23 settembre 2026

AI negli studi professionali: non sostituisce il commercialista, gli restituisce tempo

L’intelligenza artificiale non è il professionista del futuro: è lo strumento che gli permette di tornare a fare davvero il professionista. E la legge e il Codice deontologico lo mettono nero su bianco, fissando un paletto preciso: all’algoritmo le attività ripetitive, al professionista controllo, analisi, consulenza e rapporto con il cliente.
Autore: Antonio Gigliotti

Chi ha qualche anno di professione alle spalle ricorda bene le scrivanie sommerse dai faldoni, le Gazzette Ufficiali sfogliate a caccia dell’ultimo decreto e le serate passate a spuntare estratti conto riga dopo riga. Un mondo che non è poi così lontano, ma che oggi sembra appartenere a un’altra epoca, perché l’intelligenza artificiale sta entrando negli studi professionali a passo di carica. Attenzione, però, a non commettere l’errore più comune, quello di scambiare lo strumento per chi lo impugna: l’AI non sostituisce il commercialista. Lo aiuta a lavorare meglio.

Il vero valore di questi strumenti, del resto, non è quello di prendere decisioni al posto nostro, ma di eliminare una parte del lavoro più ripetitivo e meccanico. L’AI può leggere documenti, confrontare dati, effettuare ricerche, organizzare informazioni, predisporre una prima analisi e, soprattutto, far risparmiare tempo.

Ed è proprio questo il punto. Per anni negli studi abbiamo impiegato energie enormi in attività operative, controlli manuali e ricerche che oggi possono essere svolte molto più rapidamente: tempo sottratto, va da sé, a quello che il cliente si aspetta davvero da un commercialista.

Ma l’ultima parola deve restare al professionista. Perché una norma va interpretata, un bilancio va letto nel suo contesto e dietro ogni numero c’è un’impresa, un contribuente, una scelta da compiere. E non si tratta di una semplice questione di principio, visto che a mettere nero su bianco il confine ci ha pensato il legislatore: l’articolo 13 della legge 23 settembre 2025, n. 132, la prima disciplina organica italiana sull’intelligenza artificiale, in vigore dal 10 ottobre 2025, stabilisce che nelle professioni intellettuali l’AI possa essere impiegata soltanto per le “attività strumentali e di supporto”, con prevalenza del lavoro intellettuale oggetto della prestazione. Una prevalenza che, come emerge dalla relazione illustrativa, riguarda il pensiero critico umano, destinato a restare sempre in primo piano rispetto agli strumenti, e che va letta sul piano della qualità della prestazione più che su quello del semplice conteggio delle ore. Non solo: per tutelare il rapporto fiduciario, il professionista è tenuto a informare il cliente sui sistemi utilizzati, con un linguaggio “chiaro, semplice ed esaustivo”.

Un paletto che il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili ha fatto proprio, modificando l’articolo 21 del Codice deontologico con regole applicabili dal 21 novembre 2025. Nel dettaglio, il commercialista che decide di avvalersi dell’AI deve verificare l’attendibilità delle fonti e la veridicità dei dati utilizzati dai sistemi, assicurarsi che siano garantite adeguate misure di sicurezza e di protezione dei dati personali e fare in modo che lui stesso, i collaboratori e i dipendenti abbiano competenze minime sul funzionamento degli strumenti adottati. Ma soprattutto, gli è espressamente vietato utilizzare l’intelligenza artificiale in modo che sostituisca la propria attività intellettuale, la valutazione dei fatti o l’interpretazione delle norme oggetto dell’incarico, con l’obbligo di dichiararne l’impiego al cliente, anche nella documentazione prodotta. E chi pensa di cavarsela delegando all’algoritmo il parere da firmare farebbe bene a ripensarci: per le violazioni più gravi il Codice delle sanzioni prevede (e non potrebbe essere altrimenti) la sospensione fino a sei mesi. Perché, al netto di norme e sanzioni, l’intelligenza artificiale può fornire informazioni e suggerire percorsi, ma competenza, esperienza e responsabilità rimangono umane.

E allora la vera rivoluzione non sarà avere studi senza professionisti. Sarà avere professionisti con più tempo per ascoltare il cliente, studiare i problemi, verificare le soluzioni e fare consulenza.

L’AI è uno strumento. Straordinario, certamente. Ma resta uno strumento. Il valore aggiunto continua ad essere il professionista.

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