FATTURA ELETTRONICA

6 dicembre 2018
Categorie: Iva > E-Fattura

E-fattura e il controsenso dei forfettari, più complessi delle SPA

Autore: Sandra Pennacini
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Se la capacità di complicare anche le cose più semplici fosse un’arte, senza dubbio l’affermazione che l’Italia è terra di artisti calzerebbe a pennello.

Fermandoci a questioni più prosaiche, come la fatturazione elettronica, l’accavallarsi di norme, interpretazioni, i vincoli imposti dall’autorizzazione comunitaria e, se vogliamo, la ben nota fantasia italica, hanno fatto sì che la situazione delle cd. “imprese minori”, ovvero ex-minimi e forfettari, sia diventata la più complessa in assoluto da gestire.

Cerchiamo di riassumere ancora una volta il quadro, vedendoci peraltro costretti ad attualizzare quanto espresso in precedenza a seguito delle recenti FAQ pubblicate dall’Agenzia delle Entrate. A seguire, per semplicità, ci riferiremo sempre ai soggetti forfettari, ma le medesime considerazioni valgono per i contribuenti in regime di vantaggio.

Aspetto attivo
Il forfettario non è obbligato alla fatturazione elettronica nei rapporti B2B o B2C. Potrà dunque continuare ad emettere fattura analogica (su carta), e conservarla con le modalità consuete.
Laddove decidesse di sua sponte di fatturare in elettronico, scatterà l’obbligo di conservazione digitale, nonché la problematica del versamento dell’imposta di bollo, laddove dovuta, da effettuarsi entro 120 giorni dalla chiusura dell’esercizio.
Con riferimento alla fatturazione verso la Pubblica Amministrazione, la fattura dovrà obbligatoriamente essere di tipo elettronico PA, quindi sul “vecchio” tracciato e dotata di firma digitale, nonché soggetta agli obblighi di conservazione sostituiva.

Aspetto passivo “cartaceo”
Il forfettario, così come tutti gli altri contribuenti, potrebbe legittimamente ricevere ancora documenti analogici a partire dal 1° gennaio 2019, ad esempio tutte le volte che si rapporterà con un altro soggetto “impresa minore”, oppure con soggetti esteri. In tutti questi casi il giustificativo è e resterà analogico, e come tale dovrà essere conservato.

Aspetto passivo “digitale”
Molto più complicato è l’aspetto della ricezione, da parte di un forfettario, di una fattura in formato elettronico, emessa quindi da un soggetto obbligato nei suoi confronti.
Il tema è quello della conservazione sostitutiva, sul quale è già stato detto tutto ed il contrario di tutto. Vale la pena di ripercorrere gli ultimi passaggi, tanto per consolarsi. Se ci si sente confusi è perché se ne hanno tutte le ragioni.

In un primo momento l’Agenzia, nel corso di un convegno con la stampa specializzata, aveva detto che l’impresa minore sarebbe comunque stata tenuta a porre in essere la conservazione sostitutiva delle e-fatture ricevute; pochi giorni dopo, nel corso di un altro incontro, è stato detto esattamente l’opposto.
Ora, con le FAQ, è entrata prepotentemente in campo una nuova versione ancora, che riesce a coniugare entrambe le precedenti e a rendere la questione sempre più complicata.

Viene infatti detto che, laddove la fattura venga ricevuta in digitale dal forfettario, poiché recapitata sulla PEC o canale informatico, allora la stessa dovrà essere conservata digitalmente. Se, invece, la fattura non viene recapitata – quindi viene emessa senza indicazione di PEC o di Codice Destinatario, e al tempo stesso nessuna delle due informazioni è stata pre-registrata dal forfettario sul canale Fatture e Corrispettivi -, allora si potrà conservare la copia analogica della fattura elettronica.

Ora, volendo per un attimo dimenticare che la soluzione proposta non trova alcun tipo di riscontro normativo, resta il fatto che quella che vorrebbe essere una semplificazione si traduce nell’ennesimo problema, posto che potrebbe capitare che il forfettario (che di voler fare la conservazione sostitutiva proprio non ha voglia) si veda comunque recapitare una e-fattura sulla PEC, perché magari il fornitore ha recuperato l’indirizzo da INIPEC.

La comunicazione ai fornitori
Come comportarsi dunque?
Un primo suggerimento potrebbe essere quello di contattare tutti i propri fornitori attuali e far presente loro, così come a quelli futuri, che non si intende ricevere fatture via PEC / Canale Informatico, inviando, ad esempio, una comunicazione (che alleghiamo anche in calce) del seguente tenore:

Spett.le ditta…,
Con la presente il / la sottoscritto/a …………………………, domiciliato in …………………., codice fiscale ………….., partita IVA……………….
Comunica di adottare il regime contabile …. (forfettario / regime di vantaggio)
Con riferimento all’obbligo di fatturazione elettronica, a far data dal 1 gennaio 2019, si fa presente che la propria anagrafica dovrà essere da Voi compilata come segue:
Codice Destinatario: 0000000 PEC: NON INDICARE
Quanto sopra poiché l’azienda scrivente non intende porre in essere le procedure di conservazione sostitutiva, come da facoltà concessa in base alle FAQ Agenzia delle Entrate pubblicate nel mese di novembre 2018.
Vi raccomandiamo pertanto di non inoltrarci fatture elettroniche tramite i canali informatici, bensì di trasmetterci copia di cortesia tramite e-mail ordinaria all’indirizzo ………………………………….

Il comportamento prudenziale
Ferma restando l’opportunità di effettuare una comunicazione del tenore sovra proposto, resta il fatto che qualche fornitore (più probabilmente le grandi realtà, che si trovano con migliaia di anagrafiche da aggiornare e che presumibilmente stanno già prelevando massivamente i dati da INIPEC) potrebbe emettere comunque fattura compilando il campo PEC destinatario.
Per questa ragione, è comunque prudenziale predisporre un servizio di conservazione sostitutiva, quanto meno andando ad aderire alla soluzione gratuita proposta dall’Agenzia delle Entrate.
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