7 novembre 2026

Superbonus, la rata 2027 in dieci anni mette sotto pressione la liquidità delle imprese

Il Ddl di Bilancio 2027 prevede la ripartizione obbligatoria della quota di crediti relativa alle spese del 2023. Secondo UNGDCEC, dei 20,5 miliardi attesi in compensazione nel 2027 resterebbero utilizzabili nell’anno poco più di 2 miliardi.
Autore: Chiara Aiello

Un’impresa che ha acquistato crediti Superbonus per compensare i versamenti del 2027 potrebbe ritrovarsi a dover finanziare con risorse proprie gran parte di quelle scadenze. È l’effetto dell’articolo 37, comma 1, del disegno di legge di Bilancio 2027, che prevede di ripartire in dieci rate annuali la quota di crediti d’imposta relativa alle spese sostenute nel 2023 e utilizzabile in compensazione nel 2027. Se la disposizione fosse approvata nella formulazione attuale, nell’anno sarebbe disponibile soltanto un decimo della quota originaria.

La prima conseguenza si leggerebbe nei piani di tesoreria. A fronte di versamenti in scadenza, imprese e professionisti dovrebbero reperire la liquidità che avevano previsto di risparmiare attraverso la compensazione. Il rinvio inciderebbe anche sul valore attuale dei crediti: a parità di importo nominale, una quota utilizzabile su dieci esercizi vale meno di una disponibile per intero nel 2027. Il divario cresce con il costo della provvista necessaria a coprire i versamenti.

«Modificare oggi le regole per i crediti sorti in precedenza compromette la certezza del diritto e la credibilità dello Stato come controparte», afferma Michela Boidi, presidente dell’Unione nazionale giovani dottori commercialisti ed esperti contabili (UNGDCEC). Secondo le stime dell’Unione, la misura rinvierebbe oltre il 2027 l’utilizzo di circa 18 miliardi di euro. Boidi parla di «prestito forzoso» e chiede lo stralcio della disposizione, richiamando il rischio di scoperti di conto e ritardi nei versamenti.

Le criticità comprendono anche i fondamenti dell’ordinamento tributario. Vito Cinquepalmi, consigliere dell’UNGDCEC con delega al Fisco, solleva dubbi sulla ragionevolezza e sulla proporzionalità dell’intervento e richiama la tutela del legittimo affidamento. La modifica inciderebbe sulle condizioni di utilizzo di crediti già acquistati. I cessionari hanno infatti determinato il prezzo di acquisto e programmato i versamenti tenendo conto della possibilità di utilizzare l’intera quota in compensazione nel 2027. La ripartizione obbligatoria in dieci rate trasferirebbe sui titolari dei crediti il costo finanziario del differimento.

 

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