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Ridurre il numero dei neet, i giovani tra i 19 e i 25 anni che non studiano, non lavorano e non seguono corsi di formazione, darebbe uno slancio all'economia globale quantificabile in 1.000 miliardi di dollari e avrebbe un impatto sul pil italiano pari a 8-9 punti percentuali, che equivalgono a circa 156 miliardi di dollari. Lo evidenzia una lunga ricerca di pwc, 'Empowering a new generation' ('Stimolare una nuova generazione'), che ha analizzato i livelli di istruzione occupazione e formazione dei giovani tra i 15 e i 25 anni nei 35 paesi Ocse.
I Paesi che 'sfruttano' meglio il potenziale dei ragazzi sono, secondo il Young workers index di Pwc, Svizzera, Germania e Austria, seguite da Islanda, Norvegia e Danimarca. L'Italia è al 35esimo posto, cioè ultima, nella classifica dei Paesi Ocse che danno più opportunità ai giovani, battuta dalla Grecia (34esima) e dalla Spagna (33esima). Questi Paesi, secondo il report, sono quelli che hanno subito le conseguenze peggiori della crisi economica degli ultimi otto anni. Chi ha fatto i progressi migliori, tra il 2006 e il 2015, sono stati Israele, Lussemburgo e Germania, che hanno scalato la classifica.
Svizzera, Germania e Austria "hanno saputo mantenere bassi livelli di disoccupazione giovanile dopo la recessione globale, un risultato dei sistemi educativi - sottolinea Pwc - che promuovono formazione professionale e apprendistato, e hanno consentito di minimizzare la componente di giovani rimasta esclusa dal mercato del lavoro". L'Italia, invece, "ha fatto esperienza di un profondo declino nel decennio, perdendo punti in classifica".