressoché invariato anche in sede di conversione, ad opera della Legge 17/12/2018, n. 1361.

Tuttavia, trattasi di un istituto disciplinato “a metà”, in quanto mancano tuttora i provvedimenti normativi di secondo grado, destinati a fissare le disposizioni necessarie per la relativa attuazione.

Com’è noto, gli atti oggetto dell’istituto in argomento si inquadrano nel procedimento amministrativo dell’accertamento tributario, in funzione strumentale e prodromica rispetto agli atti impositivi che da essi derivano (di pertinenza dell’Agenzia delle Entrate).

Per tal motivo sono definiti anche “atti endoprocedimentali” e, come tali, non possono essere autonomamente impugnati dinanzi alle commissioni tributarie; la loro impugnazione, infatti, potrà avvenire dopo l’emissione dei provvedimenti impositivi cui sono preordinati e solo unitamente a tali ultimi atti.

Ma in relazione ai pvc ricevuti dal contribuente entro il 24 ottobre scorso, ci si chiede, alla luce delle opportunità offerte dal decreto sulla “Pace Fiscale” se, medio tempore, l’Agenzia delle Entrate possa emettere comunque atti impositivi sulla base di tali verbali.

E, nel caso di emissione di tali atti accertativi, ci si chiede quali siano le possibili conseguenze per il contribuente.

La definizione agevolata dei pvc. L’art. 1 del D.L. n. 119/2018, convertito dalla Legge n. 136/2018 concede al contribuente la possibilità di definire il “contenuto integrale dei processi verbali di constatazione redatti ai sensi dell'articolo 24 della legge 7 gennaio 1929, n. 4, consegnati entro la data di entrata in vigore del presente decreto”.

La definizione de qua è condizionata alla previa presentazione, entro il 31 maggio 2019, di apposite dichiarazioni integrative (una per ogni tributo e annualità oggetto di rilievo nel pvc), per la regolarizzazione delle violazioni constatate in materia di imposte sui redditi e relative addizionali, contributi previdenziali e ritenute, imposte sostitutive, Irap, Iva, Ivie, Ivafe.

L’agevolazione consiste nel fatto che il contribuente che aderisce all’istituto in commento, dovrà versare le sole imposte risultanti dalle dichiarazioni integrative (basate sui rilievi del pvc), ossia al netto di sanzioni e interessi per ritardato pagamento, in un’unica soluzione entro il 31/05/2019, ovvero in rate trimestrali fino ad un massimo di venti (la prima delle quali da versare entro il medesimo termine); non è possibile la compensazione con tributi o contributi a credito.

Gli atti accertativi fondati su pvc definibili.La norma in questione non introduce alcuna limitazione al potere accertativo dell’Agenzia delle Entrate, in relazione alle annualità oggetto di rilievo nei pvc notificati entro il 24 ottobre.

Per tal ragione, alcuni uffici, nelle more dell’emanazione dei provvedimenti di attuazione della norma in commento, continuano normalmente a notificare i propri atti impositivi su annualità di tal sorta, come se l’art. 1 del D.L. n. 119/2018 non esistesse, trascurando, peraltro, il contenuto del nono comma dell’art. 1 in commento, ai sensi del quale, per gli anni d’imposta fino al 31/12/2015, oggetto di pvc definibile, i termini di decadenza per l’azione accertativa sono prorogati di due anni2.

Trattasi di un modus operandi certamente legittimo, ma ci si chiede se tale procedura possa, in qualche modo, pregiudicare o comprimere i diritti sorti in capo al contribuente con la pubblicazione del decreto sulla Pace Fiscale, in relazione ai pvc definibili.

Il dilemma per il contribuente.Nessuna problematica dovrebbe sorgere in capo al contribuente destinatario di un pvc definibile qualora, prima di ricevere la notifica di uno o più atti impositivi derivati, provveda a presentare le dichiarazioni integrative per le annualità oggetto di rilievo ed a versare (almeno) la prima rata (il tutto, ovviamente, entro il 31/05/2019).

Ma quale sarà il comportamento che il contribuente dovrà adottare qualora, nelle more delle proprie determinazioni in merito al medesimo pvc (ma anche in attesa della pubblicazione dei provvedimenti attuativi e di messa a disposizione dei relativi moduli dichiarativi), dovesse ricevere gli atti impositivi?

Possibili soluzioni. Attese le numerose incertezze sull’operatività dell’istituto in questione, la soluzione adottabile non può che essere ispirata ai canoni della prudenza.

Più in concreto, il contribuente che si trova in tali circostanze e, per qualche ragione, non ha alcun interesse a definire in via agevolata il pvc, non ha altra scelta che impugnare nei termini i provvedimenti impositivi notificatigli medio tempore, per evitare che divengano definitivi.

Ma tale comportamento dovrà essere adottato, per ragioni quanto meno prudenziali, anche dal contribuente che, invece, ha tutto l’interesse (e l’intenzione) di procedere alla definizione agevolata dell’intero pvc, ancorché non lo possa fare nell’immediato, a causa delle contingenti carenze normative.

Da alcune parti si potrebbe sostenere che un tale comportamento (impugnazione dinanzi alla commissione tributaria) possa essere ritenuto dall’Agenzia delle Entrate incompatibile con la volontà di accedere alla Pace Fiscale e che, di conseguenza, venga inibita al contribuente la stessa definizione agevolata.

Personalmente ritengo che un tale atteggiamento (qualora dovesse materializzarsi) sia ampiamente censurabile, quanto meno per le situazioni di disparità di trattamento che si verrebbero a creare in funzione delle sole scelte dei singoli uffici accertatori (emettere gli avvisi di accertamento, o attendere il concretizzarsi delle scelte del contribuente).

In ogni caso, rimarrebbe il problema del contenzioso in corso sul quale il contribuente (che intenda definire il pvc) dovrà opportunamente intervenire chiedendone, ad esempio, la sospensione, in attesa di perfezionare la definizione del pvc e di chiarire con l’Agenzia delle Entrate le sorti del procedimento accertativo nel suo complesso (e degli atti impositivi derivati, medio tempore impugnati) a seguito degli adempimenti previsti dall’art. 1 del D.L. n. 119/2018.

In presenza di un atteggiamento ostile dell’Agenzia, trattandosi, in sostanza, degli atti impositivi già impugnati e sub iudice, potrebbe essere opportuno integrare gli atti del processo tributario (ad esempio, con motivi aggiunti o deposito delle dichiarazioni integrative e delle quietanze dei relativi versamenti), chiedendo l’annullamento dei medesimi atti impositivi per intervenuta definizione ai sensi dell’art. 1 del D.L. n. 119/2018.

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1La quale ha meramente precisato le scadenze per il pagamento rateale nonché la misura (legale) dei relativi interessi.
2La disposizione avrebbe dovuto “rassicurare” gli uffici in relazione ai periodi d’imposta in scadenza al 31/12/2018, disponendo di un ulteriore biennio per completare le proprie attività accertative. In realtà, non è chiaro se la proroga dei termini sia disposta in via generale per tutte le annualità interessate da pvc definibili, a prescindere dal comportamento del contribuente, ovvero debba operare solo nel caso in cui il contribuente aderisca effettivamente ed efficacemente all’istituto definitorio medesimo: per tal motivo, anche per ragioni prudenziali, l’Agenzia ha completato i propri programmi annuali, quanto meno in relazione alle menzionate annualità in scadenza a fine dello scorso anno.

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