FATTURA ELETTRONICA

11 gennaio 2019
Categorie: Iva > E-Fattura

E-fattura: ecco perché aumenterà il gettito

Autore: Sandra Pennacini
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La fattura elettronica è stata introdotta con l’intento di combattere l’evasione e, conseguentemente, aumentare il gettito. Una affermazione che ha suscitato più di una perplessità negli addetti ai lavori, ma che tuttavia, nella confusione generale dei primi giorni di avvio, forse sta rivelando i propri fondamenti. Fondamenti da ricercarsi non certo nell’emissione delle fatture stesse, poiché, come già condiviso anche dallo stesso Direttore dell’Agenzia delle Entrate, chi non faceva fattura prima certamente non la farà in elettronico, quanto nella difficoltà di farsi rilasciare le fatture stesse e nel reperirle tutte ai fini di una corretta contabilizzazione.

Lo stallo nell’emissione della fattura
Primariamente occorre rilevare come persistano molte difficoltà nell’emissione delle e-fatture. Basta “farsi un giro” sui social per trovare una pioggia di foto di cartelli apposti nelle più disparate attività che avvisano dell’impossibilità (temporanea) di emettere e-fattura.

Questo aspetto, sicuramente fastidioso, potrebbe comunque non creare un reale disservizio, purché la fattura elettronica arrivi prima o poi, fermo restando che nel caso di IVA detraibile il diritto alla detrazione dovrà essere rinviato al momento della ricezione della fattura e dunque, comunque, cagionando un danno.

Diverso, invece, è il caso – segnalato ripetutamente – di rifiuto assoluto di emettere fattura elettronica. Una questione che vede quali principali “imputati” i distributori di carburante che lamentano che tra moneta elettronica e tempi e costi della e-fattura tanto vale nemmeno erogare il carburante, poiché il margine viene totalmente eroso dalle spese amministrative.

Incrocio con il SDI necessario al fine di non “perdere” fatture
Fermo restando quanto sopra, il vero problema, a parere di chi scrive, ovvero ciò che con ogni probabilità creerà i maggiori problemi operativi alle aziende ed ai loro consulenti, è tuttavia altro, ovvero il fatto che qualcosa non sta funzionando a dovere nel meccanismo di recapito delle e-fatture.

Un primo grosso problema è quello dei recapiti via PEC. Da più parti, infatti, si segnala di fatture recapitate sugli indirizzi sbagliati, del ché il soggetto ricevente non viene in possesso del documento secondo il canale prescelto per la ricezione.

Non basta: vi sono poi tutti coloro (e non sono pochi) che ancora non si sono preparati alla ricezione delle fatture, e sono dunque sprovvisti di pre-registrazione dell’indirizzo preferenziale di recapito nell’Agenzia delle Entrate. In teoria questo non dovrebbe essere un problema, poiché il fornitore dovrebbe interpellare il cliente per conoscere le modalità di recapito oppure, ancora meglio, il cliente avrebbe dovuto attivarsi per comunicare la strada intrapresa a tutti i suoi fornitori che – fedelmente – dovevano aggiornare le anagrafiche.

E’ di tutta evidenza che le cose non sono andate così: nella generale impreparazione, forse nella speranza di una proroga, ci si trova di fronte ad un panorama che di fatto vede i contribuenti divisi in due “squadre”: quelli “preparati”, che hanno aderito a canali telematici o scelto consapevolmente la PEC, e che nella generalità dei casi hanno preregistrato l’indirizzo o trasmesso i dati ai fornitori. Poi vi sono quelli che, ostinatamente, continuano ad ignorare la rivoluzione digitale, e sono sprovvisti di qualsiasi cosa. In tutto questo si innesta il fatto che moltissimi fornitori, soprattutto quelli di maggiori dimensioni, hanno completamente saltato il passaggio di richiesta dati ai fini dell’aggiornamento delle anagrafiche. Il risultato è che la fattura, emessa con PEC in bianco e Codice Destinatario 0000000 cade nel caso di mancato recapito, e così fioccano le “copie di cortesia” (dal valore nullo nei rapporti B2B), mentre per poter contabilizzare la fattura sarà necessario accedere all’area riservata di fatture e corrispettivi e prendere visione espressa del documento elettronico.

La variabile dei recapiti anomali
Tra le variabili, tuttavia, occorre anche dar conto di quanto stanno segnalando molti lettori: non sempre il recapito, nonostante un indirizzo telematico preferenziale perfettamente registrato in ADE, segue il canale richiesto.

In sostanza, accade che un soggetto, che per esempio ha registrato il Codice Destinatario, riceva la fattura sulla PEC che il fornitore ha inserito nella compilazione della fattura - per esempio perché la conosceva ed in tal senso ha aggiornato l’anagrafica, oppure in quanto prelevata dal servizio di consultazione degli indirizzi di posta elettronica certificata INIPEC. In teoria, posto che sui canali delle Entrate risulta registrato il canale telematico, l’indicazione della PEC dovrebbe essere ignorata, tuttavia questo non sempre accade. Vi è dunque qualcosa che non funziona, per quanto l’Agenzia abbia recentemente ribadito come il sistema sia perfettamente efficiente e funzionante in ogni aspetto.

Accade inoltre, a causa dell’intasamento di richieste al SDI, che le software house non riescano a ricevere i flussi in arrivo. Il risultato è che una fattura passiva risulta già nel Sistema di Interscambio, ma la software house non la trasmette tramite la propria piattaforma proprietaria. Si tratta sicuramente di un problema più imputabile alle software house che all’Agenzia, sta di fatto che il contribuente, ancora una volta, ci finisce di mezzo.

Conclusioni
In conclusione, con l’auspicio che in futuro la situazione venga a normalizzarsi, almeno per il primo periodo ci si potrebbe trovare nella situazione di avere fatture elettroniche passive pervenute regolarmente sul canale informatico in uso, altre recapitate alla PEC, altre ancora giacenti sulla piattaforma Fatture e Corrispettivi.

Di questa situazione occorrerà tenere ben conto all’atto della contabilizzazione ai fini della predisposizione della liquidazione periodica IVA di gennaio. Il consiglio è dunque quello di effettuare, prima di liquidare l’IVA, un opportuno controllo incrociato tra le e-fatture contabilizzate e quelle presenti nel sito Fatture e Corrispettivi, unico punto di riferimento e collettore generale della documentazione. In questo modo si potrà verificare di non aver dimenticato o “mancato” alcun documento, potendo così esercitare il diritto alla detrazione IVA e alla deduzione del costo con riferimento a tutte le fatture passive effettivamente ricevute.

Indubbiamente porre in essere questo controllo incrociato è un “lavoraccio”, che suona come una beffa per coloro che si sono attivati per tempo predisponendo le necessarie infrastrutture di tipo informatico, che tuttavia – vuoi per mal gestione, vuoi per disservizi la cui origine è ancora misteriosa – non sembrano poter dare il grado di affidabilità atteso. Il probabile risultato finale è che alcune (o molte) fatture passive non verranno contabilizzate, e se con ogni probabilità verranno poi “scoperte” da parte dei contribuenti in contabilità ordinaria, a seguito degli incroci con la prima nota, difficilmente invece emergeranno nel caso di contabilità semplificata.

Ecco spiegato come immaginiamo potrà la e-fattura aumentare seriamente il gettito: grazie alla mancata deduzione e detrazione di spese perfettamente legittime.

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