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L’IVA nella ricettività extra-alberghiera dipende soprattutto da come viene svolta l’attività. Se si tratta di affitti occasionali, con non più di due immobili e solo servizi essenziali, l’attività resta privata e fuori campo IVA. Quando invece l’attività è organizzata, coinvolge almeno tre immobili oppure include servizi aggiuntivi, diventa impresa e l’IVA diventa obbligatoria. La soglia chiave del 2026 è proprio questa: fino a due immobili si può restare senza IVA, dal terzo si entra automaticamente nell’ambito imprenditoriale. Un altro elemento decisivo riguarda i servizi offerti. Pulizia base, biancheria e utenze rientrano ancora nella gestione privata, mentre colazione, navetta, extra a pagamento e servizi pubblicizzati separatamente fanno emergere il rischio IVA. La regola pratica è semplice: ciò che è strettamente legato all’alloggio segue il suo regime, ciò che è separato viene tassato al 22%. Anche il B&B non imprenditoriale è possibile, ma solo se resta occasionale, piccolo e privo di struttura organizzata