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Sono attesi in migliaia, a Roma, gli operatori di call center che oggi incrociano le braccia per chiedere il rilancio del settore, dove lavorano circa 80.000 addetti. Ad indire lo sciopero e la manifestazione nazionale (che interessa il mondo outsourcing delle telecomunicazioni e che parte alle 9,30 da piazza della Repubblica per arrivare alle 12,30 circa a piazza Santi Apostoli) sono stati i sindacati di settore Slc-Cgil Fistel-Cisl e Uilcom-Uil.
"Migliaia di ragazzi (e non solo), che lavorano nei call center gestiti in esternalizzazione, sfileranno a Roma -spiega a Labitalia Michele Azzola, segretario nazionale Slc Cgil- per chiedere il miglioramento delle condizioni di lavoro. Nei call center lavora una generazione che quando è entrata, circa 10 anni fa, era appena laureata o giovanissima. Adesso si tratta di persone di 35-40 anni, spesso sposate e con famiglia, per le quali il lavoro nel call center da 'lavoretto' è diventato negli anni un lavoro vero e, spesso, l'unica fonte di sostentamento". Il settore è reduce da una lunga stagione di crisi e vertenze e per questo il sindacato, spiega ancora Azzola, "chiede di migliorare le condizioni di chi lavora nei call center, perchè il lavoro nei call center c'è, ma è pagato sempre di meno".
Non solo. "Chiediamo -prosegue il sindacalista della Slc Cgil- di consolidare il settore garantendo alle aziende 'serie' che lavorano in regola di poter competere sulla qualità, sull'efficienza e sull'innovazione. E di poter vincere le gare di appalto".