11 marzo 2013
11 marzo 2013

11:50 - Unimpresa: 5 aziende su 6 temono il fallimento entro l'anno

Dal credito ai ritardati pagamenti della P.a, tanti i problemi che mettono in ansia le imprese.

Un 2013 nero per le aziende italiane: 5 su 6 temono di fallire entro la fine dell'anno. Sono diversi i motivi che mettono in ansia gli imprenditori del nostro Paese: problemi con le banche per la concessione di credito, ritardi dei pagamenti della pubblica amministrazione, mancati incassi da clienti privati, difficoltà nel rispettare scadenze e adempimenti fiscali, impossibilità di pianificare investimenti, scarsa flessibilità nel gestire l'occupazione. Questi i risultati di un rapporto del Centro studi Unimpresa che ha realizzato un sondaggio a campione fra le 130.000 associate.
Il sondaggio mette in luce che nei prossimi 10 mesi potrebbe registrarsi un'impennata di dissesti finanziari, stati di crisi o addirittura fallimenti. Una previsione drammatica che viene registrata nell'83,6% delle risposte ai questionari. La recessione economica piu' dura del previsto e l'assenza di prospettive di ripresa rendono il quadro ancora piu' cupo, stando alle indicazioni fornite dalle aziende.
Il presidente, Paolo Longobardi, chiede ''un governo subito, per dare risposte concrete. E' evidente che la situazione è da allarme rosso. Bisogna superare pregiudizi e contrapposizioni, serve responsabilita'''. Servono ''risposte concrete sia per le imprese sia per le famiglie, il cui livello di esasperazione cresce ora dopo ora. Non stiamo camminando verso un burrone, ma stiamo gia' arrivati sul precipizio e non camminiamo piu': zoppichiamo", sottolinea il presidente.
I motivi: credito, fisco, pagamenti pubblica amministrazione, mancati incassi, investimenti, lavoro. Le imprese indicano alcuni motivi precisi come fattori negativi. In cima alla 'classifica' c'è la questione credito. Dito puntato, poi, contro la pressione fiscale, che per le imprese supera il tetto del 50%. Il terzo fattore allarmante è il ritardo dei pagamenti della pubblica amministrazione. Anzitutto per lo stock da 90-100 miliardi che non viene sbloccato da amministrazioni centrali e locali.
Non solo: le nuove direttive europee adottate recentemente in Italia, che dovrebbero imporre alla pubblica amministrazione di saldare le fatture entro 60 giorni, secondo Unimpresa ''trovano scarsissima applicazione''. Ritardi dei pagamenti sono evidenziati anche nei rapporti fra privati che si traducono, quarto fattore, in ''un colpo tremendo alla circolazione di liquidita' e nella crescita delle insolvenze''. La quinta fonte di apprensione e' lo stop agli investimenti, che rappresenta un fattore e una conseguenza della crisi economica. Il sesto e ultimo elemento critico e' l'ingessamento del mercato dell'occupazione.

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