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Confcommercio frena sul contratto a tutele crescenti e rivendica la necessità del settore del commercio di poter continuare ad avvalersi di tutta la flessibilità contrattuale necessaria a far fronte all'elasticità del mercato. Così, mentre il Jobs Act è in procinto di tagliare il traguardo parlamentare, Confcommercio guarda già ai decreti attuativi che arriveranno entro gennaio e in un documento 'politico', presentato oggi, chiarisce i suoi timori e le sue perplessità. Perchè se l'obiettivo è quello di creare un "contesto dinamico e competitivo" l'idea di fare del contratto a tutele crescenti la tipologia principe dell'ingresso sul mercato del lavoro, non assicura, dice, il risultato. Anzi. Ulteriori interventi 'riduttivi' sulle tipologie contrattuali sarebbero oltremodo "controproducenti", si legge ancora nel rapporto secondo cui solo ""maggiori opzioni per le assunzioni" potranno garantire "l'aumento delle opportunità di impiego".
Non sarà, infatti, una norma di legge a costringere le imprese del commercio ad assumere a tempo indeterminato con nuove formule. "Nessuno assumerà se le imprese dovranno fare fronte ad esigenze di mercato temporanee", dice il direttore generale Francesco Rivolta per spiegare come il settore viva in simbiosi con mutamenti rapidi del mercato e a cui il settore può rispondere solo con quella flessibilità "che ha consentito nell'ultimo decennio di restituire concorrenzialità e occupazionalità a comparti strategici del nostro paese".
Sarebbe perciò "deleterio se i decreti legislativi comportassero ulteriori limiti ai contratti flessibili con nuovi costi a carico delle imprese", sintetizza per tutti il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli che però della riforma salva qualcosa:"mettiamola così: è un tema che inizia con buone premesse ma per valutarlo compiutamente bisogna leggere tutto lo svolgimento" spiega. Perplessità però le aziende del commercio le avanzano anche sul travagliatissimo e riscrittissimo articolo 18.
"L'indennizzo economico per il licenziamento illegittimo rischia di risultare ancora una volta sproporzionato rispetto al panorama internazionale", si lamentano chiedendo al governo "massima attenzione". Non solo. I correttivi complessivamente previsti dalla riforma allo statuto dei Lavoratori, dovrebbero anche "garantire una maggiore certezza del diritto e delle regole a tutti gli operatori oltre ad una riduzione dei tempi delle controversie giudiziarie e una semplificazione delle procedure".
Perplessità anche sugli incentivi alle assunzioni varati dalla legge di stabilità: "misure significative che nel breve periodo possono comportare risultati positivi ma che non risolvono da soli una questione che necessita di un approccio strutturale con cui ridurre nel tempo la forbice tra costo del lavoro e retribuzioni che ha ormai assunto una dimensione insostenibile", dice ancora Confcommercio.