3 dicembre 2013
3 dicembre 2013

11:15 - Prato, Napolitano: "Basta sfruttamento" Rossi: "E' emergenza umanitaria"

Mercoledì lutto cittadino

''Indirizzo, suo tramite, ai rappresentanti della comunità cinese e alla città di Prato sull'espressione dei miei sentimenti di umana dolorosa partecipazione per le vittime della tragedia del rogo che ha distrutto un opificio cinese, suscitando orrore e compassione in tutti gli italiani". Sono le parole del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, nella lettera scritta al presidente della giunta regionale Toscana, Enrico Rossi, una lettera dopo l'incidente. "Condivido la necessità da lei posta con forza - sottolinea il capo dello Stato - di un esame sollecito e complessivo della situazione che ha visto via via crescere a Prato un vero e proprio distretto produttivo nel settore delle confezioni, in misura però non trascurabile caratterizzato da violazione delle leggi italiane e dei diritti fondamentali dei lavoratori ivi occupati".
"Al di là di ogni polemica o di una pur obbiettiva ricognizione delle cause che hanno reso possibile il determinarsi e il permanere di fenomeni abnormi, sollecito a mia volta un insieme di interventi concertati al livello nazionale, regionale e locale per far emergere -osserva il presidente Napolitano- da una condizione di insostenibile illegalità e sfruttamento, senza porle irrimediabilmente in crisi,realtà produttive e occupazioni che possono contribuire allo sviluppo economico toscano e italiano".
Sulla tragedia è intervenuto lo stesso presidente della Regione: "Siamo in presenza del più grande distretto tessile sommerso, che si basa sullo sfruttamento di decine di migliaia di lavoratori, ridotti in schiavitù, che lavorano giorno e notte per un euro l'ora e ci consentono di comprarci i vestitini prontomoda. E' una situazione di emergenza umanitaria". Rossi ha annunciato anche l'invio di una lettera al premier Enrico Letta.
Il sindaco di Prato Roberto Cenni, in accordo con la giunta comunale, ha indetto il lutto cittadino per mercoledì 4 dicembre e la seduta straordinaria del Consiglio comunale lo stesso giorno alle 15.30. "Non è degno di una città civile il mantenimento di un simile stato di cose", dice Cenni esprimendo le condoglianze alle famiglie delle vittime. E' la prima volta nella storia della città tessile che viene indetta una giornata di lutto.
La Procura di Prato ha intanto aperto un'inchiesta in relazione all'incendio. Le ipotesi di reato sono omicidio colposo plurimo, disastro colposo, omissione di norme di sicurezza e sfruttamento di manodopera clandestina.
Due dei tre feriti nel rogo avvenuto all'interno della ditta di taglio e tessuti in via Toscana al Marcolotto sono in ospedale "in condizioni molto gravi", ricorda il consolato generale cinese a Firenze esprimendo il suo più "profondo dolore" per questa tragedia. Mentre la Fondazione Italia Cina "auspica che le autorità italiane facciano valere le leggi vigenti, leggi che coloro che fanno impresa dovrebbero sempre rispettare".
All'indomani della tragedia non mancano poi le polemiche. ''Nessuno può affermare seriamente di non sapere cosa succede a Prato. Nessuno tra le istituzioni, la politica, le stesse forze sociali. Prato rappresenta probabilmente la più grande concentrazione di lavoro nero, ai limite della brutalità e della schiavitù, che esiste in Europa'', commenta Emilio Miceli, segretario generale della Filctem-Cgil.
''Ormai Prato -prosegue il segretario- viene vissuta con normalità, accettata, legittimata. Chi dovrebbe vigilare non lo ha mai fatto, chi sapeva non ha mai parlato; e all'ombra di queste rimozioni si è creato un mostro difficilmente governabile. Verrebbe da dire: o lo stato di diritto, o Prato''.
E anche il segretario confederale della Cisl Luigi Sbarra dice "basta" alle tragedie sul lavoro: "servono più prevenzione e sicurezza, più tutele e legalità". Questo dramma fa emergere, inoltre, "anche un altro lato oscuro rappresentato dalla piaga del lavoro nero ed insicuro nella quale permangono centinaia di aziende tessili a Prato gestite da cinesi. Non si può più tollerare".
"A questo punto - sottolinea il segretario generale Uiltec Paolo Pirani - non si può più far finta di non sapere l'esistenza di vaste aree di lavoro nero e di sfruttamento. Occorre aprire un confronto con i rappresentanti della comunità cinese perché siano effettivamente parte attiva nella determinazione di diverse e accettabili condizioni di lavoro".
Un'altra ditta di confezioni gestita da cinesi è stata intanto sequestrata nella zona Macrolotto Due, durante un servizio straordinario interforze nella cittadina toscana. All'interno della ditta sono stati identificati 11 cinesi, di cui due risultati irregolari e quindi condotti in Questura. I locali, in precarie condizioni igienico sanitarie, presentavano abusi edilizi mediante l'allestimento, anche soppalcato con pannellature in legno e cartongesso, di 13 angusti piccoli ambienti dormitorio.

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