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Gli screenshot delle conversazioni WhatsApp possono essere utilizzati come prova nel processo penale, ma la loro ammissibilità dipende dalle modalità di acquisizione e dalle garanzie previste a tutela della corrispondenza. La Cassazione, con la sentenza n. 19992/2026, ha chiarito che i messaggi consegnati spontaneamente da uno degli interlocutori possono essere acquisiti come documenti, senza necessità di sequestrare il dispositivo. Diversamente, per le comunicazioni tra terzi è necessario rispettare le procedure di sequestro previste dall'articolo 254 c.p.p. Il consenso dell'indagato a mostrare il proprio telefono non è invece sufficiente a legittimare l'acquisizione diretta delle conversazioni da parte della polizia giudiziaria. Quanto all'autenticità degli screenshot, la Cassazione ha precisato che non è sempre necessaria una perizia informatica. La genuinità e l'attendibilità dei messaggi devono essere valutate dal giudice sulla base delle circostanze concrete, delle eventuali contestazioni e degli ulteriori elementi probatori disponibili.