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Recupero di identita' e valori, razionalizzazione del sistema e valorizzazione dei soci, centro strategico vicino ad associazioni e imprese, e internazionalizzazione. Sono questi i pilastri della riforma di Confindustria che la commissione guidata da Carlo Pesenti sta disegnando con il documento di Attuazione e che l'Adnkronos e' in grado di anticipare. Un documento quasi completato, ancora al vaglio su alcuni punti come la governance, ma ormai definito nelle linee portanti. Dopo 11 riunioni della Commissione, 180 associazioni coinvolte in diversi incontri, consultazioni con i past president e i giovani imprenditori, vengono recepite le richieste dei soci che vogliono in sostanza per la futura Confindustria ''identita' solida, rappresentanza efficace e servizi efficienti''. Il ruolo di Confindustria si articolera' su cinque direttrici: ''dimensione internazionale, innovazione e nuove tecnologie, sostenibilita', capitale umano e formazione, relazioni con istituzioni'. Il sistema associativo sara' ridefnito con un ''rigoroso disciplinare di accesso, permanenza e comportamenti'' e dotato di una struttura ''flessibile, diffusa, ma leggera quanto alle funzioni che implicano vicinanza alle imprese'' e ''concentrata e compatta'' laddove occorre aggregare risorse e competenze. Ma non solo: dovra' essere capace di funzionare in modo rapido ed efficace ''grazie a una governance snella e procedure decisionali bi-direzionali''.
Cambieranno dunque struttura, modello organizzativo e governance. Ci saranno ''poche regole'' che dovranno essere ''rigorosamente rispettate'' e sara' meglio definito il ''perimetro associativo, sia a livello di Confindustria stessa che di associazioni''. Vi saranno dunque procedure ''piu' rigorose per ulteriori adesioni di settori e categorie a livello centrale'' e la ridefinizione delle diverse tipologie di soci nelle associazioni del sistema in modo da ''garantire coerenza con il perimetro associativo di Confindustria''. In particolare i soci delle associazioni di territorio saranno cosi' suddivisi: ''soci effettivi'', ovvero imprese di settori con corrispondente associazione nazionale aderente a Confindustria e dotati di ''pieni diritti e doveri''. ''Soci ordinari di territorio'' e cioe' imprese che non hanno corrispondente associazione nazionale aderente a Confindustria. Per loro ''diritti e doveri limitati''. Vi saranno poi i ''soci aggregati'': enti e imprese che non hanno requisiti per essere soci effettivi e che intendono usufruire dei soli servizi''. Per garantire che le nuove regole saranno rispettate saranno istituti degli ''organismi di vigilanza'', sia a livello centrale sia nelle associazioni.
Il nuovo modello nel complesso avra' circa 60-100 soci effettivi definiti attraverso degli indicatori/soglie rappresentative della loro capacita' (dimensioni, struttura, risorse) di ''soddisfare in modo efficace le esigenze delle imprese'' e avra' ''soci partecipanti'', ovvero associazioni di territorio e di categoria che dovessero scegliere di non perseguire nessun processo aggregativo.Quanto alla funzione di gestione delle relazioni con le istituzioni regionali, questa sara' conferita ''ad apposite rappresentanze regionali''. Nel documento messo a punto dalla Commissione, poi, si punta al rafforzamento della componente ''confederale'' di Confindustria, percepita in molti casi come una ''sovrastruttura burocratizzata e lontana dagli interessi delle imprese'' potenziando la ''struttura di Roma come centro di elaborazione strategica della rappresentanza'' e sara' valorizzata e integrata l'attivita' a Bruxelles, ''potenziandone struttura e servizi''. Sempre sul fronte internazionale sara' creato un ''network di rappresentanza diffusa'', favorita la costituzione di una ''rete associativa internazionale e vi sara' un ''forte coordinamento di Confindustria sulle iniziative favorendo il coinvolgimento di piu' territori''. Sulla governance , le proposte, ancora al vaglio della commissione, prevedono una ''maggior vicinanza soci-organi'', un accorciamento della filiera di governo ''riducendo i livelli degli organi direttivi per migliorare i flussi decisionali'', uno ''snellimento della composizione degli organi, in modo da renderli meno pletorici e una ''maggior chiarezza nelle competenze e nelle procedure decisionali, sia nel governo interno dell'associazione, sia nella sua azione esterna''.