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Nuova tangentopoli in Veneto. Trentacinque persone sono state arrestatate, 25 in carcere e 10 agli arresti domiciliari, e un centinaio sono indagate nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Venezia sulle presunte tangenti pagate per il Mose, il sistema di dighe mobili per la salvaguardia della città lagunare dalle acque alte. I reati ipotizzati vanno dalla corruzione alla concussione fino al riciclaggio, al finanziamento illecito ai partiti, alla violazione del segreto istruttorio, millantato credito, favoreggiamento personale. Tra gli arrestati nomi di spicco della politica, imprenditori e il sindaco di Venezia, Giorgio Orsoni, indagato per finanziamento illecito ai partiti.
La Procura ha inoltre formulato una richiesta di arresto per l’ex governatore e ministro Giancarlo Galan, attualmente deputato di Forza Italia e presidente della commissione Cultura della Camera. Sarà Mariano Rabino, di Scelta civica, il relatore sulla richiesta di autorizzazione a procedere alla custodia cautelare. Galan si trova nella capitale e non ha ancora avuto modo di esaminare le carte relative alla richiesta di arresto. Non appena le avrà potute visionare, l’esponente di Forza Italia, a quanto si è appreso, sarebbe pronto a fornire la sua reazione a questo sviluppo giudiziario.
Fondi neri per campagne elettorali - Le indagini, che hanno portato ad un centinaio di perquisizioni in Veneto, Lazio, Lombardia ed Emilia Romagna, è emerso un “sistema che ha prodotto, attraverso triangolazioni con società estere con sedi in Svizzera e San Marino, 25 mln di euro di fondi neri” dei quali ora si è “accertata la destinazione” risalendo a responsabilità soggettive, ha detto il comandante della Gdf del Veneto, Bruno Buratti nel corso della conferenza stampa in Procura a Venezia.