18 marzo 2015
18 marzo 2015

17:35 - Riciclaggio, in manette il presidente del Parma calcio Manenti

Ventidue arresti e sessantacinque perquisizioni è il bilancio dell'operazione del Nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza di Roma, che conclude due distinti filoni di indagine, uno denominato Gfb (Gestione fuori bilancio) e l'altro Oculus, su una serie di reati che vanno dal peculato alla frode informatica al riciclaggio. Tra gli arrestati , in totale 22, di cui uno ai domiciliari, c'è anche il patron del Parma Calcio Giampietro Manenti, accusato di concorso in tentato riciclaggio.

"Lo dissi da subito: a Parma nessun spazio per i disonesti. Nessun sciacallo tocchi i parmigiani, la città e la nostra squadra", è il commento su twitter del sindaco di Parma, Federico Pizzarotti.

In particolare dalle indagini è emerso che il patron del Parma, per reperire risorse per far fronte al deficit finanziario del Parma, si era messo in contatto con un membro del gruppo criminale, composto da hacker ed esperti finanziari, per ottenere il trasferimento sul conto del Parma Calcio di 4,5 milioni di euro mascherati come sponsorizzazioni e merchandising. Il trasferimento, che risale a metà febbraio scorso, non era andato a buon fine per problemi tecnici.

"L'ipotesi accusatoria - ha detto il procuratore aggiunto di Roma Nello Rossi, che ha coordinato le indagini insieme al procuratore aggiunto della Dda di Roma Michele Prestipino - è che il Parma Calcio potendo ricevere versamenti per merchandising, attività abbastanza immateriali e impalpabili, sia stato considerato uno strumento utile per operazioni di riciclaggio. Questa è l'impostazione accusatoria che adesso deve essere soggetta al vaglio del Tribunale del Riesame".

Tra i reati contestati c'è anche l'autoriciclaggio aggravato dal metodo mafioso. "Per la prima volta è stata contestata la nuova figura dell'autoriciclaggio introdotta nel nostro ordinamento a dicembre scorso", ha detto il procuratore aggiunto della Dda di Roma Michele Prestipino.

L’organizzazione criminale, strutturata in due gruppi, gli hacker e gli esperti del settore finanziario, aveva messo a punto un metodo per sottrarre soldi alle banche che si articolava in tre distinti passaggi. In particolare il gruppo di hacker sottraeva soldi alle banche attraverso l'accesso non autorizzato ai server e le trasferiva su carte di credito clonate o posizioni bancarie estere controllate dall'organizzazione. Il denaro veniva poi inviato a conti intestati a fondazioni o enti di beneficenza, utilizzando Pos collegati a posizioni bancarie riconducibili alle fondazioni o seguendo le procedure per le donazioni anonime on line.

Infine le somme venivano restituite secondo modalità prefissate ai membri dell'organizzazione: una parte dei capitali donati venivano trattenuti dalla fondazione, una percentuale veniva destinata come remunerazione agli esperti 'finanziari' e agli altri membri dell’organizzazione intervenuti e il restante veniva restituito al gruppo di hacker che aveva effettuato il trasferimento. Tra le svariate operazioni realizzate dall’associazione criminale, due sono risultate particolarmente significative. La prima è proprio quella che si intreccia con le recenti vicende economiche e societarie del Parma Fc e del suo nuovo presidente Giampietro Manenti.

Nell'ambito del filone Gfb sono stati arrestati invece tre funzionari della Ragioneria generale dello Stato. Dalle indagini è emerso che oltre 24 milioni di euro, presenti in un fondo stanziato dal ministero dell'Economia e delle finanze per la liquidazione coatta amministrativa e di una "gestione fuori bilancio" denominata "particolari e straordinarie esigenze anche di ordine pubblico della città di Palermo", istituita nel 1988 per realizzare alcune urgenti opere di urbanizzazione in Sicilia, sono stati utilizzati per ragioni estranee alla finalità pubbliche.

Circa 13 milioni di euro del fondo sono stati dirottati oltre che su alcuni conti correnti personali anche verso società che Stefano Nannerini, arrestato nel blitz, aveva nel frattempo costituito. Queste società hanno impiegato queste risorse finanziarie per avviare attività economiche nel settore delle energie rinnovabili in provincia di Catanzaro, dove sono stati realizzati un parco fotovoltaico e un impianto di produzione di energia elettrica a biomassa. Altri 6 milioni di euro sono stati invece accreditati su conti correnti di società collegate a Maurizio Antonio Persico, funzionario della ragioneria generale dello Stato, e al fratello Gianfranco Pasquale Persico, consulente finanziario. Sono ancora in corso accertamenti sui destinatari della rimanente parte di fondi.

I tre funzionari arrestati sono Domenico Mastroianni, fino allo scorso novembre ispettore generale capo di finanza della Ragioneria generale dello Stato, oggi in pensione, e membro del comitato di sorveglianza appositamente nominato per vigilare sulla liquidazione coatta amministrativa della "Gestione fuori bilancio", che avrebbe dovuto esercitare un'attività di controllo; Giuseppe Cavalluccio, dirigente della Ragioneria generale dello Stato in servizio come direttore dell'ufficio XIV dell'ispettorato generale di finanza con competenze in materia di coordinamento delle attività di liquidazione degli enti soppressi; Maurizio Antonio Persico, funzionario in servizio presso la Ragioneria generale dello Stato, e il fratello Gianfranco Pasquale Persico, consulente finanziario.

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