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L’autore sostiene che la riforma della giustizia tributaria del 2022 abbia rappresentato un importante passo avanti grazie all’introduzione della magistratura tributaria professionale, ma che il processo resti incompleto finché l’organizzazione delle Corti tributarie continua a dipendere dal Ministero dell’Economia e delle Finanze. Secondo questa impostazione, il MEF non dovrebbe amministrare il giudice chiamato a decidere controversie nelle quali l’Amministrazione finanziaria è parte processuale. La questione non riguarda l’indipendenza personale dei magistrati, bensì la necessità di garantire un assetto istituzionale pienamente coerente con i principi costituzionali di imparzialità e terzietà. L’autore propone quindi il trasferimento delle funzioni organizzative al Ministero della Giustizia, rafforzando al contempo il Consiglio di Presidenza della Giustizia Tributaria. Viene inoltre auspicato un riconoscimento costituzionale espresso della magistratura tributaria, affinché essa possa operare come una giurisdizione autonoma, credibile e pienamente conforme ai principi dello Stato di diritto.