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Altissima adesione allo sciopero generale di Cgil e Uil contro il Jobs Act e la legge di stabilità: una giornata di astensione in tutti i luoghi di lavoro di otto ore, con 54 manifestazioni. E' quanto emerge dai primi dati, che provengono dal settore industriale, forniti dal dipartimento di organizzazione del centro confederale Cgil. Da una prima rilevazione risulta, infatti, una media di adesione del 70,2%. Dati quindi molto alti ovunque su tutto il territorio nazionale, con punte spesso anche del 100%.
Secondo fonti sindacali in 40mila hanno partecipato alla manifestazione nella Capitale. "Abbiamo occupato Roma", hanno detto Cgil e Uil dal palco di piazza SS.Apostoli, gremita all'inverosimile.
Tensione ai cortei - A Torino si sono registrati tafferugli tra lo spezzone di manifestanti composto da studenti e centri sociali e la polizia. Le tensioni sono iniziate dopo il lancio di pomodori e uova contro la sede della Regione Piemonte in corso Regina Margherita: i manifestanti hanno poi iniziato a premere contro il cordone di polizia schierato su corso Regina e a quel punto è partita una carica dei poliziotti che ha fatto arretrare i manifestanti. Una pietra lanciata dal corteo di studenti e antagonisti in direzione delle forze dell'ordine ha colpito un'auto in transito senza fortunatamente danneggiare nessuno. Nove manifestanti sono stati bloccati dalla polizia e sono stati portati in questura. Il bilancio degli scontri è di due poliziotti e due manifestanti feriti secondo quanto riferisce la Questura. Secondo i manifestanti in totale ci sarebbero stati una decina di contusi tra di loro.
A Milano scontri tra gli studenti e le forze dell'ordine, a pochi passi dal Pirellone. Il bilancio è di 11 feriti tra le forze dell'ordine. La tensione, che non riguarda il corteo dei sindacati, ha coinvolto i manifestanti scesi in piazza contro le riforme del governo Renzi. La situazione è precipitata a pochi passi dalla stazione Centrale: alcuni ragazzi, vestiti da Babbo Natale hanno scavalcato il cancello del Pirellone in piazza Duca d’Aosta.
I poliziotti hanno lanciato cinque lacrimogeni e li hanno respinti: uno scudo in uso ai poliziotti si è rotto, fanno sapere fonti vicine alla Questura. Cinque i carabinieri rimasti feriti, sei invece gli agenti del reparto Mobile contusi durante gli scontri durati pochi minuti. A sfilare, oltre agli studenti anche i ragazzi dei centri sociali milanesi protagonisti delle lotte per la casa. Si è svolta senza incidenti, invece, la manifestazione dei sindacati per lo sciopero generale indetto da Cgil e Uil. Ad aprire il corteo, dietro lo striscione 'Così non va! Abbiamo proposte concrete per cambiare l’Italia', gli esponenti regionali del sindacato poi intervenuti dal palco di piazza Duomo.
A Bologna collettivi e studenti hanno lanciato vernice contro alcune sedi bancarie e agenzie interinali. A Palermo lo spezzone del Coordinamento Studenti Medi ha lanciato uova e fumogeni contro la sede del Partito Democratico di via Bentivegna.
A Bari l'ex presidente del Consiglio Massimo D'Alema è stato pesantemente contestato da diverse decine di lavoratori in piazza Libertà. "Buffoni, siete voi i responsabili di questa situazione", queste alcune delle espressioni che gli sono state rivolte. D'Alema, subito dopo la contestazione, ha commentato: "Molte persone non vedono una prospettiva e quindi è chiaro che questo scatena una rabbia verso la politica in generale, i partiti e verso tutti".
I sindacati - La Cgil ha condannato con "estrema fermezza" gli episodi di violenza che si sono registrati a Torino e Milano, specificando che quanto avvenuto "non è in alcun modo associabile alle pacifiche manifestazioni che si sono svolte in tutta Italia in occasione dello sciopero generale di Cgil e Uil". Lo rende noto il sindacato di Corso Italia in un comunicato. La Cgil invita, quindi, "a distinguere bene quanto accaduto, per evitare che alla protesta dei tanti che sono scesi in piazza possa essere associata la violenza di pochi, che nulla hanno a che vedere con le lavoratrici e i lavoratori di Cgil e Uil che hanno pacificamente manifestato per esprimere la loro legittima protesta nei confronti delle scelte sbagliate di questo governo", conclude la Cgil.
La leader della Cgil Susanna Camusso al corteo di Torino ha dichiarato: "L'emergenza che ha questo Paese si chiama lavoro, bisogna fare politiche perché il lavoro ci sia ma non può essere un lavoro qualunque, senza diritti e senza professionalità". "E' una scelta del governo se continuare a provare a innescare il conflitto oppure se scegliere di discutere. Deve essere chiaro che noi non ci fermiamo", ha continuato la leader Cgil. "Il presidente del Consiglio ha detto che ci rispetta, e ci mancherebbe altro che non rispettasse milioni di lavoratori, ha anche detto che tirerà dritto. Bene tireremo dritto anche noi, che non abbiamo bisogno di sentirci minacciati", ha avvertito. Camusso ha sfilato in cappotto rosso al corteo e, a chi le faceva notare il colore, ha risposto: "Il copyright di questo colore è nostro". ''Ci dispiace che non ci sia la Cisl, speriamo - ha poi aggiunto - che cambi idea". Sulla revoca della precettazione dei ferrovieri la leader Cgil ha sottolineato: "Il governo ha fatto una scelta che era con tutta evidenza sbagliata e lesiva del diritto di sciopero e giustamente è tornato all'applicazione delle regole".
Il leader Uil Carmelo Barbagallo in piazza a Roma ha dichiarato: "Oggi fermiamo l'Italia per farla ripartire nella direzione giusta". "Vogliamo fermare la caduta", ha detto Barbagallo che ha indicato a Renzi gli interventi per sbloccare il Paese. "Ci sono ancora margini per rimediare; il decreti attuativi del Jobs Act devono essere ancora emanati e la legge di stabilità ancora approvata - ha spiegato - Se si metterà mano ai 150 miliardi di evasione fiscale, ai 27 miliardi di costi della politica e alla riforma fiscale si potrà rilanciare l'economia". "Hanno creato i lavoratori di serie C; altro che eliminare la differenza tra lavoratori di serie A e serie B" ha attaccato ancora Barbagallo.
Il segretario generale della Fiom Cgil Maurizio Landini in piazza a Genova ha dichiarato: "Questo sciopero generale, indetto non solo dalla Cgil, con tanti giovani e studenti, dimostra una cosa precisa, questo governo non ha il consenso del paese sulle politiche del lavoro. Bisogna creare posti di lavoro non togliere diritti, servono diritti".
Trasporti - Secondo i primi dati parziali sono molto alte le adesioni nei trasporti su tutto il territorio nazionale allo sciopero generale di Cgil e Uil. La protesta che, prosegue fino alle 18 nel trasporto aereo, sta registrando notevoli cancellazioni in tutti gli aeroporti, riferiscono in una nota Cgil e Uil. Secondo le due confederazioni "nel trasporto ferroviario non sta circolando il 48% dei convogli non garantiti, in programma dalle 9. Lo sciopero, prosegue la nota unitaria, sta registrando una notevole adesione anche nel trasporto pubblico locale, a Roma ferme le tre linee della metropolitana e circa il 55% dei bus in città ed il 50% dei collegamenti extraurbani; a Torino stop a circa l’80% dei bus e è chiusa la metropolitana. A Genova praticamente ferma la circolazione dei bus; a Venezia stop a circa il 50% dei vaporetti; a Bologna fermo il 98% dei bus; a Bari fermi 70% bus; a Napoli ferma la metropolitana, la circumvesuviana ed i collegamenti extraurbani con l’hinterland ed il 50% dei bus, fermi dalle 9 circa il 40% dei bus a Cagliari.
L'intervento di Napolitano - ''Lo sciopero generale programmato per oggi è segno di una notevole tensione tra sindacati e governo''. Lo ha detto il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano lasciando Torino. "Mi auguro che si discutano sia le decisioni già prese, come quella della legge di riforma del mercato del lavoro, sia quelle da prendere soprattutto per il rilancio dell'economia e dell'occupazione in un contesto europeo che trovi la via di una discussione pacata", ha detto il presidente della Repubblica. "Naturalmente poi - ha aggiunto - il governo ha le sue prerogative e le ha anche il Parlamento. E ha il suo ruolo da svolgere anche il sindacato". "E' bene - ha continuato - che ci sia rispetto reciproco delle prerogative di ciascuno e che non si vada a un'esasperazione di cui oggi abbiamo il segno. Non fa bene al Paese".