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Partiva dalla Piana di Gioia Tauro e arrivava fino alla Svizzera, passando per Roma, Milano, Benevento, l'Estonia, l'Olanda e Vanuatu, un piccolo atollo del Pacifico nonché impenetrabile paradiso fiscale, il giro di riciclaggio scoperto dalla Guardia di finanza. In 32 sono stati sottoposti a misura cautelare nell'ambito di un'attività investigativa coordinata dalla Procura di Palmi, 12 società sono state sequestrate per un valore complessivo di circa 31 milioni di euro.
L'indagine, avviata parecchi mesi fa dalla Polizia Postale, ha richiesto da subito il coinvolgimento della Guardia di Finanza poiché gli associati, attraverso numerose società cartiera appositamente costituite, ovvero acquisite ed intestate a prestanome ed aventi sede legale in Estonia, Svizzera, Roma, Reggio Calabria e Milano, mediante un consolidato sistema di false fatturazioni, hanno consentito ad imprese ubicate in parecchie altre province italiane di evadere le imposte sui redditi ed imposta sul valore aggiunto per oltre 53 milioni di euro.
Il denaro, frutto prevalentemente di evasione fiscale, veniva trasferito su conti correnti esteri nella disponibilità degli imprenditori e dei professionisti coinvolti oppure, secondo le necessità, riportato in Italia in contanti.
Un consistente sequestro di 101mila euro in contanti, divisi in banconote da 50 euro, è uno dei riscontri più importanti nell'ambito dell'indagine. Il denaro è stato sequestrato alla stazione Termini di Roma alla segretaria di un imprenditore campano con interessi nel commercio all'ingrosso di pneumatici. I soldi, frutto della vendita in nero delle gomme, erano divisi in buste e destinati a professionisti romani.
Da qui sarebbero stati ulteriormente distribuiti dai promotori dell'associazione ad altri imprenditori disposti a emettere fatture per operazioni inesistenti emesse per false sponsorizzazioni. Il giro coinvolgeva società romane attive nell'organizzazione di eventi motoristici.
Il contante fornito dall'imprenditore campano serviva per ''restituire'' il denaro bonificato alle società romane a fronte dell'emissione delle false fatturazioni. A loro volta, tali società, a fronte di altre fatture false emesse da società Estoni, risultate nella piena disponibilità di un avvocato italiano residente in Svizzera, trasferivano tali somme di denaro su conti correnti accesi nella Repubblica Baltica.
Da qui, il denaro veniva trasferito in Olanda quale pagamento di forniture di pneumatici rivolte all’imprenditore campano il quale, quindi, poteva disporre di ingentissime quantità di pneumatici da rivendere sull’intero territorio nazionale in totale evasione d’imposta. In altre occasioni, il denaro veniva trasferito, sempre a fronte di false fatturazioni, su conti correnti accesi presso istituti di credito elvetici da quali poi veniva prelevato in contanti e ritrasferito fisicamente in Italia mediante la tradizionale tecnica degli ‘’spalloni’’.