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Con la sentenza n. 20740 del 5 giugno 2026, la Corte di Cassazione ha confermato la rilevanza fiscale delle plusvalenze da bitcoin anche per annualità anteriori alla Legge di Bilancio 2023. Il caso riguardava l’omessa dichiarazione, per il periodo d’imposta 2021, di plusvalenze derivanti da operazioni su piattaforme di scambio di cripto-attività. Secondo la difesa, prima dell’introduzione della disciplina specifica sulle cripto-valute non esisteva un presupposto impositivo espresso. La Suprema Corte ha invece ritenuto che, in presenza di finalità speculative o di investimento, i bitcoin potessero già essere ricondotti agli strumenti o prodotti finanziari, con conseguente applicazione dell’articolo 67, comma 1, lettera c-quinquies), del TUIR. La disciplina introdotta nel 2023 non avrebbe quindi natura innovativa, ma funzione transitoria di raccordo, senza violare i principi costituzionali di legalità e irretroattività.