FATTURA ELETTRONICA

8 novembre 2018
Categorie: Iva > E-Fattura

Fattura elettronica: data operazione diversa da data fattura. Sempre più complicato

Autore: Sandra Pennacini
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Alcuni anni fa scrivemmo un pezzo dal tono sarcastico, che parlava di un Ufficio Complicazioni Affari Semplici, aperto h24, sette giorni su sette. Da allora molte cose sono cambiate, tranne la pervicace ostinazione nel voler complicare sempre tutto, sempre di più. Il “caso” fattura elettronica è l’ennesima dimostrazione di come si possa rendere esageratamente complesso quel che invece (per quanto estremamente complicato di suo) potrebbe essere gestito con qualche piccolo aiuto in più, giusto per non rendere l’emissione di un semplice documento contabile una vera e propria via crucis.

Il decreto collegato alla Manovra (D.L. 119/18) ben dimostra questo assunto, laddove, per concedere maggior tempo per l’emissione della e-fattura, introduce un meccanismo dall’applicazione tortuosa, ma, d’altra parte, diversamente non potrebbe essere posto che la norma prevede che una fattura elettronica esiste solo laddove trasmessa ed accettata da parte del sistema di interscambio.

Quando deve essere emessa la fattura oggi (analogica)
Andiamo con ordine. A regolare il momento in cui deve essere emessa la fattura è l’articolo 6 del D.P.R. 633/72, che statuisce, a seconda della tipologia di operazione posta in essere, il momento in cui si verifica l’esigibilità dell’imposta.

Ora (ovvero attualmente, con le fatture cartacee) in teoria il momento di esigibilità regola il giorno entro il quale – entro le ore 24 del giorno stesso – la fattura deve essere emessa. Quindi, ipotizzando per esempio che oggi avvenga l’incasso di un corrispettivo per un servizio, o l’avvenuto pagamento di una notula di un professionista, in linea teorica la fattura dovrebbe essere emessa entro le ore 24 di oggi stesso.
Ben sappiamo che così non è: le fatture vengono “scritte” con calma, ma certamente porteranno la data odierna. Pertanto, nel momento in cui si dovrà procedere con la liquidazione dell’IVA, sarà la data fattura a “parlare chiaro” in merito a quale mese / trimestre quella fattura – parcella emessa debba concorrere.

Non così, in verità, è già attualmente per le fatture differite, emesse, ai sensi dell’articolo 21 comma 4 del D.P.R. 633/72, entro il giorno 15 del mese successivo, a riepilogare tutte le cessioni di beni avvenute nel mese precedente e documentate con DDT. In questo caso, effettivamente, la data fattura non è “indicativa” del periodo in cui l’imposta a debito deve concorrere in liquidazione, dovendo essere computata nel mese di avvenuta consegna (mese, quindi, dei DDT) e non nel mese successivo – entro il gg. 15 – di avvenuta fatturazione. Non è un caso, lasciateci dire, che le fatture differite siano rare come unicorni: sul cartaceo è certamente più semplice predisporre una fattura avente data fine mese, relativa alle consegne di quello stesso mese, così che anche in questo caso sia la data fattura a “parlare” in merito al periodo di liquidazione dell’IVA.

Tutto questo, come si è detto, in realtà non è corretto da un punto di vista normativo, ma sarebbe sciocco non ammettere che da sempre così si procede, senza peraltro che ciò arrechi il benché minimo danno all’Erario.

I tempi di emissione della fattura elettronica
Il problema, padre di tutti i problemi a seguire, è che la fattura elettronica viene ad esistere fiscalmente all’atto della trasmissione al SDI. Quindi, se si vuole parlare di fattura emessa il giorno “x”, è in tale giorno “x” che la fattura deve essere spedita al sistema di interscambio, o almeno questo è quanto attualmente prevede la normativa.

Premesso che per il primo semestre 2019 è già stata stabilita ampia tolleranza, tanto che saranno considerate come tempestive (ovvero non sanzionabili) le fatture trasmesse al SDI entro il termine di liquidazione dell’IVA, andando così peraltro a creare un termine ultimo diverso per contribuenti mensili e trimestrali, a partire dal 1 luglio 2019 la situazione diventerà ancora più complicata.

Prevede infatti il DL che saranno concessi 10 giorni di tempo per la formazione e trasmissione della fattura elettronica al Sistema di Interscambio. Questa previsione potrebbe far pensare che, se per esempio il presupposto di esigibilità si verifica il 31 del mese, si possa fatturare con data 31 e trasmettere entro il 10 del mese successivo, ma purtroppo così non è (sarebbe stato troppo facile).

Data esigibilità da indicare in e-fattura se non coincidente a data fattura
Il D.L. 119, infatti, prevede che “la fattura è emessa entro dieci giorni dall'effettuazione dell'operazione determinata ai sensi dell'articolo 6”, ma anche che la fattura debba contenere “la data in cui è effettuata la cessione di beni o la prestazione di servizi ovvero data in cui è corrisposto in tutto o in parte il corrispettivo, sempreché tale data sia diversa dalla data di emissione della fattura".

Tutto ciò lascia inequivocabilmente intendere che, in aderenza alla definizione stessa della fattura elettronica che “esiste” solo quando accolta dal SDI, la data di emissione sia quella in cui avviene la trasmissione, ed in tal caso, se diversa dall’esigibilità, quest’ultima debba essere specificata in fattura.

Le conseguenze delle disposizioni del D.L. 119/18
Ciò materialmente significa innanzi tutto che l’attuale tracciato telematico dovrà essere in qualche modo implementato del campo “data esigibilità”, data diversa dalla data fattura ma importantissima poiché definirà il periodo al quale l’imposta a debito dovrà concorrere, con un meccanismo di liquidazione “a ritroso” del tutto simile a quello attualmente previsto per le fatture differite per cessioni di beni. Inoltre, all’atto della contabilizzazione, la “data fattura” diverrà una indicazione ben poco significativa, dovendosi invece tenere conto della data di avvenuta esigibilità. Medesimo caos anche da un punto di vista passivo, posto che, sempre a mente del DL 119/18, si interviene anche sull’articolo 1 del D.P.R. 23 marzo 1998 n. 100, precisando che entro il termine della liquidazione IVA è possibile anche esercitare il diritto alla detrazione dell'imposta relativa ai documenti di acquisto ricevuti e annotati entro il 15 del mese successivo a quello di effettuazione dell'operazione, fatta eccezione per i documenti di acquisto relativi ad operazioni effettuate nell'anno precedente.

Il risultato di tutto questo è che le liquidazioni IVA si chiuderanno all’ultimo secondo, come mai prima d’ora, e si dovrà (da un punto di vista attivo) o potrà (da un punto di vista passivo) tenere in considerazione anche la data di avvenuta esigibilità, nonché la data di annotazione sui libri IVA, che a sua volta discende dalla data fattura, il tutto considerando ogni accadimento avvenuto entro i primi quindici giorni del mese successivo.
E la chiamavano semplificazione.
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08/11/2018

HO 78 ANNI E ANCHE AI MIEI TEMPI ESISTEVANO GLI U.C.A.S. (UFFICI COMPLICAZIONI AFFARI SEMPLICI), MA, INDUBBIAMENTE, NON ERANO BRAVI COME LO SONO OGGI.... CONTINUO A PENSARE CHE SIA PERCHE' LE PERSONE CHE FANNO LE NORMATIVE IN PRATICA NON HANNO "QUASI" MAI LAVORATO...