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Una proposta per abbattere la disoccupazione, firmata Pellegrino Capaldo: prevede contratti triennali non rinnovabili e rescindibili, senza motivazione e con un semplice preavviso di 30 giorni; 'burocrazia' zero per i licenziamenti, possibili con una semplice raccomandata a/r; tetto prefissato ai salari, fino a 1000 euro per un tempo pieno e fino a 500 per 4 ore di part time e nessuna contribuzione né alcuna ritenuta fiscale a carico di lavoratori e imprese, che devono però beneficiare di un credito d'imposta del 30% da compensare fiscalmente. Le norme, tutte in assoluta deroga dalle norme vigenti, sono state elaborate dalla Fondazione Nuovo Millennio, nata per iniziativa di Pellegrino Capaldo, che punta a trasformare la proposta in un decreto legge.
Ad accedere a questa tipologia contrattuale, si legge, tutte le imprese, i professionisti, le aziende non profit e gli artigiani. A questi ultimi, si legge, ''è riconosciuto un credito d'imposta al 30% delle somme corrisposte ai lavoratori assunti in base al decreto che potrà essere compensato con le imposte sul reddito dovute dalle imprese''.
Sul salario, in particolare, la proposta prevede un range tra gli 800 e i 1000 euro mensili in caso di contratto a tempo pieno ed una 'forbice tra le 400 ed i 500 euro al mese in caso di contratto a tempo parziale. Importi, questi, tutti al netto della tredicesima o di "altra mensilità aggiuntiva". E' inoltre possibile, per le imprese, trasformare i contratti triennali in contratti a tempo indeterminato ma solo se "nelle more delle loro validità, il datore di lavoro opera licenziamenti di dipendenti già in forza''.
Nessuna contribuzione è prevista a carico dei lavoratori o delle imprese alle quali penserà invece lo Stato che vi provvedera' mediante "cessione di immobili di proprietà, scelti e valutati in contraddittorio". Né la proposta indica la copertura finanziaria dovuta all'assenza di ritenute fiscali a carico dei lavoratori assunti: "Si tratta di proventi che comunque lo Stato non avrebbe incassato", si legge, mentre resta da individuare la copertura relativa al credito d'imposta richiesto per gli artigiani che però, si legge ancora nell'appunto, "non sembra essere un grande problema".
Una proposta, quella lanciata dal Capaldo che fa discutere. Di ''una proposta che può servire a qualcosa'', ma in generale una ricetta anti-disoccupazione non può non fare i conti con la legge 300 del 1970 ''impropriamente detta Statuto dei lavoratori a cui si deve gran parte della difficolta' di assumere da parte delle imprese''. E' l'opinione di Guidalberto Guidi, imprenditore ed economista, già vicepresidente di Confindustria, interpellato dall'Adnkronos sulla proposta Capaldo. ''Oggi nessun imprenditore può permettersi di assumere né con un contratto a 3 anni né a maggior ragione con un contratto a tempo indeterminato finché c'è un mercato nel quale separarsi da un dipendente - spiega Guidi - è più difficile che separarsi da una moglie''. La crisi dal 2008 ad oggi, indica ancora l'imprenditore, ha fatto sì che ''non ci sia un portafoglio ordini, né una fidelizzazione del cliente, con un mondo che cambia di 24 ore in 24 ore: in questa situazione - dice Guidi - nessuno assumerà a tempo indeterminato finché esiste da qualche parte la parola 'reintegro' quando in ogni parte del mondo anche senza giusta causa un licenziamento viene risolto con il pagamento di un'indennità. Se escludiamo la Germania (ma in maniera diversa rispetto a noi) il reintegro non esiste più". Insomma nel momento in cui ''le aziende assumono quando c'è lavoro'', bisogna essere ''molto onesti e avere il coraggio di dire che o la legge 300 si prende e si butta nel cestino oppure si continua a dire che mantenerla e' un fatto inerente alla nostra cultura, alla nostra civilta' e modo di vivere sapendo pero' che le le aziende andranno ad occupare in Repubblica ceca, in Serbia in Cina e nel resto del mondo''. Sul fronte dell'occupazione, Guidi prevede che ''se continua così nei prossimi due, tre anni ci saranno da mezzo milione a 1 milione di posti di lavoro in meno'', oltre a quelli già stimati.
"Si può discutere di tutto, ma il punto fermo deve essere la contribuzione. Capisco la flessibilità, e ci sono formule simili che sono state già seguite in altri Paesi e in parte con le startup in Italia, ma senza contribuzione sarebbe inaccettabile, per il resto si puo' vedere". Lo sostiene l'ex ministro del lavoro, Tiziano Treu, commentando con l'Adnkronos la proposta avanzata dalla Fondazione nuovo millennio di Pellegrino Capaldo. Una proposta che, in chiave anti disoccupazione, prevede contratti triennali non rinnovabili e rescindibili, senza motivazione e con un semplice preavviso di 30 giorni; 'burocrazia' zero per i licenziamenti, possibili con una semplice raccomandata a/r; tetto prefissato ai salari, fino a 1000 euro per un tempo pieno e fino a 500 per 4 ore di part time e nessuna contribuzione, che resta a carico dello Stato, né alcuna ritenuta fiscale a carico di lavoratori e imprese, che devono però beneficiare di un credito d'imposta del 30% da compensare fiscalmente.
Una bocciatura netta arriva alla proposta Capaldo dai sindacati. Una proposta senza prospettiva, un po' avventurosa, che non costruisce le condizioni affinché il lavoro ci sia, e che farebbe un danno serio non solo ai lavoratori ma a tutto il Paese. E' questo, in sintesi, il giudizio formulato da Cgil, Cisl e Uil sulla proposta anti-disoccupazione a cui sta lavorando la Fondazione nuovo millennio, che fa capo a Pellegrino Capaldo. Il modo per far ripartire il mercato del lavoro, già c'è, dicono ad una sola voce Cgil, Cisl e Uil: si chiama apprendistato, si riparta da li'. "Altre soluzioni non farebbero l'interesse del Paese e riaprirebbero uno scontro sui licenziamenti", sintetizzano. "Se la soluzione - dice il segretario confederale della Uil, Guglielmo Loy- è non pagare le persone, non mi sembra una prospettiva seria per due motivi: per i danni alle persone che non avranno sostanzialmente un futuro pensionistico, con un reddito che prescinde dalla professionalità; e per i danni che farebbe al sistema perché si avranno nel tempo una quantità di lavoratori a basso reddito in una fase in cui il problema e' il basso consumo".
Ad ammonire sul rischio di "avventurarsi verso inedite quanto rischiose nuove tipologie contrattuali" e di "riaprire una discussione sulle modifiche all'articolo 18", anche la Cisl che pure è sempre stata "favorevole a forme di flessibilità in ingresso". "Esiste già nel nostro ordinamento una tipologia contrattuale fortemente agevolata per il lavoro dei giovani: è l'apprendistato, sul quale si deve ragionare per renderlo più appetibile", spiega il segretario confederale Cisl, Luigi Sbarra. No deciso anche da parte Cgil. "Abbiamo bisogno di costruire le condizioni affinché il lavoro ci sia e non mi pare che questa proposta lo faccia", dice il segretario confederale Elena Lattuada, che ricorda come di forme di precarietà il sistema del lavoro italiano ne preveda già oltre 20. "E nonostante questo - aggiunge- mi pare che la disoccupazione non ne abbia risentito. Il che dimostra anche come il lavoro non si crea riducendo i diritti".