20 febbraio 2013
20 febbraio 2013

18:55 - Dalla politica il futuro dei mercati internazionali

Come potebbero cambiare le relazioni con gli altri Paesi

C’è attesa, da parte dei mercati finanziari, per l’esito delle elezioni politiche italiane che si terranno il 24 e 25 febbraio prossimo. Un appuntamento che determinerà i futuri equilibri economici e finanziari del nostro Paese e gli assetti in ambito europeo. Gli analisti finanziari tentano di capire come i mercati finanziari potrebbero reagire e cosa potrebbe cambiare nelle relazioni con gli altri Paesi.
Di sicuro, secondo Vincenzo Longo, Market Strategist di IG, i mercati apprezzeranno quegli scenari che tenteranno di garantire una maggiore stabilità a livello di governo. “Attualmente - spiega - il quadro tendenzialmente preferito dagli investitori è la vittoria di Bersani con Monti come alleato principale, che porrebbe al riparo dall’ipotesi di un ritorno immediato alle urne. Cosa che il mercato potrebbe dimostrare di non apprezzare affatto, con discese importanti in Borsa. Soprattutto è un esito incerto al Senato che potrebbe impattare negativamente sulle altre Borse internazionali, specie sull’area periferica dell’Euro, con serie possibilità di contagio sulla Spagna. Di sicuro - conclude Longo - i governi europei puntano ad una coalizione allargata in grado di governare e che soprattutto porti avanti le riforme avviate già dalla precedente legislatura tecnica”.
Le politiche a livello internazionale animano sempre più i programmi elettorali dei vari partiti. E in molti si domandano se e quanto, davvero, lo spread influisca sull’andamento del Pil. “Lo spread – spiega Alessandro Capuano, Head of Italian Desk di IG Markets - ha sicuramente un impatto sul Pil. Vivere in un Paese dove è possibile acquisire capitali all’uno o due percento, come avviene in Germania o in Francia, è ben diverso rispetto ad un Paese dove i tassi sono sensibilmente più alti. Per le aziende la capacità di reinvestire questi capitali diventa più difficile e se lo spread sale e si ha bisogno di nuovi capitali o finanziamenti, li si otterrà a prezzi più alti, con un inevitabile impatto negativo sulle proprie finanze”.
Tuttavia una ipotetica uscita dall’euro, auspicata da alcune parti politiche, è uno scenario che Capuano giudica altamente improbabile e comunque di nessuna utilità al sistema: “si tratta - dice - di scenari soltanto elettorali che vengono utilizzati per fare pressione su Paesi come la Germania e la Francia nei prossimi mesi affinché ci sia una politica economica più accomodante verso l’Europa del Sud”.
Al di là dei colori politici, c’è una classe imprenditoriale che in questa tornata elettorale vede un’occasione per chiudere una difficile fase di crisi e ricominciare a guardare al futuro. A partire dal supporto alle famiglie, non più in grado di sostenere i consumi. Secondo l’imprenditore Vincenzo Divella è più che mai necessario diminuire il prelievo fiscale sulle buste paga dei lavoratori, in modo che con i soldi in più creino occasioni di consumo. “Lo stesso – dice – bisognerebbe fare con le imprese obbligandole però a reinvestire quei fondi all’interno dell’azienda stessa per poter creare nuovi posti di lavoro. Questa sarebbe la via più facile, ma, purtroppo, finora nessun governo ha mai avuto il coraggio di mettere in atto politiche in tal senso”.

 © Informati S.r.l. – Riproduzione Riservata
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