5 giugno 2013
5 giugno 2013

12:50 - Crisi, da Confindustria cinque proposte per il "cambio di rotta"

Proposte per la rinascita

Dal 2007 al 2012 il numero di occupati nel manufatturiero italiano è sceso del 10%. Un calo "rilevante" di oltre 540 mila lavoratori che rischia di ingrossarsi ancora e superare quota 730mila, la stessa che si registro' tra il 1980 e il 1985. E' il Centro studi di Confindustria a valutare l'impatto occupazionale del calo della base produttiva industriale.
"Il manufatturiero ha lo stesso valore del Colosseo, di San Pietro e di Pompei", dice il capo economista di Confindustria, Luca Paolazzi, presentando il rapporto. Ma ammonisce: "Nulla ci garantisce che continui a stare in piedi. Quello che è successo a Pompei può accadere al manufatturiero". L'industria manufatturiera, d'altra parte, "è un bene prezioso consegnatoci da chi è venuto prima di noi. Non ci arriva come una dote naturale , come il petrolio nel sottosuolo", aggiunge.
Le cinque proposte: sburocratizzazione del Paese, taglio dei costi per le imprese; fisco più leggero; patto generazionale sul lavoro; detassazione degli investimenti in ricerca e innovazione. Sono queste le proposte, che Confindustria rinnova ancora, con cui far "cambiare rotta" al Paese.
Un progetto per il rilancio economico, industriale e sociale dell'Italia che deve pero' essere "sostenuto da un governo capace di attuale quelle riforme necessarie per riportare il paese fuori dalle secche della crisi".
Ai 5 punti gli industriali aggiungono la richiesta "di agire sulla spesa improduttiva", da cui attingere le risorse necessarie, e di una nuova fase della spending review. "Sul tema si stanno spegnendo i riflettori mentre vediamo continuare lo spending e la review e continua a farsi attendere", ammonisce ancora Conti.
55mila imprese in meno: dal 2009 al 2012 sono state circa 55 mila le imprese italiane che hanno chiuso i battenti. Nei settori farmaceutico, tessile, pelletteria e abbigliamento le cessazioni maggiori. In negativo di 32 mila imprese, pari al -8,3%, anche il saldo tra nate e morte in 4 anni.
Credit crunch: il credit crunch minaccia la sopravvivenza di un numero sempre più vasto di imprese. "I prestiti bancari alle imprese si sono fortemente ridotti", denuncia. Nel marzo 2013, dice, lo stok di prestiti e' stato inferiore al 5% sul 2011, pari ad una perdita di 50 mld di euro. Nell'industria la perdita e' stata di 26 mld tra il 2011 ed il 2013.

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