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La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 5445/2026, ha chiarito che il mancato versamento dei contributi previdenziali da parte del datore di lavoro può costituire una grave violazione contrattuale tale da giustificare le dimissioni per giusta causa del dipendente. Nel caso analizzato, l’omissione contributiva si era protratta per circa 16 mesi, compromettendo il rapporto fiduciario tra le parti. La Corte ha precisato che non esiste una soglia temporale fissa per configurare la giusta causa, ma assume rilievo la continuità e la gravità dell’inadempimento. Inoltre, il danno non riguarda soltanto la posizione previdenziale del lavoratore, ma anche il principio di correttezza e buona fede che deve caratterizzare il rapporto di lavoro. In presenza di dimissioni per giusta causa, il dipendente può accedere alla NASpI e il datore di lavoro è tenuto anche al versamento del ticket NASpI previsto dalla normativa vigente.