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Editoriali

9 gennaio 2018

Buon Anno ... e che Dio ce la mandi buona!

A cura del Direttore Antonio Gigliotti

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Cari amici, bentrovati.
In questo che, per i più fortunati tra noi, costituisce uno dei primi giorni di lavoro dopo la meritata pausa (!) per le festività, molte potrebbero essere le questioni degne di occupare queste righe.

Per citarne alcune, le scadenze che ci attendono. Tante. Troppe.

Oppure i sempre più complessi impegni professionali che saremo chiamati ad affrontare, o le mille novità della Manovra. Sono questi gli argomenti che, forse, dovrebbero impegnare la totalità dei miei pensieri ed essere con voi condivisi.

Tuttavia, non ci riesco.
Non ci riesco perché in questo momento il mio cuore di padre, come quello di tanti altri genitori, è ancora avvolto nella malinconia della fine delle festività.
Una fine che non significa solo un arrivederci alle allegre tavolate, e che non rappresenta solo un altro anno che inesorabilmente ci siamo lasciati alle spalle.

La fine delle festività, per me, e per molti, significa innanzitutto un ciao che avremmo voluto poter non dire. Significa aeroporti e stazioni pieni di ragazzi, i nostri figli. Persone in gamba, che hanno voglia di fare, che possono dare tanto, e che per cercare di farlo sono costretti a lasciare la loro casa.

Guardiamoci intorno. Siamo già in piena bagarre elettorale, e basta ascoltare un telegiornale o accedere ad una qualsiasi fonte di informazione per essere subissati dalle promesse più disparate, molte delle quali talmente balzane da risultare ridicole.

Nel frattempo, tutti a lodarsi per i successi reali o immaginari conseguiti - più che altro immaginari. E intanto la società civile insorge per un sacchetto al supermarket. Non vi sembra surreale tutto questo? Abbiamo forse dimenticato, o meglio, hanno dimenticato i politici, la questione meridionale, della quale da anni si parla, senza che nulla cambi realmente?

Di fatto, quali possibilità vengono concesse ai nostri ragazzi, che non sono solo i nostri figli, ma rappresentano il vero futuro del Paese?
Nessuna possibilità, nessuna prospettiva.

Però qualcosa, effettivamente, è cambiato. Perché se una volta erano i soli ragazzi del sud costretti a migrare al nord, ora anche i ragazzi del nord sono costretti a migrare altrove, spesso volgendo lo sguardo all'estero. Ciò che è cambiato è che oggi non solo il sud continua ad essere immobile, ma anche il cosiddetto cuore pulsante dell'economia nazionale, il nord, traballa. E così ora, invece di risolvere un problema locale, ci troviamo a dover affrontare un dramma su base nazionale.

Il punto, cari amici, è che non importa in quale direzione si stanno dirigendo i nostri figli. Non importa nemmeno se quei ragazzi non li conoscete nemmeno. Il punto è che i nostri ragazzi, ancora una volta, sono stati costretti a dirci ciao terminate le feste, per tornare al nord, o all'estero, non fa differenza.

Il punto è che noi, ancora una volta, siamo stati costretti a simulare un sorriso nel ricambiare quel ciao, consapevoli che andranno lontano per il loro bene, ma ciò nonostante non riuscendo a non sentire un doloroso senso di impotenza nel constatare che non siamo riusciti a costruire, per loro, una vera alternativa.

E allora, cari amici, buon anno a tutti nuovamente. Con l'auspicio (ma forse è solo utopia) che non sia un anno di nuove e vane promesse elettorali, pensate al solo fine di mantenere la poltrona.

Speriamo che non sia un altro anno in cui leggere dei successi dei nostri figli, successi conseguiti altrove, in quei luoghi in cui la loro capacità è apprezzata. In quei luoghi in cui finiranno per restare, avendo lì costruito il loro futuro, senza fare più ritorno stabilmente in quella che dovrebbe essere la loro casa. In quei luoghi che contribuiranno a far ulteriormente crescere, mentre la loro casa, che anche grazie alle loro qualità potrebbe diventare migliore, continuerà ad arretrare.

E buon anno anche a voi, cari politici, tutti. Che possiate per una volta pensare ai problemi reali Paese, alle enormi potenzialità che abbiamo, e a tutto quello che, anche grazie a voi, stiamo sprecando, soffocati da burocrazia, illegalità e pressapochismo. Potete fare di meglio. Ci meritiamo che facciate di meglio.

Non possiamo attendere oltre che facciate di meglio.
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