FATTURA ELETTRONICA

12 gennaio 2019

Compro oro e e-fattura

Autore: Sandra Pennacini
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Come dovranno comportarsi i compro oro, ed i soggetti che con questi si rapportano, con l’avvento dell’obbligo di fatturazione elettronica?

Gli adempimenti sono dettati dalle ordinarie disposizioni in materia IVA, sulle quali, ricordiamo, l’obbligo di fatturazione elettronica non impatta in alcun modo. Detto più semplicemente, cambia il modo di formare ed inviare la fattura, con transito obbligato da SDI, non il “se” ed il “come” emettere fattura.

Occorre tuttavia considerare che cambiano i meccanismi tecnici relativi all’operazione di integrazione delle fatture, laddove si tratti di operazioni soggette al meccanismo del reverse charge.

Trattamento IVA delle cessioni d’oro
L’Agenzia delle Entrate è intervenuta con Risoluzione 92/E/2013 in materia di “Regime IVA delle cessioni di beni di oro usato destinati al processo di affinazione e trasformazione industriale”, chiarendo il corretto trattamento ai fini IVA delle cessioni poste in essere dai compro oro e similari. Le indicazioni a suo tempo fornite sono tutt’oggi pienamente valide, ed è bene richiamarle per comprendere il corretto inquadramento delle operazioni.

Oggetto della trattazione è il corretto trattamento ai fini IVA delle cessioni poste in essere da operatori commerciali nei confronti di operatori industriali, relativamente a prodotti di oreficeria ed argenteria usata.

E’ il caso dei “compro oro”, che vengono nella disponibilità di oggetti usati (gioielli d’oro e d’argento), che possono poi essere successivamente ceduti ai fini della rivendita, senza trasformazioni, oppure ceduti ad operatori industriali che sui beni stessi operano una radicale trasformazione, sostanzialmente fondendo i gioielli vecchi per recuperare il metallo prezioso.

La problematica deve essere inquadrata richiamando l’articolo 1 della Legge 7/2000, che prevede la distinzione dell’oro in diverse categorie, con riflessi sotto il profilo fiscale. Ai sensi della L. 7/2000, infatti, vie è una distinzione tra oro da "investimento" (lingotti e/o placchette con un peso superiore a un grammo, di purezza uguale o superiore a 995 millesimi e monete d'oro uguali o superiori a 900 millesimi coniate dopo il 1800, con determinate caratteristiche) e oro "diverso da quello da investimento" o "industriale" (materiali d'oro in forma diversa e semilavorati di purezza pari o superiore a 325 millesimi, destinati alla lavorazione industriale).

Da un punto di vista fiscale, le cessioni d’oro sono così disciplinate:
  • Oro da “investimento”: operazione esente art. 10 D.P.R. 633/72 con possibilità di opzione per l’imponibilità. In questo ultimo caso l’imposta è assolta con il meccanismo del reverse charge (art. 17 DPR 633/1972) da parte di coloro che “producono oro da investimento o che trasformano oro in oro da investimento ovvero commerciano oro da investimento”;
  • Oro “diverso da quello da investimento” ovvero di oro “industriale” a favore di soggetti passivi di imposta: operazione con applicazione del reverse charge da parte del cessionario;
  • Prodotti d’oro finiti, quindi destinati al consumo: operazione imponibile secondo le regole ordinarie, ovvero “ivata” nel caso di beni nuovi o acquistati con IVA esposta, oppure soggetta a regime del margine laddove si tratti di bene usato acquistato da privato.

Regime IVA delle cessioni poste in essere da parte dei compro oro
Per focalizzare l’attenzione sui “compro oro”, occorre ricordare come l’Agenzia delle Entrate, già con Risoluzione n. 375/E/2002, avesse precisato che il meccanismo del reverse charge si applica anche da parte dei commercianti all’ingrosso e/o al dettaglio di preziosi, che acquistano (anche da gioiellerie) oggetti d’oro usati per poi rivenderli, sotto forma di rottami d’oro, a soggetti che operano nel settore dell’affinazione e del recupero di metalli preziosi.

Più semplicemente, laddove ci si trovi dinnanzi alla cessione di metalli preziosi tra soggetti business, e tali metalli costituiscano “rottami” destinati ad essere radicalmente trasformati da parte dell’acquirente, allora la cessione dovrà essere fatturata come operazione soggetta al regime del reverse charge.

Laddove, invece, il bene usato (gioiello) venga venduto come tale, e non come rottame da trasformare, allora la cessione sarà soggetta al regime del margine – laddove, come è altamente probabile, si tratti di bene acquistato usato da parte di un cedente non titolare di partita IVA (privato).

La discriminante ai fini della corretta determinazione del regime applicabile alla cessione (a margine oppure soggetto a reverse charge) è pertanto la finalità ed il trattamento cui saranno soggetti i beni ceduti: laddove il cessionario proceda realmente a una fusione e trasformazione industriale del metallo, e solo in tale caso, si tratterà di cessione assimilata a cessione di oro industriale, e come tale operazione a reverse charge. Se, invece, il cessionario non trasformerà il bene, bensì lo rivenderà tal quale, o comunque senza trasformarlo radicalmente, si tratterà di operazione a margine.

Chiaramente, la cessione tra soggetti business, è soggetta ad obbligo di fatturazione, e tale fattura sarà in formato obbligatoriamente elettronico a partire dal 1° gennaio 2019.

Regime IVA degli acquisti effettuati da privati da parte dei compro oro
Sotto l’aspetto passivo, è appena il caso di ricordare che gli acquisti di gioielli usati da soggetti consumer, effettuati da parte dei compro oro, sono e continueranno ad essere documentati dagli atti di acquisto dei suddetti beni. Infatti, il soggetto cedente privato, non titolare di partita IVA, non emette fattura, e con l’avvento della fatturazione elettronica nulla cambia.

Gli acquisti di beni da parte di soggetti non titolari di partita IVA continueranno quindi ad essere documentati da semplici atti di acquisto o ricevute, senza alcun transito nel SDI.

Le operazioni a reverse charge interno, aspetto cessionario
Analizziamo ora gli adempimenti cui sono tenuti i soggetti destinatari delle fatture emesse dai compro oro ai sensi dell’articolo 17 D.P.R. 633/72. E’ il caso, quindi, dei soggetti che trasformeranno i gioielli usati, acquistati dai compro oro, sottoponendo i prodotti acquistati quali “rottami” ad una radicale trasformazione (fusione, recupero metallo ecc.).

Ai sensi della normativa vigente, sarà il cessionario a dover procedere all’integrazione della fattura mediante il meccanismo dell’inversione contabile.

Con l’avvento della fatturazione elettronica, l’operazione di inversione contabile potrà essere posta in essere, ai fini della conservazione digitale della documentazione, secondo due distinte modalità.

Come già ricordato dall’Agenzia delle Entrate con Circolare 13/E/2018, le operazioni soggette a reverse charge interno comportano che l’integrazione IVA, operata dal cessionario, possa essere documentata da un allegato alla fattura originaria, da conservarsi digitalmente in abbinamento al documento del fornitore che ha dato origine all’integrazione stessa (che, chiaramente, troverà riscontro nei libri IVA).

In alternativa alla produzione e conservazione di un documento in abbinamento, come successivamente chiarito dall’Agenzia, laddove si intenda avvalersi del servizio di conservazione sostitutiva dell’Agenzia delle Entrate, si potrà produrre o trasmettere l’autofattura per integrazione direttamente al sistema ADE (tipo di documento TD20). In tal modo, l’autofattura per integrazione verrà portata automaticamente in conservazione all’atto della trasmissione al Sistema di Interscambio.

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